La nuova Phedra (che rientra nell'ormai consolidato progetto con Psa dal quale sono nate Ulysse, 807 e C8) si rinnova in tanti piccoli dettagli e, per festeggiare, si regala un bel dieselone da 170 CV. L'adozione di un turbocompressore doppio, piuttosto pieno a tutti i regimi, ha permesso di aumentare la coppia e la potenza, mantenendo i consumi entro limiti ragionevoli: a 130 all'ora si fanno 10 km/l, che salgono rapidamente, però, se si esagera con l'acceleratore. Migliorabile l'insonorizzazione, soprattutto alle andature autostradali, dove il rumore è accresciuto da un fruscio aerodinamico e dai pneumatici.

Con il cambio automatico a sei rapporti, dotato di una scalata tempestiva e precisa, i tempi di ripresa sono molto brillanti e la parola d'ordine è "viaggiare rilassati". Solo se il gas viene premuto con troppo riguardo si avverte qualche esitazione, poco gradita quando occorre disimpegnarsi nel traffico. Sul piano dinamico e della sicurezza va ricordato che tutte le versioni, di serie, sono equipaggiate con l'Esp e hanno ottenuto il massimo dei voti nei crash test EuroNCAP.

Dobbiamo dirlo, tuttavia: il tempo di queste megamonovolume così grandi e spaziose è un po' tramontato. Quando i sette posti sono tutti occupati, infatti, lo spazio per il carico si riduce a circa 300 litri. A essere peculiari sono lo spazio in larghezza, la posizione di guida rialzata e dominante, con pedali e volante vicini, sedili comodi (anche dopo lunghi viaggi) e finiture appaganti.

Le porte scorrevoli della Phedra, servoassistite elettricamente, nascondono un'altra virtù non disprezzabile di questi tempi: la possibilità di parcheggiare in uno spazio di poco superiore alla larghezza della carrozzeria e di riuscire a salire e scendere con facilità. Il dispositivo di chiusura ha una speciale protezione antischiacciamento e può essere azionato anche dal telecomando chiave.