Quali sono le nuove tecnologie più interessanti per la clientela? E quale può essere il livello di accettazione della guida autonoma, ormai considerata il futuro delle quattro ruote? A queste domande cerca di dare risposta il rapporto Tech Choice Study di J.D. Power, pubblicato nei giorni scorsi e basato su 7.900 interviste ad altrettanti automobilisti americani.
Giovani in pole. Secondo lo studio, i millennial (i nati tra i primi anni Ottanta e il Duemila) e la generazione Z (successiva, dalla fine del 1990 in poi) sono i clienti – o potenziali tali – più interessati alla mobilità alternativa (car sharing, ridesharing alla Uber) e alle nuove tecnologie automotive: in particolare, il 59% dei millennial si dice interessato nella guida autonoma e il 32% di loro pagherebbe almeno 3 mila dollari per portare la tecnologia a bordo della propria auto (negli Usa, l'Autopilot della Tesla costa 2.500, 3 mila dopo la consegna). Come è logico ipotizzare, l'accetazione dell'auto-robot cala visibilmente tra le generazioni precedenti, fino a crollare al 32% dell'interesse tra i baby boomer (i nati tra gli anni Quaranta e Sessanta).
La lista dei desideri. Fatta questa premessa, J.D. Power fa il punto sull'interesse per le tecnologie emergenti: tra le più quotate ci sono gli specchietti retrovisori con display e telecamera, la visione notturna, i fari adattivi, l'assistenza per il cambio di corsia, la connessione wireless per i telefonini e i dispositivi mobile, lo smart parking e il traffico predittivo. Lo studio ha preso in considerazione anche le reazioni ai prezzi di tali tecnologie: ad esempio la visione notturna, terza in classifica, crolla al 23° posto quando ne viene svelato il prezzo (mediamente attorno ai 2 mila dollari, 1.700 euro).
La cybersecurity. In un clima tutto sommato favorevole alle nuove tecnologie, resta l'incognita della cybersecurity, sentita come una "preoccupazione" soprattutto quando si parla di hacking delle auto e di protezione dei dati personali (anche a bordo). Su questo fronte, i Costruttori si stanno organizzando con dei team specializzati e un centro ricerche ad hoc, ma anche la politica sta facendo i primi – timidi – passi: oltre alla legge in discussione al Congresso, il Senato del Michigan sta ipotizzando di considerare le intrusioni digitali alla stregua di un reato penale e dunque punibili fino all'ergastolo. D.C.
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