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Ferrari
Nel terzo trimestre calano ricavi e consegne, utili in crescita

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La Ferrari chiude il terzo trimestre con performance finanziarie contrastanti, ma comunque positive nonostante il persistente impatto della crisi del coronavirus. I ricavi e le consegne sono risultati in calo, anche per una precisa scelta strategica volta a recuperare quanto perso durante il lockdown primaverile, mentre la redditività, soprattutto quella operativa, si è mantenuta sui tradizionali livelli elevati e ha quindi spinto il management a migliorare i target annuali.

Calano le consegne. Nello specifico, le consegne trimestrali si sono attestate su 2.313 unità, il 6,5% in meno rispetto al pari periodo dell'anno scorso. Il calo, spiegano da Maranello, è legato alla "cadenza del piano di produzione per l’intero anno", il quale prevede "il recupero di 500 unità delle 2.000 perse a seguito della sospensione produttiva di sette settimane per il Covid-19". Le vendite dei modelli a otto cilindri sono diminuite del 12,8%, mentre quelle dei V12 hanno registrato un aumento del 15,4%. "L’accelerazione delle consegne della F8 Spider e della 812 GTS, principalmente nella regione Emea, sta gradualmente compensando la famiglia 488 Pista e la Ferrari Portofino, che hanno sostanzialmente raggiunto la fine del loro ciclo vita. Le consegne delle Ferrari Monza SP1 e SP2 proseguono secondo il programma originario", spiega ancora la Ferrari, confermando l'arrivo delle prime SF90 Stradale e Roma nel quarto trimestre. Le consegne del trimestre sono state anche influenzate dalle "scelte di allocazione geografica" operate in funzione del ritmo di introduzione dei singoli prodotti. Di conseguenza, la regione Emea ha registrato un aumento del 12,7%, le Americhe una flessione del 34,7%, la Cina continentale, Hong Kong e Taiwan una diminuzione del 25,2%, mentre la regione Resto dell’Apac è in linea con l’anno scorso.  

L'andamento dei ricavi. Anche i ricavi sono risultati in calo, ma a un tasso inferiore della metà rispetto a quello delle consegne grazie al miglior mix di prezzo: il fatturato, infatti, è sceso del 3,2% a 888 milioni di euro, al di sotto dei 904 milioni attesi dal mercato borsistico. Tuttavia, le Monza SP1 e SP2 hanno spinto le vendite a crescere del 2,6% a 727 milioni compensando i minori volumi dovuti soprattutto alla fine della produzione della 488 Pista, che implica anche un contributo inferiore dai programmi di personalizzazione, e alla Ferrari Portofino, prossima alla fine del suo ciclo vita. I ricavi dei Motori, pari a 44 milioni, risultano in calo del 4,4% mentre le Sponsorizzazioni, i proventi commerciali e relativi al marchio, ne hanno generati per 93 milioni, il 30,9% in meno a causa della riduzione delle gare di Formula 1.

In crescita la redditività. Nonostante la contrazione dei ricavi, il conto economico mostra una crescita della redditività. L’Ebitda è aumentato del 6,4% a quota 330 milioni, con un margine in miglioramento di 330 punti base al 37,2%, mentre l'utile operativo si è attestato su 222 milioni, sostanzialmente in linea con l'anno scorso, per un'incidenza sui ricavi passata dal 24,8% al 25%. Infine i profitti netti, nonostante i minori introiti legati alla particolare situazione della stagione del massimo campionato di automobilismo (-60 milioni), sono aumentati da 169 milioni a 171 milioni, per un utile per azione in salita da 90 a 92 centesimi, ben al di sopra degli 81 centesimi previsti dal consenso degli analisti. La Ferrari, inoltre, ha generato un flusso di cassa positivo per 77 milioni riuscendo al contempo a ridurre l'indebitamento industriale netto a 715 milioni dai 776 milioni al 30 giugno, nonché a incrementare la liquidità in cassa da 1,812 a 1,879 miliardi (incluse linee di credito non utilizzate per 700 milioni). 

