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Ford Mustang
Cavallo pazzo

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Non è la prima volta che succede. Questa Mustang, sulle strade strette che pennellano il massiccio montuoso delle Madonie, si comporta come una vera granturismo: precisa, pronta, divertente. Non si potrebbe chiedere di più a un’auto che, per quanto ‘europeizzata’ in quest’ultima release, tradisce le sue origini americane con dimensioni da balenottera (è lunga 478 cm e larga 192). Dicevo, non è la prima volta che succede che la Ford venga in Europa a far vedere come siano fatte le sue auto. Successe, questa storia, ai tempi della guerra Ferrari-Ford per il predominio della 24 Ore di Le Mans. Per non aver ceduto alla lusinghiera offerta di Henry Ford II di vendergli Maranello, Enzo Ferrari ‘subì’ la vendetta in campo: a Le Mans, la stessa Ford tra il 1966 e il 1969 si aggiudicò quattro vittorie con la GT40. Ma torniamo alla Mustang e alla nostra avventura. Siamo partiti da Milano per questo tour de force: oltre 3500 km in meno di 90 ore, per provare tutto d’un sorso, la sportività e la capacità di macinare chilometri della Ford: caratteristica questa di ogni ‘americana’ che si rispetti. Inoltre sul baule della Mustang c’è la scritta GT: quindi è in questo senso che andremo a valutarla.

Già, in Sicilia. Abbiamo deciso di portarla fin qui, in Sicilia sulle strade della Targa Florio, perché nel 1965 la Ford partecipò con una GT40 alla Targa. Stiamo parlando di 50 anni fa. Tra l’altro, nel 2016 la Targa Florio compirà 110 anni di storia. E la Mustang ha grande rispetto ‘della’ storia, essendo lei stessa parte integrante della cultura automobilistica americana. Non c’è generazione, dal 1964, che non l’abbia sognata: negli USA questo modello è un po’ come per noi altri una Hot Hatch, l’auto giovane e sportiva a buon mercato. Questa è la sesta serie della Mustang e probabilmente la migliore di sempre. Le sue forme si rifanno alla prima, mitica, MK1; ma non la reinterpretano in chiave malinconica: ci sono citazioni, certo, ma soprattutto guizzi che ne rivelano le caratteristiche; come il cofano allungato: è chiaro che là sotto c’è un supermotore (volendo c’è anche la 2.3 quattro cilindri, ma questo, per quanto vada benone, sta alla Mustang come una birra analcolica a un Harleysta); la posizione di guida distesa, il cambio manuale macho più un mucchio di richiami a un mondo passato che però oggi svolgono funzioni nuove: come le levette alla base della consolle centrale. Sembrano quelle dei caccia della Seconda Guerra mondiale, ma comandano impostazioni sofisticate, che hanno a che fare con le regolazioni di guida. Uno, per esempio, permette di tarare lo sterzo (normale, confort, sport ecc); l’altro seleziona le modalità d’intervento dell’ESP: dalla più prudente, alla Track.

