Erano esattamente cinquant'anni fa quando, la mattina del 26 maggio 1955, l'italia perdeva quello che, a tutt'oggi, resta il suo unico campione del mondo di Formula 1. Alberto Ascari, vincitore di due titoli iridati nel 1952 e 1953, milanese (era nato nel 1918), usciva di pista a Monza, alla curva del Vialone, oggi ribattezzata curva Ascari, mentre era alla guida di una Ferrari "750 Monza".

Non doveva esserci lui, in quel momento, al volante. Reduce da un terribile incidente al Gran Premio di Monaco, che lo aveva visto pochi giorni prima salvarsi dopo essere finito in mare con la propria Lancia, Ascari si trovava all'Autodromo quasi per caso: a provare la Sport era Eugenio Castellotti, al quale Alberto chiese in prestito casco e occhiali per fare qualche giro. Improvvisamente, la vettura uscì di pista finendo tra gli alberi e sbalzando fuori il pilota, vestito con una normale camicia azzurra.

Al campione milanese è dedicato un libro che esce proprio in questi giorni, intitolato "Alberto Ascari, un mito italiano", a cura di Cesare De Agostini e Gianni Cancellieri (Giorgio Nada Editore, prezzo 39,80 euro), straordinariamente ricco d'immagini e testimonianze.