Diario di bordo

Renault Twizy
Una settimana con l'elettrica francese

Renault Twizy
Una settimana con l'elettrica francese
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La protagonista del diario di bordo di questa settimana è un’auto “elettrizzante”, la Renault Twizy. Per chi non la conoscesse, è una elettrica pura, ovvero solo motore elettrico e batterie litio-ioni. È in vendita da quattro anni circa e non è un’auto in senso stretto, ma un quadriciclo pesante, che va a 80 km/h e ha una massa di 475 kg. La più economica delle Twizy, escluse le offerte speciali, è in vendita a 7.900 euro, la più equipaggiata costa 1.000 euro in più.

Day 1: listino e noleggio batterie. Auto del futuro? In giro ne avrete sicuramente vista qualcuna, sembra uscita da un film di fantascienza con le sue ruote sporgenti e la cellula tondeggiante, ma anche se ha il volante e quattro ruote, va percepita più come uno scooter e il perché lo vedremo fra poco. È lunga solo 2 metri e 34 ed è ovviamente pensata per le strade della città, dove si parcheggia in un fazzoletto: a sentire quel che dice la pubblicità, dove sta un’auto normale entrano tre Twizy. In realtà, se parcheggiate così sporge un po’ in mezzo alla strada. Però, anche se non è un’auto, il prezzo d’acquisto non è molto diverso purtroppo da una quattro ruote tradizionale. Ci sono varie formule per diventare proprietari di una Twizy, prima di farmi un giro ho preso informazioni. Nelle auto elettriche, la parte più costosa è il pacco batterie, che in questo caso vale circa 3.000 euro. Quindi la Renault prevede la possibilità di noleggiarlo anziché acquistarlo, pagando un canone mensile, che varia a seconda dei chilometri che si percorrono e alla sua durata: si va da un minimo di 50 euro al mese per un noleggio di tre anni e 7.500 km totali a un massimo di 96 euro per chi fa molta strada, 22.500 km. In questa cifra è compresa l’assistenza stradale per qualsiasi motivo, anche se avete dimenticato di ricaricare le batterie e siete rimasti a secco. E quando le batterie perdono di efficienza, il costruttore ve le sostituisce gratis. Insomma, avete capito che non è una faccenda economica avere la Twizy. Con gli stessi soldi si compra un'utilitaria a quattro posti, ma del resto nessuna auto elettrica è a buon mercato oggi, perché i numeri sono troppo piccoli per realizzare delle vere economie di scala. L’unica cosa che ci potrebbe venire in aiuto sono gli incentivi all’acquisto e all’uso, e qui qualcosa in effetti c’è: chi usa una elettrica ha l’accesso quasi incondizionato alle aree a traffico limitato. Nella capitale e nell’Area C di Milano è senz’altro un vantaggio di cui tenere conto. Unico rammarico: le zone centrali delle nostre città sono spesso lastricate di pietre e questo la Twizy lo digerisce con un po’ di difficoltà, viste le sospensiosi rigide. Per oggi mi fermo qui, ma la nostra settimana è appena cominciata e domani si parla di guida elettrica. Carlo Bellati, redazione WebTV

