Dall'alto le cose assumono tutta un'altra prospettiva. Non solo le nostre piccole beghe risultano per ciò che sono, per l'appunto piccole, ma tutto pare più definito e leggibile nelle sue proporzioni. Capita guardando il paesaggio da una vetta. O la città dall'ultimo piano di un grattacielo. Ancor più dal finestrino di un aereo. Immaginate dallo Spazio. Io, per farmene un'idea più precisa, sono andato a trovare un uomo che questo punto di vista non ha bisogno d'immaginarselo, perché lo ha vissuto. Maurizio Cheli, pilota da caccia e astronauta, ha trascorso sedici giorni in orbita attorno alla Terra nella missione del 1996 sullo Space shuttle Columbia.
Che idea s'è fatto dello stato di salute del pianeta? È possibile una diagnosi a occhio nudo?
Si capisce benissimo come l'uomo stia cambiando la morfologia della Terra: con lo shuttle, così come con la Stazione spaziale internazionale, viaggi a circa 400 km di quota. La Luna è a 400 mila e da lassù la Terra appare come una pallina. In orbita bassa, invece, vedi il pianeta con la sua curvatura, ma, come scala, lo osservi a dimensione di continenti. Ciò significa che, quando sorvoli, per esempio, il Lago Ciad, un tempo enorme, e lo vedi ridotto a una pozzanghera, hai del problema della siccità una percezione immediata, per immagini. Così, passando sopra la Cina, lo smog l'osservi a occhio nudo, come sulla Pianura Padana. E sorvolando l'Amazzonia, anche la deforestazione diventa un'immagine: gli alberi vengono tagliati secondo uno schema fatto di una strada centrale con ramificazioni laterali, che dallo spazio si vede benissimo. E ti rendi conto di quanto esclusivo sia il nostro pianeta: lo guardi stagliato contro il nero dell'universo, avvolto dallo strato azzurro dell'atmosfera. Che è sottilissimo e se pensi che è ciò che mantiene la vita sulla Terra, beh, fa effetto.
Imprenditore. Maurizio Cheli, durante l'intervista, nella sede della sua azienda, la CMF, che progetta e produce velivoli leggeri ad alte prestazioni. Questa attività imprenditoriale rappresenta la nuova avventura della ricca vita professionale dell'astronauta. Intanto c'è stato pure il tempo per la terza laurea, stavolta in scienze politiche,
e per un Mba.
Lassù le risorse sono limitate. Che lezione se ne trae per le nostre vite?
Che si può vivere in modo molto più frugale senza drammi. Lassù il risparmio dell'energia e delle risorse è fondamentale. Prendiamo l'acqua, per esempio. Sullo shuttle non era un problema, perché l'energia veniva generata con fuel cell, in cui il prodotto secondario del processo chimico di combinazione di idrogeno e ossigeno per ottenere elettricità è acqua distillata. Invece sulla stazione spaziale, alimentata a pannelli solari, l'acqua bisogna portarsela. E lanciare un chilo in orbita fino a poco tempo fa costava tra gli otto e i 10 mila dollari. Perciò è razionata e a bordo si ricicla tutto, persino i residui e il sudore, ovviamente filtrati e depurati. Poi c'è un'altra questione, non secondaria (nello spazio e sulla Terra): il packaging e la produzione di rifiuti, tutta roba che devi portarti su e riportare giù. Ovviamente, il miglior packaging è quello che non c'è. Pensiamo a quanti prodotti troviamo al supermercato confezionati in maniera ridondante. Su questo aspetto possiamo agire, sia come società sia come singoli, comprando quelli con confezioni più agili e così indirizzando l'industria.
A livello tecnico ci sono sistemi che potrebbero essere utilmente impiegati sulla Terra?
Certamente, pensiamo a come potremmo riciclare risorse idriche in luoghi dove sono scarse. Poi c'è il discorso dell'energy management, con tutta l'esperienza sul fotovoltaico, ma anche lo sviluppo dei materiali d'isolamento. I rivestimenti della stazione spaziale sono progettati per performare in condizioni di vuoto quasi assoluto e con escursioni termiche estreme: nella parte esposta al Sole si arriva a + 100 gradi Celsius e in quella all'ombra si scende invece a - 100.
Missione STS-75. Il lancio del volo STS-75 dello shuttle Columbia, il 22 febbraio 1996, dal Kennedy space center, in Florida, alle 15.18 locali (le 21.18 italiane). Cheli ha il ruolo ‒ primo italiano nella storia ‒ di "mission specialist": è in sostanza l'ingegnere di volo, che siede tra il comandante e il pilota. Con lui anche Umberto Guidoni, con la funzione di "payload specialist".
