I dati sono tutto. I dati sono ovunque. E possono essere fonti di enormi guadagni, tanto che apriranno un nuovo modello di business per l’industria automotive. Già, perché la diffusione delle auto elettriche, connesse, condivise e a guida autonoma produrrà una valanga di informazioni, alimentando un business miliardario. E cambierà anche i criteri di scelta della clientela, sempre più interessata al livello di connettività di una vettura, dunque alla sua tecnologia. Sono i principali spunti offerti al Quattroruote Day da Michele Bertoncello, partner di McKinsey specializzato nell'industria automotive.
L'intervento di Michele Bertoncello al Quattroruote Day 2017
Connettività determinante. Secondo un’indagine della società di consulenza, presentata stamane da Bertoncello e condotta in Cina, negli Usa e in Germania su un campione di 3 mila intervistati, oggi il 41% degli automobilisti è disposto a cambiare brand per migliorare i servizi e il livello di connettività della propria vettura. E non si tratta di una novità, ma di un trend ormai consolidato: nel 2014 gli interessati erano il 20%, nel 2015 il 37.
Il grande business. L’altro aspetto del futuro automotive riguarda la monetizzazione dei dati. Secondo Bertoncello, entro il 2030 i ricavi generati dal traffico dati delle auto connesse alimenteranno un business stimato tra i 450 e i 750 miliardi di dollari. Le aziende useranno le informazoni per vendere prodotti o servizi, studiare pubblicità su misura, o semplicemente offrirle a terzi (esistono già delle “borse” specifiche, con operatori specializzati). Insomma, un settore con prospettive enormi, ma che potrebbe presentare dei vantaggi anche per chi i dati li genera, ovvero gli automobilisti.
A cosa servono i dati. Le informazioni provenienti dalle auto riguardano le condizioni stradali, lo stato tecnico del veicolo, il suo utilizzo, le preferenze personali, il controllo vocale dei messaggi e delle email, il pagamento dei pedaggi o delle autostrade, la diagnostica, la chiamata automatica d’emergernza e le mappe in tempo reale. Su questa enorme mole di informazioni, ha osservato Bertoncello, le Case, le compagnie di assicurazioni, i fornitori di mobilità o di servizi (per esempio, la ricarica elettrica o il carburante) costruiranno servizi innovativi: navigazione connessa, analisi in tempo reale delle condizioni stradali, smart parking, manutenzione predittiva del veicolo. Oltre, ovviamente, all’e-commerce di bordo e ai concierge virtuali. I dati verranno usati anche per la profilazione e per verificare l’identità del proprietario, sfruttare gli assistenti virtuali intelligenti (tipo Cortana, Alexa, Siri) e le interfacce di realtà virtuale o aumentata.
Vincere la diffidenza. Il tema della monetizzazione dei dati, ovviamente, non può prescindere dall’accettazione – e spesso anche dalle perplessità - dei clienti, preoccupati dalla privacy, dagli haker, o semplicemente dall’idea che qualcuno faccia soldi con i propri comportamenti. In realtà, ha osservato Bertoncello, oggi usiamo già moltissime app che “memorizzano la nostra posizione in ogni momento, ovunque nel globo: i social sanno tutto di noi e sono anche proprietari dei contenuti che carichiamo. Non solo non proteggiamo la nostra privacy, ma regaliamo i nostri dati”. Meglio, allora, usarli per ottenere qualcosa di utile: e infatti, secondo la ricerca McKinsey, sempre più automobilisti sono disposti a cedere dati – ovviamente aggregati e resi anonimi – in cambio di benefici concreti. Lo dice l’88% degli intervistati, propenso a condividere informazioni sulla propria mobilità e sulla navigazione per ottenere servizi che consentano di risparmiare tempo, migliorare la sicurezza o il confort. D.C.
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