Day 2: impressioni di guida. Ho avuto il piacere di guidare la Twizy la prima volta quattro anni fa, nel 2012, a Ibiza. Su un’isola, per di più in primavera, mi era sembrato un mezzo divertente e pratico. Ora la riprovo nella nebbiosa periferia di Milano, ed è inverno. Diciamo che, fin da prima di chiudermi, si fa per dire, nell’abitacolo, le premesse sono diverse. Innanzitutto, me la ricordavo con le portiere ad ali di gabbiano e senza vetri. Alla presentazione avevano giustificato questa scelta con l’assenza della climatizzazione a bordo: in sostanza, il calore del guidatore e il suo respiro, con un abitacolo ermeticamente chiuso, farebbero appannare subito il parabrezza. E quindi ci si deve accontentare dei deflettori. E coprirsi adeguatamente, esattamente come in scooter. Per aprire lo sportello, s’infila la mano proprio dal varco del finestrino. Il posto di guida è essenziale, di tipo automobilistico più che da moto. Infatti ha il volante. Però il sedile, pochissimo imbottito, è sprovvisto di regolazioni. Va solo avanti e indietro di qualche centimetro. Giro la chiave e sblocco il freno a mano, a sinistra del volante, a dire il vero con qualche difficoltà forse perché era troppo tirato. Finalmente si può mettere in D e partire. Sono abbastanza protetto dal vento, anche se non sono abituato a viaggiare con i finestrini abbassati e in auto non lo faccio praticamente mai. Quasi quasi metterei il casco anche se ovviamente non è obbligatorio, visto che la Twizy è un quadriciclo. Guidando, bisogna fare attenzione a un paio di cose. Non c’è il servosterzo e il volante risulta di conseguenza duro, in particolare in manovra. Una volta in movimento, diventa leggero. Ma il movimento di braccia, in curva dev’essere deciso per accompagnare nel modo corretto la rotazione. Manca anche il servofreno, cosa che all’inizio sorprende un po’. Meglio, prima di buttarsi nel traffico, fare un po’ di pratica con il pedale, poco modulabile, per imparare a pigiare con la giusta forza. L’impianto, comunque, risponde bene. Prendo confidenza e ricomincio a trovarla abbastanza divertente. Il baricentro basso e l’assetto rigido la rendono ben attaccata all’asfalto. Però si traballa parecchio e sul pavè di Milano non è il massimo. A proposito di confort, bisognerebbe sentire il parere del passeggero. Io per oggi viaggio da solo, ma un’idea me la sono fatta: chi siede dietro deve infilarsi in uno spazio angusto e stare incollato allo schienale davanti, ovviamente, come il guidatore, con la cintura allacciata. Per un breve tragitto, si può fare. Andrea Sansovini, redazione Prove su strada

Day 3: modalità e tempi di ricarica. Dopo che i miei colleghi hanno girato in lungo e in largo con la Twizy, a me tocca ricaricare le batterie. L’operazione è ancora più semplice del solito perché la microauto Renault è dotata di un cavo a spirale che si estrae da un piccolo vano anteriore, chiuso da un coperchietto. Basta quindi fermarsi vicino alla presa di corrente, estrarre il cavo e collegare la spina. Spina che è particolare, non è la solita Mennekes (tecnicamente definita Tipo 2) delle auto elettriche, ma è la Tipo 3a, dedicata ai quadricicli. La cosa non pone problemi, perché le colonnine pubbliche sono dotate di due prese, una per i connettori Tipo 2 e una per i Tipo 3a. Ma non solo: in dotazione alla Twizy c’è pure un adattatore per collegare il cavo di ricarica alle prese Schuko domestiche. E visto che l’assorbimento di potenza è limitato a 2 kW, non c’è rischio di rimanere al buio perché “salta” il contatore (a patto, ovviamente, di non far funzionare contemporaneamente la lavastoviglie o il ferro da stiro). La capacità della batteria è di 6,1 kWh, il che significa che la ricarica dura attorno alle tre ore. E il “pieno” di corrente costa circa due euro e mezzo se si collega la Twizy a una wall box con contratto dedicato (necessario per esempio nei box condominiali non allacciati al contatore di casa): l’energia, in tal caso, costa 40 centesimi al kWh (e il canone è di 33 euro al mese), mentre se ci si serve di una normale presa domestica il prezzo della ricarica quasi si dimezza. A batterie cariche l’autonomia dichiarata della Twizy è di 100 km, ma nell’uso normale può calare anche parecchio, in funzione dello stile di guida e dei percorsi. Roberto Boni, redazione Prove/tecnica

