Walter de Silva L'elogio della semplicità

Walter de Silva
L'elogio della semplicità
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“Con tutte quelle linee – disse una volta de Silva parlando di un’auto della concorrenza – di macchine ce ne potrei fare almeno quattro”. Una frase che riassume bene il de Silva designer e il de Silva uomo. Pulito e lineare nel suo stile quanto schietto e tagliente nel linguaggio. I giri di parole non li ha mai amati, è sempre stato uno di quei lombardi concreti che dicono pane al pane. Così le sue auto: pochi tratti di matita per definire modelli che magari non ti fanno girare la testa subito, ma che hanno la straordinaria dote di non invecchiare mai.

Basta guardare la 156, l’Alfa che nel 1997 risollevò (purtroppo solo temporaneamente) i destini del Biscione. Una macchina attuale ancora oggi, moderna, incisiva nella sua semplicità. Con lo scudetto al centro della calandra che, dopo anni di oblio, ritornava protagonista. E con una colta citazione della Giulietta del 1955, la “fidanzata d’Italia”, della quale la 156 riprendeva la linea sulla fiancata. Un rimando sottile, ma estremamente eloquente per gli osservatori più attenti. Nessun cedimento al rétro, piuttosto il recupero filologico delle radici del marchio. Soltanto due volte de Silva si è arreso alla tentazione di replicare un’icona, con la Miura concept del 2006 e con la Beetle del 2011. Più riuscita la seconda della prima, secondo noi. Ma entrambe un po’ troppo condizionate dal modello originario.

Lo stilista italiano il meglio di sé lo ha sempre dato nelle auto originali. Come l’Audi A5, che prima del suo arrivo a Ingolstadt non esisteva. Lui stesso l’ha definita “l’auto più bella che ho disegnato”. Se lo sia o no, è questione d’opinioni. È un fatto invece che, come già l’Alfa 156, riprende motivi estetici della tradizione della casa tedesca - come i parafanghi bombati sia anteriori che posteriori a sottolineare la trazione integrale quattro, marchio di fabbrica Audi - ma li reinterpreta in modo così sottile e leggero da non farli mai apparire come una citazione didascalica, scolastica, pedante. È su queste cose, o anche su queste cose, che si misura la grandezza di un designer. La grandezza di de Silva la si misura anche sulla capacità di trattare come una superficie unica e ininterrotta la fiancata di quasi cinque metri della prima Q7, senza bisogno di motivi grafici che ne spezzino la continuità. O quella di giocare con le forme della up! (si racconta che sia stata disegnata in un viaggio aereo dagli Stati Uniti in tempo reale, mentre Winterkorn argomentava sull’opportunità o meno di fare una citycar di quelle dimensioni) con allusioni ai prodotti consumer più di moda.

Al Gruppo Volkswagen de Silva era approdato nel 1999, dopo un divorzio burrascoso dall’Alfa per divergenze con l’allora amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella, sullo sviluppo dei futuri modelli del marchio milanese. L’opportunità di levare le tende gli venne offerta dalla Seat. De Silva se ne andò, lasciando un pezzo di cuore (o forse tutto) a Milano, a quell’Alfa il cui Centro Stile aveva guidato per dieci anni. E un po’ di Alfa la iniettò nella Seat, con le forme organiche, sinuose delle prime concept Tango e Salsa e la fanaleria posteriore della Ibiza che richiamava motivi estetici in voga dalle parti di Arese. Nel 2002 alla responsabilità del marchio spagnolo si aggiunse quella di Audi e Lamborghini. Il lavoro sui quattro anelli si concretizzò nel 2003 con la concept Nuvolari, la prima a esibire il single frame, cioè una calandra unica, alta e massiccia, che richiamava il frontale delle Auto Union degli anni Trenta.

Il single frame, migrato lo stesso anno sul frontale della A6, diventerà la firma stilistica delle Audi fino ai giorni nostri. Oggi è in fase di profonda revisione. Dopo 13 anni, all’Audi inizia ad andare un po’ stretto. Anche a de Silva la sua poltrona – che dal 2007 era quella di responsabile del design di tutto il Gruppo – cominciava a risultare scomoda. La riorganizzazione del gruppo in quattro divisioni molto più autonome, seguita allo scandalo del dieselgate, la svuota un po’ di funzioni e di senso. De Silva il decisionista non ha esitato, come già fece con l’Alfa, ad alzarsi e a prendere la porta. Chissà se avrà lasciato un pezzo di cuore a Wolfsburg?

