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Uno sguardo nel Ponte San Giorgio - VIDEO

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Sono trascorsi tre anni dal crollo del Ponte Morandi e uno dall’inaugurazione del viadotto ricostruito sul Polcevera e Quattroruote ha deciso di tornare a Genova per una visita particolare alla nuova infrastruttura. Oggi, infatti, un’opera del genere è molto più di una semplice, sia pur colossale, gettata di calcestruzzo: è una sorta di "macchina" con una vita autonoma, che dev’essere però gestita e monitorata istante per istante. Siamo così andati alla scoperta dei segreti di questo gigante, realizzato in soli 15 mesi da WeBuild, insieme con Fincantieri, Italferr e Rina.

Dentro la “nave”. La visita inizia nel cuore del Ponte San Giorgio, con una "passeggiata" lungo un camminamento posto all’interno dell’impalcato che, secondo l’idea di Renzo Piano, ha una forma evocativa della carena di un’imbarcazione. Solo così si possono vedere le telecamere interne, le antenne del sistema di wifi e, soprattutto, i grossi tubi consacrati all’impianto di deumidificazione: dentro la struttura, infatti, il livello di umidità dev’essere mantenuto al 40% immettendo aria calda, per evitare fenomeni di degrado dei materiali. Invisibili, invece, sono i 250 sensori che tengono sotto controllo l’intero viadotto e che sono collocati all’interno del cassone, alla base delle pile e ai punti di attacco del ponte.

I segreti di Ponte San Giorgio - Genova

Il "cervello". Tutti i dati, le immagini e le informazioni vengono convogliati nel cosiddetto fabbricato tecnologico, un edificio esterno riempito di server e computer. È su questi monitor che compaiono eventuali alert per le anomalie rilevate, che possono riguardare anche semplicemente l’impianto di illuminazione o quello di produzione dell’energia (il ponte, infatti, è autosufficiente grazie ai pannelli fotovoltaici installati). Un altro computer consente invece di monitorare e gestire i quattro robot, realizzati dal Gruppo Camozzi e progettati dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

Forme d’intelligenza. Dei quattro robot, due sono detti Robot-Wash e due Robot-Inspection. I primi hanno il compito di mantenere sempre puliti i pannelli fotovoltaici e le barriere antivento del Ponte San Giorgio, così da assicurarne efficienza e trasparenza: i secondi vengono periodicamente impegnati per scattare migliaia di fotografie della struttura, da confrontare per rilevare eventuali anomalie. Tutte queste operazioni sono gestite in maniera autonoma dai robot, che sono dotati di quella che i progettisti chiamano meccatronica cognitiva: la capacità, cioè, di riconoscere le condizioni ambientali, la necessità d’interventi o lo stato di carica delle batterie e agire di conseguenza. Dando del ponte ancora di più l’immagine di una "macchina" in gran parte capace di gestirsi da sola.

COMMENTI

  • Quindi che cosa ha differenziato il ponte Morandi da tutto il resto? Basta farsi qualche domanda scomoda.
  • Come è possibile che in 15 mesi siamo riusciti a progettare e costruire un simile capolavoro tecnologico ma che impieghiamo 30 anni per ammodernare la Salerno-Reggio Calabria? Solo noi italiani siamo capaci di simili incongruenze!
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