Day 4: Codice della strada e caratteristiche principali. Dal punto di vista legislativo si tratta di un quadriciclo e a listino ce ne sono due versioni: quello “leggero”, che pesa meno di 450 kg, va a 45 all’ora e si guida a 14 anni con la patente del ciclomotore, e quello “pesante”, oggetto del nostro diario, la Twizy 80, che va appunto a 80 all’ora, pesa 475 kg, di cui 100 di batterie, e si guida a 16 anni con la patente B1 o a 18 con la B. La Twizy fa parte di un programma Renault piuttosto vasto e articolato che comprende diversi modelli: una berlina come la Fluence, un commerciale, la Kangoo, e la piccola Zoe, una citycar, senza dimenticare la Nissan Leaf. È lunga 2,34 metri e larga un metro e 40 e monta ruotine piccole da 13", leggermente più larghe dietro per dare stabilità, visto che il passo è molto corto. Non c’è Abs, Esp e nemmeno il servofreno; in compenso c’è il recupero di energia in frenata, quindi bisogna fare un po’ l’abitudine al pedale. Struttura solida: sotto i pannelli di plastica c’è un telaio di tubi d’acciaio quadrati con i supporti per la sospensione anteriore, la quale ha anche la funzione di assorbimento urti, e un telaio posteriore con una gabbia di lega leggera che contiene il motore e l’inverter, che sono elementi “caldi” e hanno bisogno di dissipare il calore. Dato che non c’è un radiatore, la struttura di alluminio aiuta a equilibrare la temperatura. La sospensione anteriore è di tipo MacPherson con molla coassiale all’ammortizzatore e barra antirollio, e la posteriore è praticamente uguale, con una leva di finto sterzo per tenere sotto controllo i movimenti del triangolo inferiore. Le batterie al litio-ioni da 6,1 kWh prodotte dalla LG sono alloggiate nella trave centrale. Con questa capacità, la carica richiede tre ore e mezzo e circa due euro al prezzo medio dell’energia. Dalle batterie, però, esce corrente continua, ma il motore di questo mezzo è asincrono a corrente alternata, quindi ci vuole un inverter che trasformi la corrente da continua ad alternata e alimenti la macchina elettrica. Il motore è da 13 kW, ovvero 18 CV, e il regime di rotazione arriva a 7.500 giri. Non c’è il cambio, ma solo un riduttore da 1:9,23. Il rapporto peso/potenza è di circa 25 kg per cavallo, il che rende la Twizy paragonabile a uno scooter 125 come prestazioni. Dal punto di vista della sicurezza, è una via di mezzo fra l’auto e lo scooter: si guida senza casco, ha l’airbag e la cintura a quattro punti e per la sicurezza attiva si può far conto sui quattro freni a disco, anche se, come detto prima, la modulabilità del pedale è un po’ particolare. Per finire, luogo e data di nascita: dal 2012 la Twizy è costruita in Spagna, a Valladolid, e se ne fabbricano circa 180 al giorno. Carlo Bellati, redazione Web TV

Day 5: protezione e autonomia. Per l'ultimo giorno del nostro Diario di bordo ci siamo recati in pista per valutare altri due aspetti della Renault Twizy. A Vairano abbiamo attivato l'impianto d'irrigazione, di solito impiegato per le prove di tenuta sul bagnato, con l'obiettivo di testare la piccola elettrica in caso di forti acquazzoni, vista l'assenza dei finestrini anche come optional (se ne trovano solo di non ufficiali in aftermarket). Freddo a parte - quello va messo in conto considerando che non c'è il climatizzatore - le porte proteggono abbastanza bene anche da eventuali schizzi provenienti dalle auto in sorpasso. Qualora indossiate un abito elegante, comunque, una normale tuta antipioggia da moto/scooter potrebbe essere la soluzione più semplice per scongiurare qualsiasi... doccia indesiderata. Il secondo aspetto è forse quello più importante per questo genere di vettura: la cosiddetta ansia da autonomia. La Renault dichiara 100 km con un "pieno" di corrente, che avviene in circa tre ore e mezza. In realtà, guidando con la massima accortezza e sfruttando al meglio i sistemi di recupero dell'energia in rilascio e in frenata (funzione ben evidenziata sul display del piccolo cruscotto), si raggiungono al massimo i 70/80 km reali, valori che scendono ulteriormente se si esagera con l'acceleratore. Ne consegue che occorre calcolare con attenzione la lunghezza del tragitto da percorrere e magari sincerarsi di parcheggiare accanto a una delle (ancora poche) colonnine di ricarica. In dotazione, comunque, c'è anche un pratico adattatore per sfruttare la comune presa del proprio box. Alessandro Carcano, redazione Internet