Tendenzialmente analogica. Per la verità, Infotainment a parte (che ha come unico neo quello di riportare in modo troppo microscopico alcune info tipo temperatura interna, radio eccetera), non c’è molto altro di tecnologico qui dentro. La Mustang resta una di quelle auto più dedicate all’esperienza di guida che non alla interattività. E nella sua meccanica, nella sua messa a punto, c’è sì molta tecnologia analogica, vecchia scuola. Ci piace per questo. L’abbiamo avvertito subito, tra le stradine della Targa Florio, perché dopo vari tentativi abbiamo lasciato l’impostazione standard dello sterzo, levato l’ESP e ci abbiamo dato dentro per controllarla mentre la strapazzavamo per bene. Il passo allungato, il peso sbilanciato all’anteriore, la precisione dell’inserimento e la grande potenza a disposizione rendono realmente giocosa questa Ford: non tradisce (anche esagerando con gl’inserimenti, il muso non tende mai ad allargare mettendoti in difficoltà) e se esageri col gas il sovrasterzo è progressivo e telefonato. Insomma, semplice da gestire. Pure su queste strade dove alcuni tratti di asfalto sembrano ripassati con la carta vetrata per quanto sono levigati. Ha un modo tutto suo di restituire ciò che accade là sotto, la Mustang: in verità lo sterzo è piuttosto inerte. È preciso, ma non comunica tutto quello che accade. In compenso l’assetto restituisce molto bene tante cose: in frenata, o accelerazione, le sensazioni ti arrivano al corpo attraverso il sedile; senti sempre, tra l’altro, quanto grip hanno le gomme. E questo basta a farsi un’idea chiara della dinamica della Mustang quando decidi di tirarle il collo. Lo sterzo, a dirla tutta, ha anche altri piccoli problemi: il comando è elettrico e questo permette al sistema d’interagire col piantone in varie situazioni. Per esempio, nei viaggi più lunghi, il sistema autocorregge il ‘centro’ per contrastare il vento laterale. Utile (specie sugli interminabili rettilinei del West, ndr) anche se nei lunghi trasferimenti nostrani, a causa di queste continue autocorrezioni, sei sempre alle prese con una corona piuttosto mobile fra le mani. Ancora: nelle rotonde, o nelle curve di piccolo raggio, se correggi la traiettoria allargandola all’ultimo (diciamo che hai dato troppo sterzo e devi allontanarti dal centro della curva) sentirai una forza opposta a quella della direzione della curva sulla corona. Servirebbe a stabilizzare la sterzata e rendere una sensazione di ‘solido’ alle mani, in realtà quella forza contraria dà solo fastidio (e arriva addirittura a impuntare lo sterzo in alcune situazioni). Insomma: il software che gestisce lo sterzo è da migliorare, ma stiamo parlando di aspetti marginali di una messa a punto che, per il resto, è molto buona. Questa è la prima Ford Mustang della storia a non avere più il ponte rigido posteriore: al suo posto, dietro, c’è uno schema Multilink che ne ha affinato moltissimo il comportamento fra le curve. E soprattutto contribuisce a renderla decisamente ‘comoda’. Alle basse andature il suo assetto è curiosamente rigido, ma man mano che si sale con le andature, la sua messa a punto tende a essere sempre più accondiscendente verso la schiena, pur mantenendo un comportamento semplice da decifrare e preciso. È un po’ come se, alle basse andature, la Mustang volesse far capire a chi la guida che è una vera sportiva… anche in modo piuttosto infantile dato che, come tutti sanno, non sempre un assetto rigido significa ‘tenuta di strada’ o ‘sportività’.

Passista. Fortunatamente però, questa caratteristica (molto probabilmente voluta dal marketing per dare sensazione di sportività a chi la guida per la prima volta) svanisce lasciando spazio a ben altro contenuto appena sale la velocità. Le strade della Targa Florio sono ideali per scoprire le sfumature di guida delle auto per tantissime ragioni: la prima è che alternano tratti anche molto veloci ad altri lenti e tortuosi; poi perché la composizione degli asfalti, lungo i suoi svariati chilometri, è probabilmente tra le più variegate del pianeta: si va da quello gettato da poco a quelli più antichi e, soprattutto, da composizioni più o meno granulose a manti particolarmente consunti; oltre a mettere a dura prova la sensibilità di chi guida (chiaramente tutto questo varia la tenuta dell’auto, curva dopo curva) è uno stress-test mica male per la Mustang. Per esempio, ti puoi accorgere del fatto che giunzioni e cambi di asfalto vengono assorbiti molto meglio sopra i 70/80 all’ora che non alle velocità più basse; e ancora puoi renderti conto che l’abitacolo è ben insonorizzato. Senti il rombo del motore e poco altro: questo anche perché gl’interni (molto migliorati rispetto al passato, anche se ancora qualche plastica ‘croccante’ non mancherà di farsi criticare) sono assemblati molto bene: difatti si viaggia in assenza totale di scricchiolii. A proposito del motore, questo è il V8 da 421 cv. Grazie ai suoi 530 Nm lo puoi usare in modalità ‘monomarcia’: con la quinta inserita fai tutto; c’è sempre una valanga di spinta pronta a proiettare l’auto in avanti senza chiederti di scalare. Per guidarla un po’, ovviamente, c’è bisogno di far girare più alto il motore: usandolo così il 5 litri si scatena gorgogliando, con quel modo vellutato tipico dei V8, tutta la sua potenza. È uno spettacolo, a tratti esagerato, considerando che su una strada aperta al pubblico, per quanto poco trafficate come quelle della Targa Florio, più di tanto non si può fare… O forse sì, riguardando le immagini della Cineteca Rai che raccontano la Targa Florio di quegli anni. Mitici, come quelli in cui sono nate tutte le auto che ancora oggi ammiriamo; o, ancora, che hanno fatto da culla alle grandi sfide, come quella fra Ford e Ferrari: non aziende una contro l’altra, ma uomini, che per puntiglio hanno generato i miti che ancora raccontiamo. O facciamo rivivere: come noi, qui, sulle Madonie con una Mustang. Ecco perché, detto che questa Mustang è un’auto molto valida, è splendido sapere che comprandola, fai tuo anche un pezzo di storia.

Marco Pascali - TopGear ITA
(servizio ripreso da TG 98)

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