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Radical RXC
Granturismo estremo

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Questa è un’auto che merita attenzione. Non solo perché ha i crismi di una Supercar (bassa, larga ed esclusiva), ma anche perché munita di un super alettone, di quelli ottimi per i picnic da TrackDay. La Radical RXC è soprattutto una grande scommessa, vinta, di un garagista: Phil Abbott. Quando andai a trovarlo, nel 2011, mi sorpresero le dimensioni che l’azienda Radical ormai aveva raggiunto (alla faccia dei "garagisti" inglesi). E, mentre ironizzava su come Enzo Ferrari definiva i piccoli costruttori inglesi (“Ci chiamava garagisti”, ndr), a un tratto, durante l’intervista, tirò fuori un rendering. Con gli occhi che brillavano, e ricordandoci che non avremmo dovuto parlare con nessuno, ci mostrò proprio la sua prima coupé, che avrebbe visto la luce da lì a breve. Come poi abbiamo scoperto, sarebbe arrivata poco meno di un paio d’anni dopo: in buona sostanza, una RX8 con roll bar, tetto, tergicristallo, climatizzatore, sbrinatore e, soprattutto, piccole ali di gabbiano per infilarsi dentro e cominciare a sognare. Rideva soddisfatto Abbott, come noi adesso. Quello che abbiamo di fronte oggi è il primo esemplare realizzato e siamo fra i pochissimi al mondo a provarla.

Cicatrici in vista. Prima di noi, solo un gruppetto di clienti, all’Ascari, l’aveva fatto. Ha i segni tipici delle Radical: qualche scheggiatura vicino al fondo piatto, specie accanto ai passaruota. Sono le cicatrici delle sue lotte in pista, del suo essere veloce; sassi sparati ai lati, dalle gomme, in curva. O cordoli, peggio. Fatte da qualcuno che ha urlato di gioia o che ha pregato il Santo preferito per farla restare in pista, in ogni caso. Per accederci, serve premere un pulsante in una nicchia ricavata dalla carrozzeria, accanto alla base delle porte: trascina i ganci che serrano l’ala. Una soluzione che rimanda a quel mondo di praticità che permea ogni Radical. Dentro è più "ricca" del solito. C’è un grande cruscotto (AIM) che, in modo digitale, riporta ogni informazione utile, compresa quella dei litri di carburante residuo: non fidatevi troppo di questo dato perché, come poi abbiamo appurato, sulle strade tortuose indica "pieno" o "riserva" alla velocità del ritmo delle curve.

Lo chiamano V6 da viaggio… Andiamo avanti: cinture a quattro punti e tutto quello che sapete sulle Radical non manca. La procedura di messa in moto è particolarmente complessa, come su molte inglesi di questo tipo. Non dovete avere fretta e la testa impegnata da troppi pensieri: prima o poi azzeccherete anche voi la combinazione giusta fra "giri di quadro", pulsante dell’antifurto e tasti sulla plancia e, come sta succedendo magicamente ora, anche per voi, il motore della Radical prenderà voce. Ecco: diciamo che se a questo punto vi aspettereste un urlo da brivido lungo la schiena, potreste rimanere delusi. Nulla di animalesco sta uscendo in questo momento, mentre ticchetto sull’acceleratore per provocare un po’ il V6. Niente... questo è un V6 Ford di 3.7 litri, che sviluppa 380 CV. "Un motore da viaggio", fa notare Alessandro Breviglieri (importatore per l’Italia, ndr) che ci sta accompagnando alla scoperta dell’RXC. "Per correre c’è anche la V8 biturbo, ma quella è un’auto da Motorsport". Questa, in effetti, è una Gran Turismo, secondo Abbott e secondo il verbo Radical. Una trovata furba e godibile per chi, nei weekend, vuole andare a farsi lunghe scampagnate, salire su per i passi di montagna e andare ovunque ci siano strade degne di questo nome, senza soffrire l’elettronica di cui sono ripiene tutte le auto di oggi. E, se magari ci scappa durante il tour, anche entrare in pista sapendo di poter contare su un’auto specializzata in quello che si sta andando a fare: un TrackDay.

Ispirata a Le Mans. Resta comunque tutto all’insegna delle corse, certo, a partire dalla linea della RXC che richiama quel look ispirato alle auto di Le Mans. È straordinario come un’auto nata con questo DNA sia stata declinata a favore dei weekend di guida a 360 gradi: esattamente il modo estremo d’intendere le auto che solo gl’inglesi dimostrano di avere. Mentre lo penso, comincio a girare sulla pista di Vairano. Dico subito che il V6 non faceva rumore da ferma, mentre sbraita metallico e pieno ora. La Radical RXC sta dimostrando fra i cordoli la sua doppia anima, quella che ti permette di passare in un paesino senza farti tirare nulla dietro dalla vecchietta di turno, e quella che fra i cordoli ti fa urlare (assieme allo scarico) per la gioia. Non è veloce nel senso motoristico del termine, quanto in quello dinamico. Nonostante il tetto, il clima e quel poco d’imbellettamento che una Radical può permettersi, la sua anima pistaiola è restata intatta, tanto da farmi desiderare un po’ di motore in più. Questo è un telaio da corsa, potrebbe gestire oltre 200 cv extra, ecco la verità. E guidarla è una vera ‘esperienza’. Prendete la miglior auto da TrackDay che avete in mente e rimuovetela dalla cima dei vostri desideri: se ‘guidare’ è ciò che amate, dovreste avere a che fare solo con un’auto come questa. Immaginate che l’RXC ha un Set-up reso poco aggressivo per permettere ai giornalisti e ai clienti di poterla usare su strada e in pista senza rischiare... se stessa!

Sensazioni "professionali". Ecco: nonostante questo suo essere docile, entra in curva con una velocità tale da mettere KO la totalità delle auto presenti in listino. Arrivati alla corda, dopo averci preso la mano, potrete accelerare molto prima di quanti vi aspetterete. E imparare a coordinare staccata, sterzata e accelerazione verso il rettilineo è il gioco di abilità di guida più divertente in cui incapperete. Il mix fra potenza, tenuta laterale e feed di guida che propone la RXC sembra quello ideale per imparare a familiarizzare con la velocità "vera" e con delle sensazioni di guida professionali. Per poi, magari, passare un giorno al livello successivo. Nonostante la presenza di un servosterzo regolabile in cinque step, pannelli fonoassorbenti goffamente piazzati qua e là e il condizionatore, la RCX resta la sport car più estrema su cui potrete salire. Roba da far sembrare una Lotus Exige Cup la "Rolls" della categoria. Roba da far sembrare giusto, su una bella strada o fra i cordoli, sacrificarsi per salire e scendere da un’auto tanto scomoda (indossare le cinture a quattro punti è un inferno) perché l’unica ‘coupé’ capace di restituire quel sapore un po’ in bianco e nero di corsa, sfida e purezza di ogni gesto.

Marco Pascali - TopGear ITA 
(servizio ripreso da TG78)

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