Appuntamento a Pessione di Chieri, nella campagna sotto Torino, esattamente dietro allo stabilimento della Martini & Rossi. È qui che, già da alcune ore, i meccanici del team Ford-Martini Racing stanno mettendo a punto la "Focus WRC". Qualche minuto per i saluti, un'occhiata all'immancabile motorhome dove "vivono" piloti e tecnici durante le gare, e siamo pronti per consegnarci nelle mani di Colin McRae, lo scozzese campione di rally.

Siamo qui per una prova un po' speciale: sopravvivere nel ruolo di "navigatori", cioè di fianco al pilota, su un tracciato di terra, tra fossi e alberi, un ponte di cemento sulla ferrovia, dove normalmente passano i trattori, circondati da campi induriti dai primi freddi, vie di fuga fatte di zolle.

Si entra in macchina. Già, una parola... in pratica, con un po' di contorsioni, si afferra il roll-bar in alto per riuscire a scavalcare il longherone d'acciaio della gabbia, infilare i piedi davanti e calarsi di precisione nel sedile anatomico. Poi è la volta delle cinture: due sulle spalle, una ventrale e due lacci pure tra le gambe! Si comincia a intuire qualcosa delle decelerazioni e degli scossoni che ci aspettano. Ma siamo qui e sorridiamo con fiducia all'assistente che chiude la portiera.

McRae è già pronto, chiede l'Ok di conferma dall'interfono del casco e comincia a far salire i giri del motore. È "Ok", si va. Il "2000" bialbero turbo romba accompagnato da forti vibrazioni, il 33enne scozzese inserisce la prima e ci lanciamo sullo sterrato. Seconda e terza come se niente fosse, tirando appena la corta leva al volante.

La "Focus WRC" passa da 0 a 100 km/h in 4,3 secondi, stiamo sicuramente andando più forte. Ma il tachimetro non c'è e comunque dalla posizione del navigatore tutti i numeri che scorrono sul cruscotto si vedono appena. Un primo salto sul ponte e scendiamo verso le curve tra i campi: tutte di traverso, con sbandate di precisione e grande anticipo per entrare di muso al punto giusto prima di riaprire tutto il gas.

È pazzesco, ma sembra tutto assolutamente normale. Ruote e sospensioni lavorano a meraviglia e non si perde mai aderenza, tranne che nei salti sui dossi. McRae è concentrato come se dovesse davvero fare il "tempo" per piazzarsi ai primi posti di una "speciale". Sfrecciamo di fianco ai commissari di percorso e ai fotografi e ci lanciamo a tutta velocità verso la fine del tracciato, segnata da una barriera.

Panico: verso una barriera?! Agli ultimi metri, McRae sbanda a sinistra, si butta dall'altra parte e lascia girare la macchina in testacoda... pronti a tornare. Di nuovo curve, un albero da schivare e il salto sul ponte. Come navigatore, sono un po' rigido, le gambe sono indolenzite da quanto mi sono "puntato" coi piedi, mentre col casco avrò dato una decina di botte (dopo le frenate più brusche) all'appoggiatesta...

Ultimi metri, posso guardarmi attorno: la "Focus" è irriconoscibile, dentro è fatta di tubi, i due sedili anatomici, strani contatori e computer dove una volta c'era la plancia. Ma tutto è raffinatissimo, rivestito di velluto nero e pannelli di carbonio.

Altro testacoda, quello finale (ma ormai sembra una banalità, potrei farlo anch'io...) e una stretta di mano al campione scozzese. Solo scendendo, con nuove contorsioni, mi rendo conto di quanto caldo faceva in quell'abitacolo. Ma l'aria condizionata?!