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Auto elettrica, l’Italia resta indietro. L’analisi nel nuovo Volt

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Inquinamento atmosferico alle stelle, EV che non ingranano e una Cina che continua a mordere. E a vincere. Da patria dell’innovazione automobilistica, l’Italia sta diventando sempre più uno dei fanalini di coda della transizione energetica che, nel mondo di oggi, significa anche ricerca, tecnologia, mercato, leadership e benessere.

Questo nostro Paese, in cui più di 43 mila persone ogni anno continuano a morire per il PM2.5 - il dato più alto dell’UE - sta lasciando passare un treno ricco di opportunità senza coglierle. Ma si può fare qualcosa?

Il nuovo numero di Volt, allegato gratuitamente a Quattroruote di maggio 2026, esplora quanto siamo elettrici: a che punto siamo nella diffusione dell’auto elettrica, una tecnologia che oggi è una delle poche carte per vincere sul mercato automotive e sull’ambiente, ma anche cosa stiamo facendo per conquistare risorse fondamentali come le terre rare e quanto ci manca per diventare davvero green.

Accompagnati da un ricco materiale iconografico e da due voci autorevoli come Pierfrancesco Maran e Francesco Zirpoli, nel fascicolo di 64 pagine allarghiamo lo sguardo anche all’Europa e al mondo. Perché se l’Italia procede a rilento, non è che a livello continentale vada meglio.

Complici politiche industriali poco accorte e decisioni aziendali miopi, è l’intero automotive targato UE oggi a essere messo in discussione, con Pechino che se ne sta approfittando per affondarlo sempre più.

Auto elettrica, l’Italia resta indietro. L’analisi nel nuovo Volt

E per capire cos’è davvero la sostenibilità, siamo saliti a bordo della Toyota C‑HR+ destinazione MUSE, il Museo delle Scienze di Trento, che dedica un’ampia sezione a una parola spesso usata con leggerezza, ma che porta con sé concetti fondamentali.

La declinazione 100% elettrica della SUV nipponica, la sua tecnologia e le sue finezza progettuali diventano così una riflessione sul nostro ruolo nel definire le emissioni e nel prepararci al mondo di domani, tra risparmio energetico, diffusione delle colonnine e vetture che, come questa, indicano l’autonomia residua con il clima spento o acceso, lasciandoci la responsabilità di decidere cosa è meglio per noi.
E per il pianeta.

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