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Evitano gli incidenti in auto ma finiscono nei missili: perché la difesa vuole i chip degli ADAS

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L'elettronica di una SUV progettata per prevenire incidenti mortali fa gola all'industria della difesa americana. Le startup statunitensi legate al settore militare, infatti, stanno attingendo a piene mani da comparti civili come l'automotive, il settore farmaceutico e il fracking (tecnica per estrarre gas naturale e petrolio da rocce profonde): una strategia per produrre armi più rapidamente e a costi inferiori.

Auto come ossigeno per i razzi

Evitano gli incidenti in auto ma finiscono nei missili: perché la difesa vuole i chip degli ADAS

La necessità di ripensare i flussi logistici nasce da una pressione senza precedenti sui depositi militari. Dal 2022, tra il supporto fornito all'Ucraina nella guerra contro la Russia e i recenti attacchi statunitensi in Iran, Washington ha consumato circa 50.000 munizioni tra razzi e missili.

Di fronte a questo boom della domanda, colossi come Lockheed Martin, Boeing e RTX devono fare i conti con la scarsità di motori a razzo a propellente solido. Tanto che il governo degli Stati Uniti ha stanziato 53 miliardi di dollari per sbloccare la produzione missilistica nazionale, semplificando le regole degli appalti. Per le aziende che collaborano con il Pentagono si aprono opportunità enormi, grazie a contratti con un'agenzia governativa che dispone di un budget annuale di circa mille miliardi di dollari.

La Silicon Valley delle armi ipersoniche

È in questa nicchia di mercato che si inseriscono aziende come la startup californiana Castelion, specializzata in armi ipersoniche (superiori a Mach 5, oltre cinque volte la velocità del suono): ha sostituito i rari componenti elettronici di livello aerospaziale con processori ADAS e con quelli ad alte prestazioni utilizzati dalle auto elettriche.

I chip vengono ottenuti in tempi sei volte più rapidi e a un decimo del costo rispetto alle alternative tradizionali della difesa, secondo Reuters. Aziende come Anduril cercano una scalabilità di stampo fordista per produrre armamenti con la stessa velocità con cui una catena di montaggio realizza SUV.

I processori delle auto, impiegati per gestire la frenata automatica d'emergenza o il mantenimento della corsia, si rivelano adatti anche ai sistemi di guida dei missili ipersonici, dimostrando quanto l'elettronica di bordo delle vetture moderne abbia raggiunto livelli di calcolo e affidabilità un tempo riservati al settore aerospaziale.

Dall'auto al drone militare: che succede in Europa

Evitano gli incidenti in auto ma finiscono nei missili: perché la difesa vuole i chip degli ADAS

Il legame tra industria automobilistica e difesa è presente anche nel Vecchio Continente. Secondo alcune indiscrezioni, il gruppo Volkswagen sarebbe in trattative con l'israeliana Rafael Advanced Defense Systems per riconvertire parzialmente lo stabilimento tedesco di Osnabrück. In Francia, invece, Renault ha confermato un piano per produrre fino a 600 droni militari al mese nello stabilimento di Le Mans.

Il confine tra industria civile e militare si assottiglia, aprendo un dibattito che va oltre l'efficienza produttiva. La crescente interdipendenza tra i due settori solleva interrogativi di natura industriale, geopolitica ed etica ed è destinata a far discutere.

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