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Incentivi
Giorgetti: "La rimodulazione dei bonus è doverosa"

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Le vendite di auto elettriche restano ferme, nonostante gli incentivi: se il mercato a luglio ha fatto segnare un -0,8%, le EV hanno registrato un pesante -29%. Si cercano correttivi per una norma che non sta dando i risultati attesi. Per questo il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha proposto una rimodulazione del bonus. E alla vigilia della discussione della modifica, che non sarà inserita nel decreto Aiuti Bis, ma in un provvedimento ad hoc, spiega a Quattroruote le ragioni di questa scelta.

Ministro Giorgetti, gli incentivi su elettriche e ibride plug-in sono in buona parte ancora disponibili. Che correttivi pensate di adottare?
I bonus sulle auto tradizionali, benzina e diesel, comunque a basse emissioni, si sono esauriti nel giro di pochi giorni. Non è accaduta la stessa cosa per le elettriche e ibride plug-in. Per questo, ritengo doveroso una rimodulazione delle offerte. Come Mise abbiamo già presentato le nostre proposte che mi auguro siano convertite nel primo provvedimento utile dalla Presidenza del Consiglio.

Per chi ha un reddito di 30.000 euro un’elettrica, che ne costa almeno 30.000 senza incentivi, non rischia di essere comunque proibitiva?
Non mi piace dire “l’avevo detto”, ma ho sempre sostenuto che, pur nel percorso sacrosanto della transizione, bisogna tener conto che attualmente l’auto elettrica è considerata e utilizzata come seconda auto, soprattutto in città. Si tratta di auto costose. Comunque, noi abbiamo proposto di allargare l’entità del bonus, nei limiti delle risorse ora disponibili. In pratica, l’attuale incentivo viene aumentato del 50% rispetto allo sconto già previsto per chi ha un reddito inferiore a 30 mila euro annui. Significa che se oggi per acquistare un’auto elettrica si può beneficiare di uno sconto che va dai 3 mila ai 5 mila euro se c’è anche la rottamazione, con la nostra proposta si passa a 4.500 fino a un massimo di 7.500 euro. Stesso discorso anche per le ibride plug-in, che potrebbero godere di uno sconto tra i 3 mila e i 6 mila euro con la rottamazione. Attualmente la riduzione è tra i 2 e i 4 mila euro.

Le aziende sono state escluse dal beneficio, ma sono quelle che più potrebbero dare impulso a elettriche e ibride plug-in. Non pensate di allargare anche a loro il bonus, come chiedono le associazioni di categoria?
L’esclusione non è certamente avvenuta per ragioni ideologiche, sia chiaro. Ma con l’entità delle risorse a disposizione dovevamo operare delle scelte e abbiamo privilegiato coloro che non hanno ulteriori strumenti agevolativi, diretti o indiretti. Le aziende, invece, hanno possibilità di scaricare già molti costi sui nuovi acquisti.

Anche il noleggio è escluso. Perché non ricomprendere anche questa modalità tra quelle con cui si ha diritto al bonus?
Vale lo stesso discorso: certo che sarebbe meglio poter allargare il perimetro, ma per ora questo non è possibile a causa dell’esiguità delle risorse a disposizione.

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Gli incentivi dovrebbero soprattutto rinnovare un parco auto tra i più vetusti d’Europa (11,5 anni l’età media). Quelli per le auto con emissioni comprese tra 61 e 135 g/km CO2 hanno funzionato. Rifinanziarli è possibile?
È una scelta politica, prima di tutto. Personalmente - credo che sia piuttosto noto - sono favorevole alla neutralità tecnologica e dunque senza pregiudizi. Il tema è garantire una coerenza tra i fini ambientali e i connessi impegni per raggiungere l’obiettivo. Allo stesso tempo - anche su questo mi ripeto e chiedo scusa - la transizione per funzionare deve essere una scelta fatta sull’equilibrio di tre elementi: ambiente, economia e sostenibilità sociale. È come un tavolino con tre gambe: per stare in piedi non può avere dislivelli.

Nel decreto si introduce anche un contributo ulteriore per le colonnine. In che cosa consiste?
Nella rimodulazione abbiamo aggiunto un nuovo bonus per favorire la realizzazione delle colonnine per la ricarica privata nei box e negli spazi condominiali. Una misura accolta già, in ipotesi, con grande favore dalle imprese interessate. Viene previsto, in sostanza, un contributo pari all’80% del prezzo di acquisto della messa in opera per un massimo di 1.500 euro per ogni richiedente e di 8 mila euro se l’intervento avviene nei condomini. Abbiamo previsto di dirottare 40 milioni di euro per questa specifica misura.

Per la rete di ricarica i 750 milioni del Pnrr sono fondamentali. La caduta del governo li mette a rischio?
Non mi piace fare terrorismo in generale e credo che su temi così importanti sia bene evitare qualsiasi tipo di propaganda, anche se ormai siamo in clima da campagna elettorale. L’attuale governo farà di tutto per mantenere la tempistica prevista e lasceremo le carte in ordine per permettere di proseguire, a chi verrà, la strada intrapresa e che stiamo rispettando nei tempi e nei termini. Gli ultimi dati ci dicono che i conti sono in ordine e le prospettive di crescita buone. Questo anche grazie al lavoro che ha svolto questo governo.

Lei si è più volte espresso in favore della neutralità tecnologica, ma al Parlamento Europeo ha prevalso la linea del solo elettrico. Ci sono però un comparto industriale da tutelare, 70.000 posti di lavoro a rischio, un mercato da sostenere. Che cosa si può fare per riaprire la partita?
È necessario intervenire non solo con una campagna di incentivi, ma anche con importanti misure per la riqualificazione e riconversione industriale. Nella nostra proposta noi chiediamo il potenziamento dei contratti di sviluppo per il 70% mentre il restante 30 in accordi per l’innovazione. Si tratta di 50 milioni rimasti nel fondo per l’automotive nel '22 e di altri 350 per ciascun anno dal '23 al '24. È un buon inizio per favorire lo sviluppo sul territorio italiano di realtà produttive che vadano nella direzione del green sulla scia della transizione ecologica. Credo che dobbiamo pensare ora alla riconversione industriale e non aspettare il 2029. Noi abbiamo fatto tutto quello che era possibile per sensibilizzare i partner europei sull’importanza (e per noi necessità) di affrontare la questione con spirito non ideologico e mi piace ricordare che siamo stati i soli, seguiti dalla Germania, a non firmare a Glasgow, alla Cop26, l’impegno per il solo elettrico. L’auspicio è che il prossimo governo continui su questo solco a favore dei lavoratori e nell’interesse dell’industria italiana che oggi - è noto e lo è ancor più ai vostri lettori - non è certamente leader nella produzione delle auto e moto elettriche.

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