Le Zone 30 di Bologna non sono in regola e vanno eliminate: lo dispone il Tar Emilia‑Romagna, che accoglie il ricorso dei tassisti e annulla il provvedimento con cui il Comune ha istituito la Città 30. Il Tribunale invalida il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze relative all’abbassamento del limite da 50 a 30 km/h, “fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’amministrazione intenderà adottare”.
La misura era stata introdotta a luglio 2023 sul territorio comunale (eccetto le strade ad alto scorrimento) in via sperimentale e poi ufficialmente dal 16 gennaio 2024, con controlli della velocità tramite Telelaser su strade a rotazione.
Dipende dalla strada
Il principio alla base del ricorso – inizialmente presentato da due tassisti, poi rimasto uno – è che il limite di 30 km/h non possa essere generalizzato, ma debba essere disposto strada per strada, in base alle caratteristiche specifiche del tratto. Il Comune può imporre limiti più bassi solo dove la sicurezza stradale è realmente in pericolo, come vicino a asili, scuole, ospedali, parchi gioco e aree con utenza vulnerabile.
Secondo il Tar, l’amministrazione ha invece esteso le zone 30 al 70% del territorio metropolitano, “escludendo in radice” che si tratti di limiti motivati da esigenze specifiche. Si configura quindi la violazione della competenza regolatoria, che in materia di circolazione spetta allo Stato. I tassisti segnalavano anche un possibile calo delle chiamate e quindi dei guadagni.
Battaglia legale
Il primo ricorso era stato respinto dal Tar. Ma nel luglio 2025 il Consiglio di Stato ha annullato quella sentenza, chiedendo un nuovo esame nel merito: cosa che è appena avvenuta.
Peso specifico notevole
Il tema delle zone 30 generalizzate è da anni terreno di scontro istituzionale. Con la direttiva 2024, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha detto no ai 30 km/h ovunque, ammettendoli solo in aree “sensibili” e su tratti delimitati, con obbligo per i Comuni di motivare ogni scelta e di indicare gli obiettivi di miglioramento da conseguire entro un periodo prestabilito. Gli uffici territoriali del ministero possono effettuare controlli di merito sui provvedimenti relativi alla Città 30.
Il sindaco Matteo Lepore ha difeso la misura, citando 20 mila firme e il programma elettorale. Secondo lui, la risposta del governo è “burocratica” e applicherebbe un carico amministrativo eccessivo, soprattutto ai piccoli Comuni. Bologna rivendica una riduzione di incidenti, feriti e morti; va precisato, però, che il calo dei sinistri è un trend in corso da anni, anche con il limite a 50 km/h, e che la mobilità cittadina è stata condizionata dai lavori del tram.
Milano e Roma: e ora?
Le conseguenze della sentenza non sono immediate da definire.
A Milano, dove le zone 30 sono diffuse, i rapporti col ministero sono tesi: il verdetto potrebbe alimentare nuovi attriti.
A Roma, il Comune ha portato i 30 km/h in tutta la vasta Ztl centrale, prevedendo controlli con autovelox mobili. Resta però il nodo della mancata omologazione degli apparecchi, prevista dall’articolo 142 del Codice della strada, che mette in dubbio la validità delle multe.
Nel complesso, alcune norme cruciali per la sicurezza stradale restano in un limbo giuridico, in attesa di una definizione chiara tra competenze statali e locali.
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