Settant’anni sono un traguardo importante per qualunque storia condivisa. Per una rivista che si occupa di automobili, però, sono anche il racconto di un mondo che è cambiato più volte, spesso in modo radicale. L’auto degli anni 50 non è quella degli anni 80, non è quella dei Duemila e certamente non è quella che abbiamo davanti oggi.
Ma c’è una differenza rispetto al passato: parlare di automobili senza essere fraintesi è diventato difficile. Non per capriccio, ma perché l’automobile stessa – come oggetto e come simbolo – è diventata qualcosa di diverso. Più difficile da capire, da scegliere, persino da desiderare.
Chi la compra si trova davanti a prezzi sempre più elevati, dimensioni crescenti, un’offerta che spesso non intercetta i bisogni reali. Motorizzazioni che scompaiono, altre che vanno bene alle normative ma non alle persone. E poi basta elencare le tipologie di automobili ibride per andare in confusione: mild hybrid, full hybrid, plug-in hybrid, super hybrid, range extender.
Chi l’auto la produce è stretto tra vincoli normativi, pressioni economiche, trasformazioni industriali e scenari geopolitici che cambiano di continuo. Per questo tutti sono disorientati. Lo registriamo nei vostri commenti, nelle email che riceviamo, attraverso il sito, il magazine, i social.
La sensazione condivisa è che l’automobile “giusta” sia sempre più difficile da trovare. A volte perché manca qualcosa, altre perché è troppo complicata, altre ancora perché sembra non esistere.
A questo si aggiunge il modo in cui oggi si parla dell’automobile. Il dibattito pubblico riduce problemi articolati a contrapposizioni semplici, trasforma ogni scelta tecnologica in una bandiera ideologica, rende difficile qualsiasi ragionamento che non sia schierato. Viviamo in un’epoca che tollera poco le sfumature. Si cercano colpevoli e soluzioni immediate.
Ma l’automobile, proprio per la sua natura industriale, tecnologica e sociale, è fatta di compromessi e contraddizioni. Raccontarla per quello che è significa, spesso, scontentare qualcuno.
In settant’anni di storia, Quattroruote ha attraversato crisi energetiche, rivoluzioni tecnologiche, cambiamenti sociali e industriali profondi. Non per dare sempre risposte definitive, ma per continuare a fare da ponte: tra chi l’auto la progetta e la costruisce e chi quell’auto la deve scegliere, usare, vivere. E se c’è una lezione che questi decenni ci hanno insegnato è questa: le certezze facili sono quasi sempre sbagliate.
Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: testare, misurare, confrontare, spiegare. A mettere in relazione i fatti con i numeri del nostro Centro Prove. Anche quando la spiegazione è meno comoda della bandiera, anche quando le risposte non sono né semplici né rassicuranti. Ma nel nostro settantesimo anno abbiamo deciso di dare un nuovo spazio alla voce di chi nel dibattito attuale si sente troppo poco. E cioè a voi, che l’auto la dovete comprare e utilizzare ogni giorno.
La domanda che vi facciamo è semplice: che auto desiderate davvero? Quanto siete disposti a spendere? Che cosa ritenete indispensabile e che cosa superfluo? Quali tecnologie vi convincono, quali vi lasciano perplessi? Che cosa oggi riesce ancora a emozionarvi in un’automobile, e che cosa invece sentite mancare?
Vogliamo raccogliere il punto di vista di tutti voi che l’auto la comprate – o la vorreste comprare – per necessità o per passione. E trasformare questo ascolto in dati, riflessioni e contenuti che pubblicheremo e che continueranno a guidare il nostro lavoro nei mesi a venire.
Perché Quattroruote, a settant’anni dalla sua nascita, non vuole limitarsi a raccontare l’automobile che cambia. Vuole continuare a stare, con metodo e indipendenza, dalla parte di chi quell’automobile la deve scegliere, pagare e guidare per davvero.
Il sondaggio è chiuso: grazie per aver partecipato, presto potrete leggere i risultati!
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