C'è un mestiere antico nell'industria del pneumatico: quello del compounder, o tecnologo delle mescole. Da oltre un secolo è la figura che, partendo dalle specifiche richieste - magari da un costruttore per una supercar così spinta da meritare gomme iper-personalizzate - combina i materiali per calibrare aderenza su asciutto e bagnato, rumorosità, resistenza al logoramento e altre caratteristiche.
Oggi quel mestiere, un tempo portato avanti con lunghe prove di laboratorio, sta cambiando con l’utilizzo del Virtual Compounder, sistema proprietario basato sull’intelligenza artificiale sviluppato per rivoluzionare la progettazione delle mescole.
Da alchimista a supervisore
Il ruolo del compounder si è trasformato: non più un esperto che procede per tentativi, ma un regista attento che definisce gli obiettivi di performance e valida le proposte del sistema. Il laboratorio non è più il luogo dove si crea la “ricetta”, ma quello dove ciò che per l’AI è già ottimizzato viene messo alla prova.
Il Virtual Compounder esplora molte più soluzioni e simula il risultato prima dell’impiego dei materiali fisici, selezionando solo le miscele più promettenti. Il tutto con una riduzione dei prototipi del 20% e dei tempi di sviluppo del 30%.
Due AI che dialogano
Il sistema integra due approcci complementari. L’intelligenza artificiale generativa, addestrata su oltre 20.000 formulazioni storiche e più di dieci anni di test, genera e ottimizza nuove configurazioni. La Physics-Informed AI utilizza invece le leggi chimico-fisiche - meccanica, cinetica, viscoelasticità - per simularne i comportamenti.
Il Virtual Compounder è uno dei fiori all’occhiello in ambito AI di Pirelli, che abbraccia l’intelligenza artificiale su tre livelli: produttività individuale, integrazione nei processi digitali e modelli proprietari avanzati. Il gruppo conta oltre 120 modelli AI attivi, tra produzione, commerciale e R&D, con regia dal quartier generale di Milano.
Materiali più verdi
Il Virtual Compounder incide anche sulla sostenibilità: esplora materiali sostenibili, bio e riciclati, valutandone l'impatto prima di produrre un prototipo. Pirelli utilizza già silice da lolla di riso, PET riciclato, nero di carbonio da pneumatici a fine vita, lignina e bioplasticizzanti vegetali.
La frontiera riguarda cellulosa e polimeri bio per il battistrada, con l’obiettivo di raggiungere oltre l'80% di materiali bio-based e riciclati nei prodotti di punta entro il 2030.
Lo strumento rappresenta un cambio di paradigma che valorizza l'esperienza umana, amplificando le capacità dell’operatore e consentendo di esplorare soluzioni prima irraggiungibili. L'alchimia è diventata ancora più sofisticata.
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