L'auto pesa nell'inquinamento delle città, mentre ha un impatto limitato sulla CO2 globale. Per ridurla, dove bisognerebbe concentrare gli sforzi?
Preservare il pianeta è una questione etica ineludibile. Sono convinto che in questo contesto la transizione all'elettrico e ad altre forme di propulsione pulite sia inevitabile. Sul "come" si può discutere, poiché non è detto ci sia una modalità unica e penso che in ogni settore ci possa essere un contributo basato su tecnologie diverse. In generale, trovo incomprensibile che, dove c'è concentrazione di emissioni, cioè nei centri urbani, non ci sia l'obbligo di legge per le aziende, pubbliche o private, che vi lavorano di convertire le loro flotte all'elettrico. Penso ai servizi comunali, alle società del gas e dell'acqua, a quelle che si occupano di telefonia e via dicendo. Poi sul commuting c'è ancora da fare, occorrerebbe maggiore attenzione al car pooling e all'intermodalità. Senza contare la vetustà di certi impianti di riscaldamento o l'assurdità, molto americana, di raffreddare tantissimo gli interni degli edifici in estate e riscaldarli in modo altrettanto smodato d'inverno. È uno spreco, e non è neppure confortevole...
Comunque, la transizione elettrica ha almeno un risvolto positivo: nelle città respireremo meglio...
Non c'è dubbio. E poi, come dicono gli americani, qualcuno "needs to lead the way", ci vuole un apripista. E lo può fare soltanto il mondo avanzato. Sono convinto che, alla lunga, ci tireremo dietro il resto del globo, dato che chi vorrà entrare con i propri prodotti in Europa o negli Stati Uniti sarà costretto a realizzare veicoli di un certo tipo, i quali, prima o poi, finiranno per trovare sbocco pure sui mercati locali.
Poi ha anche acceso i riflettori sulle rinnovabili...
Vero. Io stesso a casa ho un impianto a pannelli solari, che mi rende semi-autonomo. Da marzo a ottobre sono a consumo zero dalla rete, anzi cedo. E, se potessi utilizzare d'inverno quel che produco in eccesso durante l'estate, sarei indipendente. Il problema, in tema d'energia, è proprio l'immagazzinamento. Passi avanti su ciò consentirebbero di produrla dove le fonti – sole, vento – sono più abbondanti. Da poco ho sentito di un progetto, tra l'altro italiano, che utilizza l'energia in eccesso, tipicamente quella notturna, per comprimere gas i quali poi, espandendosi, la restituirebbero.
E i cilindri...? Cheli, che ha una casa con il fotovoltaico, ma non guida un'elettrica, guarda incuriosito nel cofano dell'Audi e-tron GT con cui gli abbiamo fatto visita, nel quale trovano posto solo una copertura di plastica e un "frunk", un vano anteriore per i cavi.
Oggi si riparla di esplorazione: prima sulla Luna, poi verso Marte. Che cosa ci si aspetta da tutto ciò?
L'esplorazione è nella natura umana. Vero che la conquista dello spazio va per fasi. Sulla Luna siamo andati perché c'era una motivazione politica. Nei decenni seguenti, ci siamo concentrati sulla cosiddetta orbita bassa. Oggi si torna a guardare alla Luna, ma come obiettivo intermedio, per poi fare il salto su Marte, che però è molto lontano e necessita dello sviluppo di tecnologie autoriparanti per i sistemi, dell'uso intensivo dell'intelligenza artificiale e di un addestramento specifico per gli astronauti che preveda maggiori capacità decisionali a bordo. Il motivo è semplice: se nell'orbita bassa le comunicazioni con la Terra sono pressoché istantanee e sulla Luna il ritardo è di circa un secondo, su Marte passeranno 20 minuti tra domanda e risposta, impossibile cogestire un'emergenza. Il calendario prevede nel 2024 la circumnavigazione della Luna e, in teoria, nel 2025 il ritorno sul suo suolo. Per Marte i tempi non sono così definiti.
Ma quanto durerebbe la missione?
Due anni. Il viaggio d'andata è di sei mesi. Per un rientro di analoga durata, si deve aspettare che la distanza tra Terra e Marte torni a essere la più breve. Bisognerà coltivare vegetali a bordo e capire gli effetti prolungati dei raggi cosmici sul fisico umano.
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