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Pacchetto Automotive
Auto UE, l’allarme Anfia: “250 mila lavoratori a rischio se Bruxelles non cambia le regole”

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La deindustrializzazione del comparto auto europeo è una realtà certificata dai numeri: 100.000 licenziamenti negli ultimi 15 mesi nel settore diretto (230.000 considerando anche l’indotto), più una previsione di altri 250.000 tagli in quattro anni, se Bruxelles non dovesse cambiare le regole della transizione elettrica.

A fornire l’istantanea alla Camera è stato il presidente dell’Anfia, Roberto Vavassori, durante l’audizione sul Pacchetto Automotive di Bruxelles.

Il pasticcio della Commissione UE

Il numero uno dell’Associazione nazionale filiera industria automobilistica critica la proposta della Commissione UE (obiettivo CO₂ tagliata del 90% anziché del 100% nel 2035 sul 2021): “È un pasticcio, un’occasione mancata", ha detto Vavassori. "Chiediamo uno sforzo di comprensione delle nostre richieste”, sintetizzabili nell’adozione del principio di neutralità tecnologica.

Altrimenti, dice l'Anfia, si rischia un’ondata di licenziamenti, “non dovuti solo alla regolamentazione UE. L’esecutivo comunitario può fare molto: da Bruxelles promana il 95% della legislazione del nostro settore. L’accrocchio messo assieme della finta apertura del 10%”, prosegue il presidente dell’Anfia, “viene compensato con strumenti arbitrari come il 7% di acciaio verde: c’è da mettersi le mani nei capelli. In quanto al 3% di biocarburanti, è in realtà solo l’1%”.

Inoltre, “oggi otto consumatori su 10 in Europa non scelgono un’auto elettrica: è giusto dare loro la possibilità di libera scelta. Il Vecchio Continente è l’unica regione al mondo ad aver perso tre milioni di veicoli rispetto al periodo pre‑Covid, ‘presi’ dalla Cina, che esporta in Europa quasi solo vetture termiche: l’85%”.

Attivarsi subito

“Chiediamo all’UE che i biocarburanti vengano utilizzati da subito", ha concluso Vavassori. "E che i veicoli prodotti dai costruttori di nicchia siano esentati per sempre dalle regolamentazioni CO₂, perché irrilevanti nel numero e nelle emissioni rispetto agli scopi delle normative europee”: il riferimento è alle auto che nascono nella Motor Valley.

Secondo l’Anfia, insomma, il futuro del settore automotive europeo dipenderà dalla capacità di Bruxelles di ascoltare la filiera, salvaguardando occupazione, competitività e libertà di scelta.

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