Rubens Barrichello è uno dei piloti più esperti nella storia della Formula 1: dal 1993 al 2011, corre 322 Gran Premi insieme a Jordan, Stewart, Ferrari, Honda, Brawn GP e Williams.
Inizia la sua carriera nel mondo delle corse nel 1981, all'età di nove anni, quando si avvicina al karting. Due anni dopo, conquista il titolo di Campione Brasiliano Junior e, tra il 1986 e il 1988, vince per tre anni consecutivi il campionato di kart di San Paolo e il titolo nazionale brasiliano. Deciso a intraprendere una carriera nel motorsport, si trasferisce in Europa nel 1990 e vince il campionato GM Formula Opel Lotus Euroseries con il team Draco. Grazie al sostegno dello sponsor Arisco, nel 1991 passa alla Formula 3 con il prestigioso team West Surrey Racing e vince un'accesa competizione contro David Coulthard. L'anno successivo, Barrichello si cimenta nella Formula 3000, dove ottiene ottimi risultati nonostante un grave incidente a Enna e una difficile stagione con il team “Barone Rampante”.
Nel novembre 1992, Rubens Barrichello viene ingaggiato da Eddie Jordan, che rimane impressionato dai suoi risultati nelle categorie minori. Sostenuto ancora dall'Arisco, che mette sul piatto 2 milioni di dollari, Barrichello fa così il suo debutto in Formula 1 nel 1993, a 20 anni e 10 mesi. La sua prima stagione è segnata da problemi di affidabilità della vettura, ma il pilota brasiliano sa dimostrare il suo talento, soprattutto in condizioni di bagnato, come quella memorabile partenza al Gran Premio di Donington Park. Il 1994 è un anno di svolta per Barrichello, che ottiene il suo primo podio in Formula 1 e, dopo la tragica scomparsa di Ayrton Senna, diventa il pilota brasiliano di riferimento del Circus. Nel corso degli anni successivi, Rubens continua a migliorare e a conquistare risultati importanti con la Jordan, tra cui una pole position a Spa-Francorchamps e un quarto posto finale nel campionato del mondo 1996.
Nel 1997, Barrichello si unisce al team Stewart Grand Prix, fondato dal tre volte campione del mondo Jackie Stewart. Nonostante una stagione difficile, il brasiliano conquista un memorabile secondo posto sotto la pioggia nel Gran Premio di Monaco. Nel 1999, il team fa un salto di qualità e Barrichello sfiora diverse vittorie, ma è il compagno di squadra Johnny Herbert a regalare a Stewart il primo successo in un caotico Gran Premio del Nurburgring, con Barrichello terzo. A fine 1999, Barrichello passa alla Ferrari per affiancare Michael Schumacher, sostituendo Eddie Irvine. Molti si chiedono se il pilota brasiliano abbia la forza mentale per affrontare un compagno di squadra ingombrante come il tedesco e la risposta la dà, come sempre, la pista. Ma il passaggio alla Ferrari rappresenta un momento cruciale nella carriera del brasiliano.
Sebbene Schumacher sia la priorità nei progetti della Scuderia, Barrichello ha l'opportunità di vincere diverse gare. La sua prima vittoria in Rosso arriva al termine del Gran Premio di Germania 2000 all'Hockenheimring: Rubens parte dalla diciottesima posizione e riesce a ottenere una clamorosa vittoria, in una gara condizionata da un’invasione di pista e dall’arrivo della pioggia. Le sue lacrime di gioia sul podio sono indimenticabili. Nel 2003, Barrichello vince due gare di forza, tra cui va ricordata la straordinaria prestazione a Silverstone. Tuttavia, nel 2004 Schumacher torna a dominare la stagione, vincendo 12 delle prime 13 gare e conquistando il suo settimo titolo mondiale, mentre Barrichello si deve accontentare di alcune vittorie una volta che i giochi erano ormai chiusi.
Nel 2006, Barrichello passa alla Honda, al fianco di Jenson Button. La stagione è altalenante per il brasiliano, che fatica a trovare il feeling con la vettura, mentre Button vince in Ungheria. Nel 2007, la Honda ha un'annata disastrosa e Barrichello, al suo quindicesimo anno in F1, non ottiene alcun punto. Nel 2008 stabilisce il record di longevità in Formula 1, superando il precedente record che apparteneva a Riccardo Patrese (oggi, Rubens è il terzo pilota con più gare in F.1, dietro ad Alonso e Raikkonen).
L’improvviso ritiro della Honda al termine del Mondiale 2008 spiazza l’intero mondo della Formula 1, ma Ross Brawn acquisisce la squadra e la iscrive al campionato con il nome di “Brawn GP”, schierando proprio Jenson Button e Rubens Barrichello come piloti. Sfruttando una zona grigia del regolamento sportivo, la vettura risulta dominante. Ma Rubens fatica a tenere il passo del compagno di squadra e riesce a vincere solo due gare, ai GP d’Europa e Italia. Nonostante il prepotente recupero da parte della Red Bull Racing, Button conquista il titolo mondiale, mentre il brasiliano termina terzo in classifica generale, contribuendo a regalare alla squadra anche il titolo costruttori.
Nel 2010, Barrichello si trasferisce alla Williams, dove trascorre due stagioni. La vettura non è però all'altezza delle aspettative e non consente a Rubens di lottare per i primi posti. Barrichello ottiene come miglior risultato un quarto posto nel Gran Premio di Valencia nel 2010 e conclude il campionato al decimo posto, mentre nel 2011 non riesce a fare meglio di un nono posto in Canada e termina la stagione al diciassettesimo posto in classifica. Così, dopo aver disputato 322 Gran Premi e aver ottenuto 11 vittorie, 68 podi, 14 pole position e 17 giri veloci, Rubens Barrichello dice addio alla Formula 1 alla fine di quella stagione.
Tuttavia, la sua passione per le corse lo porta a cimentarsi nel campionato IndyCar nel 2012, dove si unisce al team KV Racing Technology al fianco dell'amico e connazionale Tony Kanaan. Barrichello si adatta rapidamente alle nuove vetture e al campionato americano, ottenendo diversi piazzamenti a punti e un podio nel circuito misto di Sonoma. Malgrado ciò, non trova una sistemazione per la stagione successiva e lascia la categoria.
Nonostante il ritiro, Barrichello non appende mai del tutto il casco al chiodo, continuando a competere nel karting e nella Stock Car brasiliana. La sua ultima apparizione in pista è nel settembre 2022, al volante della Ferrari 488 GT3 Evo, in occasione del Campionato Italiano GT Endurance Cup. Divide la vettura con Giancarlo Fisichella ed è tornato a casa con il trofeo del vincitore.