Auto ibride
A ciascuno il suo schema
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Si fa presto a dire ibrida. Sulla carta (di circolazione) non ci sono differenze, ché la dicitura è uguale per tutte. Ma rispetto a quando, ormai quasi un quarto di secolo fa, la Toyota per prima presentò questa originale forma di doppia propulsione, tanta acqua è passata sotto i ponti. A cambiare è anche, se non soprattutto, il contesto generale: quella che allora sembrava una fuga in avanti, per i costruttori è diventata una necessità, stanti le sempre più severe normative in termini di emissioni via via entrate in vigore. Che non sono l'espressione di un capriccio dei legislatori, ma la risposta a una crescente domanda di maggiore compatibilità ambientale del mondo dei trasporti. Ora, si può discutere all'infinito sulla validità dell'opzione scelta come prevalente, quella dell'elettrificazione. Il dato di fatto è che questa è la strada imboccata e indietro non si può più tornare. L'ibrido, oggi, si configura come lo strumento ideale per la fase di passaggio che stiamo vivendo verso una mobilità full electric. Così il mercato lo premia, considerandolo anche l'unica alternativa plausibile al vituperato diesel. E le Case lo sposano, anche se sarà, presumibilmente, un matrimonio a termine, nell’attesa che, nel 2035 o giù di lì, venga decretata la morte definitiva dei motori a combustione. Diverse sono, però, le declinazioni del tema, che non seguono più pedissequamente la traccia originaria della Toyota (tuttora validissima): le abbiamo schematizzate qui.

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Mild. Si parte con uno schema semplice: un motogeneratore recupera l'energia, nelle fasi di rallentamento, e la invia a una batteria di piccola taglia. Poi riavvia il propulsore termico e fornisce un contributo nelle accelerazioni, riducendo i consumi.

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Full in parallelo. La batteria, di capacità superiore a quelle delle ibride mild e sempre ricaricata nei rallentamenti, consente la marcia in modalità elettrica per brevi tratti. Il motore elettrico può provvedere alla propulsione da solo o insieme con quello termico.

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Full in serie. A differenza di quanto accade per l'ibrido in parallelo, nello schema in serie il propulsore termico non agisce mai (o quasi) direttamente sulle ruote: si limita ad azionare un generatore, che alimenta la batteria e il motore elettrico.

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Plug-in in parallelo. Lo schema ricalca quello delle full hybrid, ma la batteria ha una capacità di gran lunga superiore e, in più, è ricaricabile allacciandosi a una fonte esterna. Questo consente di viaggiare in modalità completamente elettrica per qualche decina di chilometri.

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Plug-in in serie. Come per le ibride full di pari schema, il motore termico non aziona le ruote, ma trascina un generatore che alimenta l'unità elettrica (incaricata della propulsione) e carica la batteria, che può anche ricevere energia tramite una presa di corrente.

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