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Cordoli, grip ed emozioni: a Goodwood la storia si guida

Marco Pascali da Goodwood, Marco Pascali
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Non avevo mai guidato al Goodwood Circuit e oggi so che è una delle piste più insidiose su cui abbia girato: nel 1966 venne inibita alle corse dall’allora IX Duca di Richmond, Freddie March, e oggi è fin troppo semplice ricostruire le ragioni di quella decisione. Tratti di velocità pura si alternano ad altri di guida molto tecnica. Serve precisione, perché ogni errore costa. Caro.

Cordoli, grip ed emozioni: a Goodwood la storia si guida

Quando Goodwood era un aeroporto di guerra

Durante la Seconda Guerra Mondiale, da questi panorami decollavano e atterravano gli aerei della RAF: la Royal Air Force Station Westhampnett ebbe un ruolo cruciale nella Battaglia d’Inghilterra e nel D-Day.

Terminata la guerra, Freddie March trasformò le piste dell’aeroporto nel circuito che la mia generazione ha imparato a conoscere attraverso il Goodwood Revival. Negli anni ’50 e ’60 divenne una delle piste più amate d’Inghilterra, ci correvano i “mostri sacri”: da Stirling Moss (oltre a vincere moltissimo - Goodwood era la sua pista del cuore - qui ebbe l’incidente che pose fine alla sua carriera) a Mike Hawthorn, passando per Phil Hill, Bruce McLaren, John Surtees, Wolfgang von Trips e Jack Brabham.

Qui si correva anche una gara di Formula 1 non valida per il Campionato del Mondo. Poi, come accennato, nel 1966 tutto finì per questioni di sicurezza. Il circuito riprese vita nel 1998, cinquant’anni dopo la prima inaugurazione, quando l’attuale Duca di Richmond e Gordon riaprì il circuito per il primo Goodwood Revival, l’evento unico al mondo che conosciamo.

Cordoli, grip ed emozioni: a Goodwood la storia si guida

Una pista che è diventata cultura

Oggi tutto qui è un inno alla cultura dell’auto e al Motorsport. Staccionate basse di legno, dettagli d’epoca come i box “balconati” o i grandi chioschi che ospitano direzione gara, sale briefing e quant’altro: citazioni perpetue di un mondo dell’auto che non c’è più e che i piloti che hanno partecipato al Goodwood Revival (vedi l’intervista a Jacques Villeneuve dello scorso anno, tanto per dire) non hanno mancato di rispettare per l’audacia del suo spirito.

Uno spirito che vive nei 3,8 chilometri della pista, nei suoi cordoli, nelle traiettorie da “far scorrere” e che devi impostare con un altissimo grado di perizia per scampare alla Fordwater (da prendere praticamente in pieno), alla St. Mary (dove puoi scoprire cosa significhi davvero il termine “bilanciamento” dell’auto) o alla Woodcote, che proietta - letteralmente e tipicamente - in sovrasterzo verso la chicane che apre al rettilineo.

Cordoli, grip ed emozioni: a Goodwood la storia si guida

Un test chiarificatore

Ci ho girato per il test delle nuove Pirelli P Zero R P Zero Trofeo RS, veri monumenti al divertimento di guida. A far aderire queste Pirelli al velocissimo asfalto di Goodwood - da vivere in mocassini e pipa in bocca - ci hanno pensato impostazioni elastocinematiche sofisticate come quelle di Porsche Cayman GT4, BMW M2, M3 ed M4: ottima scelta.

Cordoli, grip ed emozioni: a Goodwood la storia si guida

Il gioco dei paradossi

Divertimento di guida a parte, come pure lo splendido grip offerto da questi pneumatici (il Trofeo RS è un vero benchmark per la guida in queste condizioni), a farmi riflettere erano le notizie che mi arrivavano in diretta WhatsApp dai colleghi in Cina: "Horse Powertrain (Geely-Renault) presenta un V6", "Great Wall ha mostrato un V8" (ispirato dichiaratamente a quello della Ferrari SF90).

Tutti riportano come in Cina si stia ormai puntando verso nuove nicchie esotiche, dopo aver sbaragliato tutti con l’elettrico - prima - e con l’ibrido - in quest’ultimo periodo. Se nel primo caso il successo è stato figlio di una lucida operazione strategica che ha portato al controllo della filiera elettrica, e se nel secondo il goal cinese è legato alla spietata capacità di progettazione che sta facendo cambiare i connotati ai Costruttori tradizionali (che impiegano il doppio, se non il triplo, a passare dal foglio bianco al prodotto in vetrina), credo che, nel caso delle applicazioni sportive di V6 e V8, la Cina non avrà vita facile.

Le auto a cui hanno puntato finora sono “oggetti” utili agli spostamenti. Ma il resto - come le auto che servono per correre e divertirsi su una pista come questa di Goodwood - deve essere utile a emozionare.

E l’emozione non si ricostruisce al tavolo della geopolitica o della strategia, come sanno bene i Costruttori di sportive, supercar o di prestigio (in queste terre nascono le Rolls‑Royce). Per un curioso gioco del destino, mi ritrovo qui a constatare quanto i luoghi intrisi di verità sappiano farti sognare grazie alla storia che rappresentano. Vale per le nostre Case della Motor Valley, ad esempio. O per pneumatici dalla tradizione secolare come i Pirelli: la cultura della guida, contrariamente a quella del commuting, è fatta di sfumature impercettibili. Verità costruita sulla sensibilità di una storia lunga così.

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