Al Salone di Ginevra, Dacia sorprende tutti. Il marchio low-cost, che ci aveva abituati a vetture semplici e razionali ma dall'appeal poco spiccato, presenta alla rassegna elvetica la Duster, concept dall'aspetto non certo anonimo che, se avesse un futuro nella produzione di serie, segnerebbe un vero e proprio punto di svolta nel design della Casa controllata da Renault.

La carrozzeria è una via di mezzo fra quella di una Suv e quella di una coupé, e la configurazione delle porte non fa che confondere ulteriormente le idee: sul lato guidatore c'è una sola portiera, mentre dall'altra parte ce ne sono due che si aprono ad armadio, senza montante centrale.

La linea è robusta e molto da "show car": il frontale, massiccio, è alleggerito da una fascia nera e dai gruppi ottici azzurri che si estendono fino alle portiere, mentre la coda è tronca, con le vistose luci a Y e il lunotto verticale su cui è inciso il nome della Casa. Da notare, ancora, il tetto di vetro, i cerchi di lega da 21", gli specchi retrovisori montati in alto e i terminali di scarico trapezoidali integrati nel paraurti. All'interno, sorprende la modularità dell'abitacolo, che può agevolmente passare dalla configurazione quattro posti a quella a due. In quest'ultimo caso, conducente e passeggero siedono uno dietro l'altro, liberando lo spazio necessario al trasporto di un oggetto lungo e ingombrante come per esempio una bicicletta (ultima foto).

Per finire, un po' di numeri. Lunga quattro metri e 25, larga uno e 64 e alta uno e 49, la Duster ha più o meno le dimensioni di una Volkswagen Golf, solo un po' più stretta. Disegnata con un occhio di riguardo per l'aerodinamica (il Cx è di 0,30), è equipaggiata con il noto turbodiesel Renault 1.5 dCi da 105 CV, dotato di filtro antiparticolato e abbinato a un cambio manuale a sei rapporti. Secondo la Casa, consuma 5,3 litri ogni 100 km, vale a dire emissioni di CO2 di 139 g/km.