Con il restyling della Captur, arrivato a quattro anni dal lancio, l’obiettivo per la Renault era di non stravolgerla, ma di alzarla un po’ di tono, per così dire, grazie a una maggiore attenzione ai materiali, alla cura dei dettagli e, inevitabilmente, a nuove tecnologie di bordo, dall'infotainment ai dispositivi di sicurezza. Come di consueto i ritocchi iniziano dai gruppi ottici, dai fari ridisegnati alle luci diurne con la forma a “C”, mentre lo stile crossover è sottilineato dagli scivoli integrati nei paraurti. Tra le novità, c'è anche l'allestimento Initiale Paris, che discende dalle sorelle alto di gamma e propone optional inediti su questa vettura, come gli interni di pelle nappa e i fari full Led. Per il nostro test, però, abbiamo puntato sulla versione Intens. Quanto al motore, il protagonista è ancora l'1.5 dCi, da molti anni uno dei turbodiesel di riferimento, che per alcuni aspetti, come i consumi, resta imbattuto.
Si è rifatta la plastica. Dentro, come anticipato, si trovano nuovi materiali più morbidi, sulla plancia e nei pannelli delle porte, mentre l’illuminazione d’ambiente a Led regala un’atmosfera più piacevole quando si viaggia di notte. Il sistema d'infotainment è l’aggiornato R-Link Evolution, con touch screen da 7 pollici e ora compatibile, oltre che con MirrorLink, anche con Android Auto. Non con Apple CarPlay, però: secondo la Renault, già così l'80% degli smartphone dei possibili clienti risulta coperto. Altri piccoli ritocchi riguardano il volante, più ergonomico e rivestito di pelle pieno fiore, e la leva del cambio. Davanti al passeggero si rivede una delle trovate originali della Captur, ovvero il cassettone a scorrimento orizzontale, mentre dietro c'è come sempre il divano scorrevole, che, in caso di bambini piccoli sul seggiolino, consente di avvicinarli fino al limite, con il divano e i sedili anteriori che arrivano a toccarsi, eliminando lo spazio per le gambe dei passeggeri. Quanto al bagagliaio, questa peculiarità della vettura consente di usarlo “a fisarmonica", mantenendo l'abitabilità per cinque. Quando poi si ribalta lo schienale, si può rialzare il fondo per ottenere un piano di carico uniforme. Al di sotto, se non bastasse ancora, si trova il pozzetto della ruota di scorta: è in parte occupato dal kit di riparazione, ma può essere utilizzato per borse piccole.
Sveglio e quasi astemio. L'1.5 dCi da 110 cavalli convince fin dai primi metri per l’accelerazione vivace e per l'assenza di vibrazioni. E il cambio a sei marce lo asseconda molto bene, grazie alla corretta spaziatura dei rapporti, ai facili innesti e alla frizione leggera. Così si sfruttano in modo adeguato le caratteristiche del propulsore, cioè buona coppia in basso e discrete capacità di allungo. Al di là della gradevole souplesse alle andature tranquille, pigiando sull'acceleratore e tirando di più le marce si scopre anche l'apprezzabile vivacità di questo motore. Nell'uso di tutti i giorni, in ogni caso, quel che conta è poter viaggiare sui 1.500-2.000 giri e poter riprendere senza dover ricorrere a scalate frequenti. Se si vuole risparmiare, sul tunnel c’è il tasto Eco, che “addormenta" un po' la risposta dell'acceleratore.
Come va. La guida si conferma gradevole e sicura anche nei tratti ricchi di curve. La vettura francese si rivela agile e ben equilibrata, anche grazie allo sterzo dal buon carico e con un feeling corretto. Però va detto che, nelle prove di stabilità in pista, si registra una criticità già emersa sulle altre versioni provate: nel test di evitamento di ostacolo su asfalto bagnato, l'intervento dell'Esp risulta così deciso da provocare la perdita di aderenza dell'avantreno, con la conseguenza che l'auto rallenta vistosamente, ma perde direzionalità. Restando in tema di sicurezza, con questo restyling la Captur guadagna l'avviso angoli bui, attivo tra 30 e 140 km/h. L’ultima novità di rilievo è l’Easy park assist, che sotto i 30 km/h segnala il posto auto libero ed è in grado di parcheggiare (in parallelo, a pettine o a spina di pesce). Il guidatore deve limitarsi ad accelerare e frenare.
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