Anteprima: Hyundai Concept Three
Si scrive Concept Three, si legge Ioniq 3. Volendo farla brevissima, il prototipo che Hyundai svela al Salone di Monaco altro non è che un antipasto della prossima elettrica della Casa coreana: un modello compatto, più grande della Inster ma sotto i 4,3 metri di lunghezza, destinato a sfidare la concorrenza del segmento B a batteria. La Hyundai ha resistito alla tentazione di sfornare la "solita" suvvettina, puntando invece su una vettura bassa, un’hatchback dai tratti quasi sportivi. Disegnata dal centro stile europeo e, per quanto destinata al mercato globale, fortemente centrata sui gusti e le esigenze del Vecchio Continente, sia nel powertrain che nelle forme.
“Gli esterni? Definitivi all’80%”. In questa fase della transizione in cui le Bev non riescono a sfondare, ma sono comunque indispensabili in un mix di vendita che rispetti i requisiti dell’Unione Europea sulle emissioni, la strategia del colosso di Seul ha fissato due obiettivi a breve e medio termine: offrire una versione elettrificata di ciascuno dei suoi modelli entro il 2027 (le prossime a “prendere la scossa” saranno le nuove generazioni di i20 e Bayon) e introdurre, a livello globale, 21 modelli 100% a batteria entro il 2030. Ed è qui che, tra le altre, entra in gioco la Concept Three, prefigurando sviluppi di serie attesi per la primavera del 2026. “Gli esterni riflettono per l’80% il modello definitivo”, spiega Simon Loasby, senior vice president e capo del Design Center di Hyundai. Ciò significa che la Ioniq 3 abbinerà a dimensioni compatte (la concept è lunga 4,29 metri, larga 1,97 e alta 1,47, con un passo di 2 metri e 72) proporzioni da hot hatch e un design emozionale, sempre più caratterizzato dai Led a pixel parametrici.
Com’è dentro. Immaginando la Three su strada, occorre depurarla da alcuni effetti speciali, dal fantasmino sulla calandra alla “duck tail”, passando per i digital mirror laterali. Particolari anche i due speaker messi al posto dello scarico, che danno una forma visiva al sound dell’elettrico. La “fuga in avanti” rispetto alla realtà è però più evidente negli interni, concepiti come un salotto, confezionati con materiali comodi dalle tonalità morbide, e caratterizzati da un infotainment “destrutturato”, in cui l’esperienza di guida è organizzata da widget modulari personalizzabili: quest’ultimi, però, non si traducono in meri riquadri su un unico pannello centrale ma hanno una presenza fisica. Testimonianza plastica della volontà della Casa – come diversi altri costruttori in questa fase, vedi per esempio la Volkswagen – di tornare a dare spazio ai comandi fisici nell’interfaccia uomo-auto.
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