Con la riapertura al pubblico del Padiglione del Trasporto Stradale al Museo dei Trasporti Svizzero di Lucerna ha trovato una consacrazione l'attività della casa automobilista elvetica Monteverdi, fondata proprio 50 anni fa dall'imprenditore Peter Monteverdi. Andare a visitare l'esposizione a lui dedicata può essere una buona occasione per una gita, magari sfruttando uno dei prossimi ponti primaverili. Monteverdi era un appassionato di motori, un visionario diremmo oggi, visto il coraggio con cui ha saputo trasformare il suo sogno in una realtà industriale di rilievo internazionale. Sogno cominciato da ragazzo quando, da giovane apprendista alla Saurer (fabbrica svizzera di veicoli industriali e bus), realizzò una simpatica barchetta su base Fiat Balilla, modificando anche il motore fino a portarlo dai 32 CV originari a 45 CV.
Sportive ad altissime prestazioni. Peter Monteverdi diede compimento al suo progetto nel 1967, creando in pochi anni una vera e propria gamma di vetture sportive ad altissime prestazioni accomunate da una formula di un certo successo per quei tempi: meccanica yankee (per lo più Chrysler, ai primi tempi) e stile italiano. Le prime supercar svizzere vennero infatti disegnate da Frua e Michelotti e per un certo periodo mantennero il primato di auto sportive più veloci del mondo tra quelle dotate di cambio automatico. L'esclusività delle auto Monteverdi era data anche dalla produzione molto limitata: dieci esemplari per il primo modello di serie, la High Speed 375 S prodotta dal 1967 al 1969, 100 unità per la 375 L a 4 posti assemblata dal 1969 al 1975. Solo sei le splendide 375 C con carrozzeria cabriolet, dotate della medesima meccanica delle coupé con cui condivideva il motore. Il numero 375 indicava la potenza massima espressa dal motore V8 di 7.2 litri fornito dalla Chrysler.S
Suv ante litteram. Precorrendo i tempi, la Casa svizzera creò anche una Suv "mid-size": si chiamava Safari e restò sul mercato dal 1976 al 1981, quando a farle concorrenza c'era solo la Range Rover. Fu il modello di maggior successo della Monteverdi: 1.500 esemplari complessivi, dotati di motore americano International, un V8 di 5.7 litri accreditato di 165 CV, 4x4 con dispositivo a ruota libera sull'asse posteriore. Esposte a Lucerna ci sono anche le due hypercar firmate Monteverdi: la HAI 450 SS del 1970, dotata di un V8 Hemi di 6.9 litri di cilindrata fornito dalla Chrysler capace di 450 CV e accoppiato al cambio a 5 marce ZF, in grado di raggiungere i 295 km/h, record mondiale all'epoca per vetture stradali, rimasta esemplare unico, e la 650 F1 del 1993, esteticamente ispirata alla Ferrari F50, che adotta una carrozzeria monoscocca e il motore V8 Ford di Formula 1 da 3.5 litri di cilindrata, per una potenza massima di 650 CV e oltre 320 km/h di velocità massima.
Anche in Formula 1. La Monteverdi prese parte anche al campionato del mondo di Formula 1 in partnership con la Onyx nel biennio 1989-1990 e due monoposto del team rossocrociato sono esposte nel Museo di Lucerna: Stefan Johansson conquistò 6 punti iridati nella prima stagione di gare della scuderia elvetica, che avrebbe dovuto vestire una livrea bianco-rossa nel 1991 quando però vennero meno i necessari finanziamenti degli sponsor e fu costretta allo stop.
Mostra a rotazione. L'esposizione delle Monteverdi al Museo di Lucerna permette alla Casa svizzera di continuare a essere ricordata: nel 2016, infatti, aveva chiuso i battenti anche il museo dedicato alle automobili Monteverdi situato a Binningen, vicino a Basilea. La proprietà, con le ex sale di produzione poi riconvertite a spazio espositivo, è stata venduta. La fondazione Peter Monteverdi Automobilbau, fondata nel 2016, proprietaria di 22 autoveicoli, ha potuto trovare ora una soluzione a lungo termine per la conservazione delle opere di Peter Monteverdi grazie alla collaborazione con il Museo dei Trasporti, dove saranno esposte a rotazione le vetture che occupavano il museo basilese fino all'anno scorso.
Alessandro Rigatto
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