COMMENTI

  • concordo con l'articolo, io l'ho provata 1 giorno intero a genova. Nel traffico non se la cava bene quanto uno scooter, ma può andare comunque dove vuole. E' comodo anche il fato di parcheggiare in centro e trovarsi il twizy carico per andare a casa... come se ci fosse un benzinaio che viene a farvi il pieno mentre state facendo shopping, non vi è mai capitato? :P
  • Penso sia opportuno fare un pò di chiarezza.Possiedo una TWIZY dallo scorso Giugno,dopo averla provata a lungo nel periodo della presentazione. La cosa più difficile da far capire,è che non si tratta di una vettura,ma di uno scooter,considerando che costa sì come un auto e viene venduta in un posto dove si vendono auto. Parliamo di uno scooter tipo Vespa come potenza,ma con la coppia di una XT 660 Yamaha. Questo,aiuta molto nell'attraversamento di incroci e rotonde e rende bene in salita. L' autonomia,cambia molto dallo stile di guida,ma anche dalla differenza di stagioni e relative temperature. Parliamo di 60/70 km in inverno contro i 90 /95 in estate ad andature normali, non abito in una grande città,e non sono abituato ai suoi ritmi frenetici. I vetri sono indispensabili,me ne sono accorto dopo essere sopravissuto ad un nubifragio, in moto, avrei preso meno acqua. Non è paragonabile ad altri mezzi sul mercato,nè Microcar varie,nè Tazzari,(costa il doppio). Infine l'ingombro,occupa un posto moto stando sopra le strisce,è larga quanto una Honda Gold Wing e,metà di una Smart. In Spagna dove viene prodotta e in Sud America dove viene venduta,è definita :La Moto que no se caje ovvero la moto che non cade!
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  • Questa "Settimana con..." sarebbe stata molto più esilarante con delle testimonianze video...
  • molto meglio l'Estrima Birò di questo rospo!
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  • E' un buon veicolo, con l'affidabilità Renault. Il prezzo è un po' alto, ma con economie di scala potrebbe scendere.
  • La Twizy la si ama o la si odia! Io ne possiedo una ormai da un po' di tempo e senza non potrei stare neanche un giorno. Prima di tutto sono molto dispiaciuto che la macchina sia stata consegnata senza vetri, visto che ormai quasi tutte le Twizy in circolazione sono dotate di vetri rigidi e/o morbidi. Secondo con 10€ è possibile comprare un riscaldatore elettrico. Terzo è talmente brutta che ogni volta che la parcheggio mi ferma qualcuno per chiedermi informazioni e dopo pochi secondi ne comprende il grande valore ed in particolare che si parcheggia nello spazio di uno scooter e non è assolutamente vero che esce dalle strisce blu, che evidenzio possono essere occupate senza pagare, altra nota che il giornalista si è dimenticato di dire. Le batterie non sono in vendita e sono solo noleggiabili il che garantisce un prodotto di alto livello perché alla casa costruttrice interessa che voi le sfruttiate il più possibile, il che normalmente non succede con altri veicoli elettrici. La macchina è rigida perché è stata studiata dal TEAM di Formula 1 per stare in strada come un KART, hanno fors'anche esagerato ma garantisco che ad oggi nonostante sterzate a 90° a 60 km/h non sono ancora riuscito a perderne il controllo (una SMART si sarebbe ribaltata!), il che ti porta a guidare la macchina come un video gioco! La macchina sul nuovo è molto cara e devo dire che mi sono avvicinato perché ho trovato un buon usato, ma tenete conto che dopo 4 anni l'unica cosa che ho dovuto fare e cambiare le gomme perché la manutenzione è azzerata. La cosa più importante è che la vita di un uomo non ha prezzo e visto che per ragioni di lavoro dovevo scegliere tra lo scooter o la Twizy, ritengo che la produzione di massa di veicoli simili salverebbe nelle nostre città molte persone ogni giorno, senza dimenticare che non inquina per niente!
