La scorsa settimana, l'ultima Oldsmobile è uscita dallo stabilimento americano di Lansing (Michigan), entrando nei libri di storia.

Contraddistinta da una placca d'identificazione con il numero "500", la "Alero" a quattro porte, di colore rosso scuro, si distingue dalle altre per due soli particolari: è stata "firmata" all'interno del cofano da tutti quelli che hanno contribuito alla sua "nascita" (come si vede nell'ultima immagine) e non sarà mai consegnata a un cliente: i responsabili del gruppo General Motors (cui il marchio appartiene) hanno deciso di destinarla al museo.

Con 107 anni di storia e 35 milioni di auto prodotte, Oldsmobile era il più antico marchio automobilistico americano. Il fondatore, Ransom E. Olds, è stato il primo produttore "di massa" in America: ben prima di Henry Ford, le rotondeggianti "Olds" erano le più vendute nel Paese, come dimostrano gli oltre 5000 esemplari consegnati nel 1903.

Il gruppo GM incorporò il marchio, per farne uno dei suoi pilastri portanti, nel 1908. Fra le innovazioni introdotte da Oldsmobile, si possono ricordare motori V8 più moderni ed efficaci, la sovralimentazione con turbo, la trazione anteriore e gli airbag. Purtroppo, anche la non riuscita sperimentazione di motori a gasolio fra gli anni Settanta e Ottanta.

Fra il 1983 e il 1986, la Oldsmobile "Cutlass Supreme" fu venduta in oltre un milione di unità l'anno, diventando il terzo modello più popolare dopo le rivali di Chevrolet e Ford. Poi, il declino: all'inizio degli anni Novanta, le analisi di mercato evidenziarono come gran parte dei clienti stesse "migrando" verso macchine come la Honda "Accord" e la Toyota "Camry".

In previsione del centesimo anniversario della Casa, venne varato un programma per conquistare una clientela più giovane, abbandonando quella tradizionale, composta da consumatori anziani e conservatori: gli analisti immaginavano vetture più compatte, dal design "pulito", simile a quello delle auto d'importazione, di migliore qualità e con interni più gradevoli. Nel 1995 debuttò la "Aurora", un'aggressiva berlina a quattro porte che addirittura abbandonò il classico marchio con il razzo sul cofano. Non funzionò: alla metà degli anni Novanta, i volumi di vendita crollarono sotto le 400.000 auto l'anno e le concessionarie Oldsmobile furono costrette a vendere anche modelli stranieri per non lasciare vuoti i saloni.

Con le vetture estere in continua crescita, le casse di tutti i costruttori americani avevano urgente bisogno di fondi per rimettersi in piedi e ammodernarsi: molti soldi (rispettivamente, quattro e quasi tre miliardi di dollari) finirono nelle tasche di Buick e Cadillac, che furono in grado di sviluppare prodotti più appetibili per la clientela di nuova generazione, come le Suv. Secondo John Rock, direttore generale di Oldsmobile a metà degli anni Novanta, era difficile convincere i vertici di GM a investire nelle "Olds", modelli difficilmente esportabili. Buick, Cadillac, Chevrolet, persino Saturn sono tutte riuscite a raggiungere i mercati stranieri. Oldsmobile no.

Ecco perché è stato deciso di "ottimizzare" gli investimenti, concentrandosi su Case in grado di diversificare le proprie attività. Lo stabilimento di Lansing, comunque, non scomparirà: General Motors sta già attrezzando le linee di montaggio per adattarle alle nuove Cadillac: dalle ceneri di un marchio ne risorge un altro.