Una Maserati a trazione integrale? Sì, vi ricordate bene, non s'è mai vista. Poi, però, nella vita di certezze incrollabili non ce ne sono, i mercati chiamano, ed eccola qui: è la Quattroporte S Q4. Rispetto alla versione che gia conoscevamo, non è questione solo di trazione.
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V6 biturbo. Sotto al cofano, al posto del già noto V8 biturbo da 530 cavalli, c'è un sei cilindri a V di tre litri per 410 cavalli. È un po' il fratello minore, anch'esso dotato di due turbocompressori che lo rendono corposo e disponibile sempre: la spinta è forte fin da subito, grazie alla valanga di Newtonmetri ben presenti già ai bassi regimi, e non c'è bisogno di insistere granché per godersi un allungo poderoso, ma fin troppo progressivo per chi ha in mente i V8 aspirati degli anni passati. I quali, c'è poco da fare, rappresentavano un universo a parte: non che quello di oggi sia un motore qualunque, ma di sicuro risulta un pochino meno unico rispetto alla miglior concorrenza.
Prevale il posteriore. Un problema, quello della perdita di carattere, che spesso attanaglia le trazioni integrali. Non è però il caso di questa Maserati, che rimane efficace e di grande soddisfazione anche nella versione Q4. Rispetto alle versioni con la sola trazione posteriore, diventa un po' meno sanguigna e impulsiva, ma dal punto di vista delle pure qualità di guida non si può davvero rimproverarle nulla, anzi. Sulla Quattroporte, la trazione rimane prevalentemente al retrotreno: a seconda delle situazioni, davanti arriva al massimo il 35% della coppia, quanto basta per aggiungere sicurezza senza svilire la guida. Te ne accorgi su strada, ma in pista diventa una certezza: a Balocco, abbiamo girato sul circuito Langhe, che (volutamente) somiglia più che altro a una strada chiusa al traffico.
Maneggevolezza. Lo chiamano il Nürburgring italiano e, se il Ring lo conosci, capisci al volo perché: l'asfalto è imperfetto, ci sono vari cambi di pendenza (che ricordano appunto quella zona del Piemonte dalla quale prende il nome), ma la Quattroporte non si lascia intimorire. Un curvone via l'altro, maneggevolezza ed efficacia ti convincono sempre di più, ma il meglio arriva nei saliscendi: se arrivi a cannone, le ruote perdono il contatto con l'asfalto, ma l'assetto non fa una piega, con lo Skyhook che gestisce in maniera quasi magica lo smorzamento di ciascuna ruote. E tutto questo, naturalmente, alla faccia delle sue dimensioni da limousine: la Quattroporte rimane una splendida granturismo all'italiana imprigionata nel corpo (vettura) di una berlinona di rappresentanza.
Alessio Viola
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