Roberto Lo Vecchio

COMMENTI

  • Ad ogni modo De Silva è un grande designer che ha avuto la fortuna di poter esprimere la sua creatività per grandi realtà industriali facendo conoscere le sue opere a tutto il mondo; bravi come lui ce ne sono (e non pochi!) purtroppo senza l'opportunità di poter essere altrettanto in vista e diventare famosi quanto lui.
  • Osservate la foto 7: la fanaleria posteriore è quella della Giulia, il prossimo che afferma che la Giulia ha il posteriore Audi anzichè dire il contrario lo mando a.............. perchè non ha capito un emerita cespa!
  • Volendo rendergli omaggio fino in fondo, avreste potuto benevolmente sorvolare sulla Up!, che più che un merito appare come una macchia nella carriera.
  • Non so chi ha effettivamente disegnato cosa, ma della 156 e della 147 non posso che sperticarmi in elogi, della Audi A5... bah... non vedo tutta sta meraviglia, anzi... Sulla Up! invece stenderei un deciso tendone pietoso. Il calandone Audi infine la trovo molto dozzinale... io con quella calandra là ci avrei fatto almeno 10 frontali....
  • Mi dispiace ma non riesco considerare de Silva un grande designer.. è un designer come tanti, bravo sicuro, ma non c'e nessun design che potremo considerare un classico o di avanguardia. Anzi, secondo me è il principale colpevole per la banalizzazione del design Audi, come prima ha banalizzato il design Alfa con modelli insulse.
  • Secondo me il fatto che la linea di una vettura invecchi bene,apparendo anche dopo molti anni dal lancio ancora attuale e gradevole senza sfigurare nel confronto con i modelli più giovani,è la dote migliore che un designer può conferire alla propria creazione. La 156 è ancora adesso bella da vedere,specialmente in alcune tinte,mentre altre vetture sue coetanee sembrano pezzi d'antiquariato,nel senso peggiore del termine. Sarà perchè io non posso e considero comunque uno spreco sostituire anzitempo un'auto senza averla sfruttata per diversi anni,ma so davvero apprezzare la linea di un'auto che non ti stanca mai e non diventa mai retrograda. Tanto di cappello.
  • Un grande ITALIANO, le sue linee si riconoscono subito... Come sarei felice e non solo io...Se la Toyota facesse appello al suo grande talento...per i nuovi modelli, incominciando dalla PRIUS...con modelli speciali della LEXUS
  • Walter ha un solo cuore. Alfa. Ne sono convinto.
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  • Mettere la Toledo e l'Altea nella galleria fotografica è fargli un dispetto: due sgorbi e due flop da dimenticare...
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  • E stato ed è tutt'oggi un grande designer oltre che a impareggiabile uomo-marketing/conferenze/immagine. Non un designer alla giugiaro che disegnava quasi tutto lui di suo pugno, ma più un bertone-pinin dava le linee guida e riusciva a scovare per il mondo i migliori designer da egger designer di 147, a mauer 156, a manzoni golf vi (e buona parte della 7 con le sue idee),up.polo 2009.....giusto per citarne alcuni.
  • Interessante il finto retroscena secondo cui "Anche a de Silva la sua poltrona – che dal 2007 era quella di responsabile del design di tutto il Gruppo – cominciava a risultare scomoda. La riorganizzazione del gruppo in quattro divisioni molto più autonome, seguita allo scandalo del dieselgate, la svuota un po’ di funzioni e di senso. De Silva il decisionista non ha esitato, come già fece con l’Alfa, ad alzarsi e a prendere la porta.". Sembra quasi che in questa decisione il fatto che vag sia una barca che affonda non c'entri nulla... Forse 4r ha le stesse (ridicole) fonti di certi insider ciaparat che sostengono che tale decisione fosse stata presa ben prima degli attuali scandali. L'unica parte credibile di questa smielata biografia per me è che la up sia frutto del mal d'aria sull'Atlantico.
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  • Sono contento che lasci quell'ambiente autoritario che sta vivendo un'implosione del sistema di management autoritario. Bene che riesca a prendersi la liquidazione, doverosa ed in futuro non più scontata. Bene che un nostro connazionale sia stato portato in sì grande considerazione. Unico rammarico al Bar Sport: che fine fa Italdesign in tal marasma. Senza l'amico Pietsch sarebbe stata dismessa come Bertone. Così ha campato un poco più. Ma se ci fosse sotto sotto anche una sorta di epurazione da Wolfsburg o di solidarietà tra Italiani Giugiaro e Da' Silva non mi stupirei pernullamente.
  • Bell'articolo, complimenti. Un vero piacere leggerlo.
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  • Mi domando come mai poco tempo fa De Silva ha accettato di dirigere Italdesign e ora da le dimissioni? Ha capito che ID ha solo un ruolo "ornamentale" nella galassia VW? Spero non lasci definitivamente il mondo dell'auto. Concordo con Lo Vecchio le linee delle "sue" auto non invecchiano mai! Ancora oggi quando vedo una 156 o una 147 mi giro a guardarle!
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