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  • Io la Twizy della Renault non l'ho mai provata, ma l'ho solo vista in giro... A parer mio a questi prezzi e con queste prestazioni (anche ergonomiche) tanto vale un quadriciclo tradizionale... se poi si vuol puntare sull' elettrico ci sono alcune alternative, secondo me più allettanti, come Icaro della GreenGo, la Tazzari o le varie vetture cinesi... che girano a noleggio.
  • Mi fa molto piacere che Andrea Sansovini nel day 2 ha riportato pari_pari le mie impressioni sulla Twizy, significa che il mio breve giretto è stato sufficiente al pari di una prova più lunga per capire le peculiarità di base. .... Nel finale del suo report si chiede come potrebbe essere l'esperienza del passeggero posteriore, beh, posso dire che mia moglie s'è lamentata parecchio delle scomodità e delle sconnessioni sulla strada, infatti avevo segnalato soprattutto il sedile posteriore come maggiore criticità, ..... cmq a dar "sollievo" al passeggero arriva la scarsa autonomia che forzatamente fa durare poco i viaggi..... (-_-)
  • Io la Tweezy l'ho guidata per un paio d'ore, in città. Era estate, perciò non ho "goduto" l'ebbrezza dei finestrini aperti in inverno. La vetturetta è molto divertente e se sei un po' esibizionista, è il massimo. La durezza dello sterzo non è poi così micidiale, ai miei tempi avevo una Opel rekord da 20 quintali senza servosterzo... Quello a cui invece è molto diffcile abituarsi è la durezza del pedale del freno e la lunghezza della frenata. Bisogna fare molto di più che qualche prova e abituarsi a un pedale che richiede una pressione dell'ordine dei 60 Kg, per fermare la vettura "lanciata" magari a 60 Km/h non è facile.
  • Mi piacerebbe vedere un confronto Renault Twizy VS Toyota i-Road.
  • Bellini e Neuro vi compatisco,siete all'età della Pietra !
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  • Sono sempre del parere che "oggi" le auto elettriche sono solo per chi le usa in città e questa Twizy ha addirittura prezzi "concorrenziali" se confrontate con le minicar provate sul numero di Quattroruote di ottobre. Le minicar del confronto vanno dai 9990euro della Chatenet CH26 ai 14995 della Casalini M14 2.0 tutte con motore diesel e....tutte con tanti difetti. Detto ciò la Twizy l'ho vista ma non guidata; sfiziosa ma non l'acquisterei.
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  • Ne ho viste in giro una o due, piuttosto vado a piedi.
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  • Questa dell'elettrico e la strada da battere !
  • Beh io l'ho guidata in una delle tante manifestazioni "ecologiche" che si tengono in città, solo un giretto di un quarto d'ora non un vero e proprio uso continuato dunque le mie valutazioni sono relative. Effettivamente come scrive Bellati nel Day 1, sul pavè l'ho trovata molto rigida, i sedili (soprattutto il posteriore) non aiutano, lo sterzo discretamente evanescente, la frenata abbastanza lunga, fenomeno forse accentuato dai "rimbalzi" sulle sconnessioni. Nonostante avesse i finestrini in policarbonato (che mi sembra non siano presenti nella versione in prova a 4R), gli "spifferi" che entrano nell'abitacolo obbligano ad un abbigliamento "da esterno" anche se nei giorni di pioggia dovrebbero aiutare a stare almeno all'asciutto, del resto non avendo un impianto di climatizzazione (peso e consumo di energia risparmiati) non potrebbe che essere così altrimenti ci sarebbe il problema dell'appannamento del parabrezza. Se valutata con gli stessi parametri delle auto ne esce con le "ossa rotte", va vista come uno scooter e allora anche il suo prezzo non si discosta molto dalla fascia alta di questa categoria (tipo il Piaggio MP3 molto diffuso qui dalle mie parti), ma con quelli si possono fare anche dei viaggi, con la Twizy solo dei brevi giretti fuoriporta. Tra l'altro visti gli incentivi (troppo generosi a mio avviso) presenti in Francia per l'acquisto di un'auto elettrica, incentivi negati invece a questo quadriciclo, una Zoe alla fine viene a costare non molto di più.....
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