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Al ForumAutoMotive si discute del futuro del settore

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In difesa di un milione di lavoratori italiani, di una buona fetta di Pil, del made in Italy e di una capacità di innovare che tutto il mondo ci invidia: è questo l’obiettivo del #ForumAutoMotive, l’evento organizzato da Pierluigi Bonora che si è svolto a Milano. Come di consueto, l'iniziativa è stata anticipata da una tavola rotonda che ha visto riuniti i rappresentanti di tutta la filiera dell’auto e alcuni politici che si interessano del settore, come l’eurodeputato Stefano Maullu, il membro della commissione Finanze della Camera Alessandro Cattaneo e il delegato Anci Claudio Lubatti: un’occasione, insomma, per far muovere l’industria “in un’unica direzione e con una voce sola”.

Il rapporto sul diesel. Il dibattito ha evidenziato come i legislatori applichino norme e disposizioni senza ben capirne le potenziali conseguenze, spesso e volentieri ignorando le obiezioni degli esperti. Così, l’incertezza regna sovrana e lo studio “Cittadini nel caos: quale motore scegliamo?” non fa che confermare un quadro piuttosto confuso. Presentata da Barbara Galli, Mobility Director di Doxa, la ricerca espone i dati dell’osservatorio Onthemove ed evidenzia come il 71% degli italiani (il 4% in più rispetto alla precedente rilevazione) non si senta più sicuro nell’acquistare un’auto diesel per via dei blocchi imposti dai Comuni; il 68% teme che molte Case possano fermarne la produzione; il 58% ha addirittura paura che l’era dei mezzi a gasolio possa terminare nell’arco di un paio d’anni. Risposte che fanno pensare, anche perché il 69% degli interpellati continua a considerare il diesel come la propulsione ideale per chi macina tanti chilometri.

Svecchiare il parco circolante. Claudio Spinaci, presidente dell’Unione Petrolifera, ha riportato diversi studi di realtà terze, da Acea a Bosch, dall’Istituto Motori CNR di Napoli all’Adac tedesca, in cui i motori a gasolio di ultima generazione sono ancora ritenuti “la soluzione per i prossimi 10/15 anni, visto che sono ampiamente al di sotto di ogni limite imposto dall’Ue: il problema - ha obiettato il dirigente - è il vecchio parco circolante italiano, che per il 54% ha oltre dieci anni, contro il 39% della Germania, il 37 della Francia e il 36 del Regno Unito”. In più, secondo Spinaci, le sentenze dei tribunali tedeschi contro il diesel riguardino solo le vetture “fino all’Euro 4. Le Euro 5 hanno delle deroghe, mentre le Euro 6 sono tassativamente escluse: d’altronde, per queste ultime la riduzione dei NOx è del 95% rispetto a un’Euro 0, mentre nel caso del PM** si stima un taglio del 96% rispetto a un’Euro 1”.

Idrogeno ed elettrico. Oltre al tema caldo del diesel, il Forum ha affrontato il futuro: Michela Capoccia, responsabile innovazione transizione energetica e mobilità sostenibile del Gruppo Sapio, ha sottolineato l’importanza di non perdere l’ennesimo treno per l’idrogeno, mentre Mariarosa Baroni, presidente di NGV Italia, ha ricordato il valore del metano, un po’ dimenticato dalle istituzioni e, in parte, anche dal mercato. Gianfranco Pizzuto, pioniere dell’auto elettrica e fondatore di Fisker, ha voluto contestare alcune affermazioni emerse durante la tavola rotonda: tra tutte, la tesi per cui “l’auto a emissioni zero non esiste”. Di certo la transizione, per molti ineluttabile, dovrà esser governata dalle istituzioni in modo intelligente. E non, come ha sottolineato il vicedirettore generale dell’Unrae Antonio Cernicchiaro, “con imposte sociali come l’ecotassa appena introdotta dal governo”. Quanto alle tecnologie, il presidente dell’Unrae veicoli industriali Franco Fenoglio suggerisce di investire a 360 gradi: “Nessuno sa come sarà il futuro. Dobbiamo dare fiducia a tutte le propulsioni, con tanti investimenti che ci devono esser riconosciuti”. La vera partita sarà capire come tutto questo potrà essere sostenibile nel lungo periodo.

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