Ostenta pochi muscoli, ma la "206 RC" regala sensazioni rallistiche anche nella guida quotidiana. Il motore due litri spinge forte: i 42 cavalli in più rispetto all'unità da 135 CV della "GTi" sono stati ricavati ridisegnando ammissione e scarico e lavorando sulla distribuzione, variabile in modo continuo.

Il risultato è sorprendente: la potenza arriva morbida e progressiva sin dai bassi regimi, senza cattiveria e ci si può ritrovare ad andare forte, molto forte, senza una guida impegnata. Merito del motore, ma anche e soprattutto dell'assetto e delle qualità della "RC". La tenuta di strada è elevatissima e il sistema elettronico di controllo della stabilità interviene con misura, in maniera quasi inavvertibile, solo quando è necessario temperare gli entusiasmi corsaioli del conducente o nelle situazioni di emergenza. Persino la motricità è esemplare e si può uscire dai tornanti in piena accelerazione con la prima (che sfiora i 70 km/h) senza reazioni significative dello sterzo.

La "206 RC" è docile quanto un leone addomesticato, ma resta grintosa e pronta come una belva della savana. Si fa guidare con disinvoltura, rende tutto facile, ma attenzione ai limiti (di velocità, s'intende): su un percorso rallistico dei Pirenei, dopo aver tirato le prime tre marce a 7000 giri (limite della zona rossa) ci siamo ritrovati in quarta prima di renderci conto che la nostra andatura era quantomeno inopportuna.

Il cambio, splendido, è a cinque marce con rapporti ampiamente sfruttabili. Lo sterzo, preciso e poco reattivo, è forse un po' troppo demoltiplicato per la guida più sportiva. La linea è quella elegante e pulita delle altre "206", appena incattivita dall'assetto da 17 pollici; però, quando si sale a bordo la "RC" lascia trasparire nettamente la sua vocazione, grazie ai sedili avvolgenti, al pomello del cambio di alluminio e alla pedaliera corsaiola. Commercializzata dall'autunno, a circa 21.000 euro.