Stellantis ha già fornito diversi giorni fa diverse indicazioni sull'andamento delle performance finanziarie nel 2025 e, in particolare, in un secondo semestre pesantemente influenzato dagli effetti economici e contabili del “reset” strategico voluto dall’ad Antonio Filosa.
“I nostri risultati - ha rimarcato il manager - riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all’interno di una gamma completa di tecnologie: elettrica, ibrida e a combustione interna”.
Finora, però, mancavano i dati di consuntivo e ulteriori dettagli, tra cui le prestazioni delle singole regioni e divisioni operative.
Effetto prezzi e cambi su ricavi e consegne
Partiamo dal fatturato. I ricavi netti si sono attestati a 153,5 miliardi di euro, in declino del 2% rispetto al 2024 a causa per lo più “degli effetti negativi dei tassi di cambio e del calo dei prezzi nel primo semestre del 2025”. Nella seconda parte dell'anno, invece, il gruppo ha assistito a un recupero delle performance, con un ritorno alla crescita dei volumi: l'aumento dell’11% (2,8 milioni di unità) ha più che annullato il calo del 7% (2,66 milioni) dei primi sei mesi dell'anno.
“Nella seconda metà dell’anno – ha spiegato Filosa – abbiamo iniziato a vedere i primi segnali positivi di progresso, grazie ai risultati iniziali delle azioni intraprese per migliorare la qualità, alla solida esecuzione dei lanci della nostra nuova ondata di prodotti e al ritorno alla crescita del fatturato”.
Svalutazioni e perdite "monstre"
La redditività è stata pesantemente influenzata dai 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari decisi dai vertici per riflettere “principalmente un cambiamento strategico volto a riportare le preferenze dei clienti e la libertà di scelta al centro dei piani dell’Azienda”. Il conto economico mostra quindi una perdita operativa di 26,25 miliardi, contro l’utile di 3,69 miliardi del 2024 (confronto distorto dagli oneri).
Al netto delle voci straordinarie, il rosso si attesta a 842 milioni di euro, contro l’utile di 8,65 miliardi dell’anno precedente. Il bilancio complessivo si chiude con una perdita di 22,3 miliardi, rispetto ai 5,52 miliardi di profitti del 2024. L’azienda ha inoltre bruciato cassa, ma con un miglioramento: i deflussi delle attività industriali scendono da 6 miliardi a 4,5 miliardi di euro.
L'andamento delle regioni
Dal dettaglio geografico emergono indicazioni significative. Il Nord America è tornato a fornire un contributo positivo nel secondo semestre: i volumi sono cresciuti del 39%, grazie alla normalizzazione delle scorte e al maggiore slancio commerciale legato al ritorno in gamma di motori molto apprezzati dagli americani come gli Hemi. Tuttavia, non è bastato per ribaltare il dato annuale: le consegne crescono del 3% (1,47 milioni), ma i ricavi scendono del 4% (60,96 miliardi) per l’aumento delle promozioni. Il mix sfavorevole e i dazi USA portano a una perdita operativa di 1,89 miliardi (utile 2,66 nel 2024).
In Europa, il calo delle consegne (–3% a 2,49 milioni), insieme a una concorrenza più aggressiva sui prezzi, riduce i ricavi del 3% a 57,7 miliardi. Il risultato operativo passa da un utile di 2,42 miliardi a una perdita di 651 milioni, anche per oneri legati a richiami e multe sulle emissioni.
Il Sud America conferma la propria solidità: volumi +10%, ricavi +2%, anche se l’utile operativo scende a 1,96 miliardi (da 2,27) per la svalutazione di real e peso. Nel Medio Oriente e Africa, volumi +7%, ricavi –4% e utile operativo in calo a 1,43 miliardi. La regione Cina, India e Asia Pacifico registra performance stabili ed è tornata in utile.
La crisi della Maserati
La Maserati rimane nel pieno della crisi, amplificata dalla scelta della precedente dirigenza di ridurre la gamma. Le consegne scendono da 11.300 a 7.900 unità, i ricavi da 1,04 miliardi a 726 milioni. La perdita operativa, però, migliora da 260 a 198 milioni grazie al taglio dei costi e ai minori ammortamenti. Pesano la riduzione dei prezzi in Nord America, i dazi statunitensi, il calo dei volumi e la minore propensione all’acquisto di beni di lusso in Cina.
Prospettive di miglioramento
Stellantis conferma le prospettive per il 2026: ricavi e utile operativo attesi in crescita (seppur moderata) e flussi di cassa di nuovo positivi. Il gruppo prevede miglioramenti progressivi dal primo al secondo semestre 2026 grazie alla nuova impostazione strategica e all’offensiva di prodotto in mercati e segmenti chiave. Tra i modelli citati: Jeep Cherokee, Dodge Charger SixPack, Ram 1500 Hemi V8, Ram Dakota, le nuove Citroën C5 Aircross EV, Jeep Compass EV e la Fiat 500 Hybrid.
“Nel 2026 - ha concluso Filosa - il nostro focus sarà continuare a colmare i gap di esecuzione del passato, accelerando ulteriormente verso un ritorno a una crescita profittevole”.
Niente dividendi e neanche bonus
A tal proposito, è chiaro ormai che tutte le risorse disponibili saranno concentrate sui programmi di rilancio operativo. Difatti, il manager di origini napoletane ha già convinto il consiglio di amministrazione a non distribuire dividendi quest'anno. Tuttavia, i danni del passato non li pagheranno solo gli azionisti, ma anche i dipendenti. Stellantis ha comunicato alle organizzazione sindacali italiane "il mancato raggiungimento del livello minimo di margine operativo europeo, indispensabile per la erogazione del premio".
Dunque, i lavoratori non riceveranno bonus in quasi tutti gli Stati in cui la multinazionale è presente. Fanno eccezione Sud America, Africa e Medio Oriente. Inoltre, il gruppo ha "respinto la richiesta sindacale di riconoscere almeno un’erogazione una tantum, affermando che tutte le risorse sono oggi impegnate nel tentativo di rilanciare l’azienda, di salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani e di superare il ricorso agli ammortizzatori sociali".
COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO
I conti del gruppo - Stellantis, bilancio in rosso per 22 miliardi e segnali di ripresa: cosa dicono i numeri 2025
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it