Sono centinaia ogni giorno le email che arrivano qui in redazione e, in particolare, al nostro direttore. Anche dall'estero. Sono segnalazioni, commenti, problematiche, suggerimenti. Per la stragrande maggioranza riguardano auto moderne ma, talvolta, ecco tra le tante spuntare una email diversa, che ci fa tornare indietro nel tempo. Questa arriva dalla Repubblica Ceca ed è di Jirí Langer (vedi link sotto al titolo), un collezionista che racconta dell'acquisto del rottame di una rara e bella auto italiana del dopoguerra, una Fiat 1500 sei cilindri convertibile fuoriserie, carrozzata Stabilimenti Farina. È stato due anni fa, in Inghilterra, grazie a un annuncio. Un argomento che ha acceso la nostra curiosità.
Il lettore cerca informazioni, documentazione utile al restauro e il fatto che per questo si rivolga a noi, ci fa molto piacere. La vettura - la vedete nelle foto - è molto "vissuta", anzi a dirla tutta "bella conciata", ma per fortuna è completa delle parti fondamentali. Ci sono i sedili, il prezioso telaio della capote (i rivestimenti invece sono quasi distrutti), gli strumenti, i fregi che sarebbe un'impresa ricostruire e che parlano di una realtà artigianale torinese - quella degli Stabilimenti Farina (penultima foto) - ormai scomparsa da decenni. Un esemplare richiesto su ordinazione, il nostro, con specifiche particolari, forse anche alla leva del cambio, che qui è al volante mentre sulle altre 1500 sei cilindri è in genere a cloche sul pavimento. C'è anche una bella curiosità: la linea, molto raffinata, sarebbe da attribuirsi infatti - un po' come si fa nel caso di dipinti pregiati - a un giovanissimo Giovanni Michelotti (ultima immagine), vero artista (sue alcune Ferrari anni 50, molte BMW e Triumph) che iniziò la sua carriera a 15 anni, nel 1936, proprio alla Stabilimenti Farina.
Ma torniamo alla nostra 1500: i lavori da effettuare appaiono molto costosi e complessi per la revisione ed eventuale ricostruzione di alcune parti, ma la vettura è davvero rara, dunque merita senz'altro di essere recuperata. Ci confrontiamo coi colleghi di "Ruoteclassiche", in una sorta di sinergia di gruppo, verificando subito le difficoltà nel reperire materiale utile. Decidiamo d'interpellare quindi un grande esperto in materia, Edoardo Magnone, presidente del Registro Fiat Italiano. Gli giriamo le foto, quello che abbiamo. L'auto "cattura" il suo interesse, si capisce subito, e viene riconosciuta come "giusta". Un passo importante. Grazie al numero di telaio fornitoci dal proprietario (045080, terza immagine) Magnone riesce a sapere che è stato prodotto a fine 1949 (il primo telaio dell'anno è stato il 43365, l'ultimo il 45334) e fa parte della serie 1500 "D". Poco altro è possibile sapere, perché mancano documentazione, libri, fonti, foto.
Però la curiosità vien mangiando, no? Il proprietario ci fa sapere poche altre note: questa 1500 sei cilindri era ancora registrata nel 1955 in Italia poi, già nel 1959, si trovava in Inghilterra, dove è rimasta fino a poco tempo fa. E da poco sono cominciati i lavori sulla vettura. Abbiamo parlato di restauro difficile e costoso, che può addirittura arrivare a eguagliare il valore dell'esemplare. Già, ma quanto può valere questa 1500 fuoriserie? Difficile fare una stima di un'auto così particolare ma forse è quotata meno del previsto: se restaurata da concorso, l'auto potrebbe con difficoltà raggiungere i 60-70.000 euro. Una bella somma, ma inferiore a quanto spuntano in genere vetture da corsa coetanee diciamo più? di moda. Perché fuoriserie come la nostra sono, appunto, da intenditori esperti. E anche questi, oggi, sono merce rara.
Andrea Stassano
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