Industria e Finanza

Volvo-Geely
Addio al progetto di fusione

Volvo-Geely
Addio al progetto di fusione
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La Volvo e la cinese Geely hanno deciso di cancellare il progetto di fusione, annunciato prima della pandemia del coronavirus, per privilegiare la strada delle collaborazioni industriali. Le due aziende automobilistiche, entrambe controllate dalla holding Zhejiang Geely dell'imprenditore Li Shufu, hanno in particolare siglato un accordo per rafforzare la cooperazione nel campo dei propulsori, nella condivisione di piattaforme per veicoli elettrici, negli acquisti, nelle tecnologie per la guida autonoma, nei servizi post-vendita e nell’espansione della rete globale del marchio Lynk & Co.

Le motivazioni. A spiegare le ragioni della decisione sono stati i top manager dei due brand: "Dopo aver valutato diverse opzioni per creare valore", ha spiegato Håkan Samuelsson, presidente e amministratore delegato della Volvo, "abbiamo concluso congiuntamente che un modello di collaborazione tra due società indipendenti sia il modo migliore per garantire una crescita continua e allo stesso tempo realizzare sinergie tecnologiche in molte aree. Accogliamo con favore l'opportunità di un'ulteriore e più profonda collaborazione con Geely Auto". "In qualità di azionisti e gestori di un portafoglio di società interamente possedute e quotate, la Geely Holding vede dei vantaggi significativi da partnership e alleanze più profonde pur mantenendo l'indipendenza", ha aggiunto Li Shufu. "Siamo incoraggiati dalle potenziali sinergie e opportunità di crescita favorite da questa collaborazione, che creerà due società ancora più forti e competitive a livello globale nel mondo in rapida evoluzione della tecnologia automobilistica e dei nuovi servizi per la mobilità".

COMMENTI

  • Come noto le aziende cinesi non sono completamente libere nelle scelte, ma la loro linea di condotta è dettata (o comunque deve essere approvata) dal governo centrale, dunque a parte le scontate frasi di circostanza delle 2 dirigenze, direi che la motivazione del ripensamento più che a ragioni di politica industriale è legata ad imposizioni arrivate dall'alto, come del resto ultimamente stiamo vedendo anche in altri settori differenti dall'automotive....
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