La black mass ottenuta dalla triturazione delle batterie esauste è un tesoro colmo di materie critiche come litio, cobalto, manganese e nickel, fondamentali per la produzione di nuovi accumulatori e per ridurre la dipendenza dell'Europa dall'estero. Per questo l'Unione Europea ne ha vietato l'esportazione verso Paesi non Ocse, Cina in primis, puntando a trattarla internamente. «Nelle intenzioni tutto fila, ma finché l'Europa non avrà sviluppato la capacità di operare con grandi quantità, questo divieto potrebbe essere controproducente», osserva Leonardo Colapinto di Safe, l'hub italiano delle economie circolari.
I rischi della competitività europea
Il regolamento sulle batterie ha introdotto obblighi di riciclaggio per quelle esauste e quote di contenuto riciclato nelle nuove, ma, prosegue Colapinto, «la transizione potrebbe essere costosa e rischia di minare la competitività dei produttori di batterie europei: non ha molto senso negare la nostra black mass ai cinesi, se poi consegniamo loro il mercato dei prodotti finiti». Concorda Alessandro Danesi di Seval, tra i leader nella triturazione di batterie: «Fino a oggi la black mass europea è stata esportata soprattutto in Oriente. In particolare, la Cina ha una capacità di trattamento consolidata rispetto alla quale noi siamo indietro di almeno cinque anni».
Il crollo dei prezzi e i costi operativi
Il problema è che con la chiusura dei canali cinesi e filippini, le aziende europee riescono a piazzare la black mass solo a imprese che riconoscono un quinto del prezzo. Ciò non basta a coprire i costi operativi e, visto che sono i produttori a farsi carico delle perdite, si rischia che queste vengano scaricate sul prezzo finale, riducendo ulteriormente la competitività rispetto alle batterie asiatiche.
Dazi e sussidi: una strategia per il futuro
Quindi la Cina vince sempre? Non è detto. «Disporre di sbocchi asiatici per la black mass», conclude Colapinto, «potrebbe aiutarci a consolidare la nostra capacità di raccolta e triturazione e a far crescere il trattamento chimico per estrarre i minerali». Farlo in Europa costerà di più, ma il gap potrebbe essere compensato applicando dazi alle batterie d'importazione, per poi reinvestire quel denaro per sovvenzionare l'intero settore del recupero materie prime.
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