Si fanno sempre più insistenti gli indizi che portano a una trasmigrazione verso gli Stati Uniti della produzione dei modelli Alfa Romeo nell'alto di gamma, ovvero le macchine che dovranno sostituire 159 e 166, quest'ultima già uscita da tempo dai listini: la persistenza di un cambio molto favorevole euro-dollaro gioca pesantemente a favore delle fabbriche d'oltre Oceano, non solo per il gruppo Fiat, ma anche per gli altri marchi europei che hanno siti produttivi negli Usa, come riportiamo in un'altra news (vedi link correlati) su un'aloga iniziativa da parte della Mercedes.

Sergio Marchionne, capo del gruppo italiano, ha detto molto chiaramente che l'unica speranza che ha l'Alfa di avere un rinnovo della gamma dopo l'uscita della Giulietta è di fare versioni "Alfaromeizzate" dei modelli Chrysler di segmento D ed E, ovvero quelli delle berline e delle ammiraglie. Marchionne per la prima volta ha espresso in pubblico profonda insoddisfazione per i risultati conseguiti dalla marca del Biscione, l'unica che continui ad avere i conti profondamente in rosso tra tutte le emanazioni di Fiat Group Automobiles.

È una situazione che potrebbe diventare insostenibile se la crisi dovesse perdurare e che potrebbe portare il manager italiano ad applicare all'Alfa la terapia già adottata per Lancia: a bassi volumi corrisponderebbero bassi investimenti, ovvero semplici versioni di modelli già sviluppati da altre marche (esattamente quel che accade a Lancia con la auto Fiat).

Ovviamente, queste riflessioni ad alta voce mettono fortemente in discussione il futuro dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, cuore produttivo della 159: se la berlina del Biscione dovesse emigrare, si porrebbero per l'impianto napoletano gli stessi drammatici problemi che affliggono in queste ore Termini Imerese, di cui la Fiat ha annunciato la fine della produzione automobilistica per il 31 dicembre 2011.

Nell'immagine, la nostra ricostruzione dell'Alfa Romeo Giulia, il modello che dovrebbe sostituire la 159.