Migliorati i target. L'andamento del trimestre porta i primi nove mesi dell'anno a mostrare un calo delle consegne del 17% a 6.440 unità, dei ricavi del 16% a 2,39 miliardi, dell'Ebitda del 18% a 771 milioni, dell'utile operativo del 33% a 465 milioni e dell'utile netto del 35% a 346 milioni. In virtù di tali numeri, i vertici aziendali hanno deciso di rivedere i target per l'intero 2020 ponendoli intorno alla soglia massima dei precedenti intervalli di stima. Se i ricavi sono visti sempre in flessione dai 3,8 miliardi del 2019 a oltre 3,4 miliardi, l'Ebitda è atteso in calo da 1,27 a 1,125 miliardi (1,075-1,125 miliardi la precedente stima) e l'utile operativo da 920 a 700 milioni (650-700 milioni). L'Eps dovrebbe calare dai 3,71 euro del 2019 a 2,8 euro (2,6/2,8 euro) e i flussi di cassa da 700 milioni a 150 milioni (100-150 milioni). Tutto ciò, però, a condizione che l'operatività "non venga impattata da ulteriori restrizioni dovute alla pandemia".

L'ottimismo di Camilleri. La pandemia, che ha già determinato un attento monitoraggio delle conseguenze finanziarie, rischia quindi di far deragliare le proiezioni, ma da Maranello sono arrivate comunque espressioni di ottimismo. "In assenza di qualsiasi potenziale problematica causata dalla recrudescenza della pandemia del Covid-19, siamo ora fiduciosi che raggiungeremo il massimo delle nostre guidance precedentemente rilasciate per l'intero anno su tutte le metriche. Ciò implica un quarto trimestre molto forte" con livelli "record in termini di volumi, ricavi ed Ebitda. Una prova concreta che ora stiamo operando al massimo e abbiamo superato i problemi embrionali che abbiamo dovuto affrontare con la fase di industrializzazione della SF90 Stradale", ha affermato l'amministratore delegato Louis Camilleri, durante una conference call con gli analisti, parlando di un "portafoglio ordini record, valori residuali robusti e un basso livello di cancellazioni". Per esempio, gli ordini ricevuti a ottobre hanno superato di circa il 30% la raccolta mensile media pre-Covid del primo trimestre. Camilleri ha anche fatto presente  la positiva accoglienza del mercato per la Ferrari Roma, in particolare in Cina, Giappone e Corea del Sud, con un'alta percentuale di nuovi clienti e un'età più bassa rispetto ai livelli tradizionali. "Un buon auspicio per il futuro", ha aggiunto il top manager, che ha definito i risultati del trimestre "robusti" (soprattutto sul fronte degli utili) ed escluso cali di domanda. I problemi, invece, sarebbero quelli legati all'offerta e alla pianificazione del prodotto, a causa dell'impatto "simultaneo della fine del ciclo di vita di alcuni modelli e dell'aumento di quelli nuovi, in particolare la SF90 Stradale e la Ferrari Roma". Pianificazione che, tra l'altro, pur avendo incontrato ritardi nel lancio di alcuni prodotti a causa della pandemia, prosegue in linea con il piano industriale al 2022: a breve, per esempio, sarà presentato l'ultimo dei modelli previsti per quest'anno, l'ottavo dei 15 messi in programma nell'arco del business plan.

A breve piano per carbon neutrality. Infine Camilleri ha anticipato che la Ferrari pubblicherà l'anno prossimo un piano dettagliato per raggiungere la carbon neutrality. In particolare la Casa di Maranello ha "intrapreso un esercizio significativo a livello aziendale per determinare l'impronta di carbonio totale". "Molti si concentrano solo sulle emissioni di anidride carbonica, ma noi crediamo fermamente che questa sia solo una parte dell'equazione, soprattutto per quanto riguarda i nostri prodotti che in media registrano solo chilometraggi annuali molto bassi", ha precisato l'amministratore delegato. "Abbiamo studiato l'intera impronta di carbonio dalla culla alla tomba o più accuratamente dalla miniera fino alla fine dell'utilizzo effettivo. Questo ci permette di concentrarci sugli elementi critici che compongono la nostra impronta, tra cui la Formula 1, e che hanno portato ad alcune scoperte sorprendenti non da ultimo per quanto riguarda l'impatto dei metalli speciali e delle componenti delle batterie". "È mia sincera speranza che prima della fine del prossimo anno saremo in grado di pubblicare un'impronta di carbonio Ferrari certificata da terze parti e un piano chiaro per soddisfare le nostre ambizioni di essere in definitiva carbon neutral attraverso azioni dirette e indirette", ha concluso Camilleri.

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