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Mercato italiano
Immatricolazioni in calo anche a dicembre: -15%

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Immatricolazioni in calo anche a dicembre: -15%
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Il mercato italiano dell'auto chiude il 2020 con un altro segno meno a dicembre e numeri coerenti con le previsioni delle maggiori associazioni di rappresentanza del settore: Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, a dicembre le immatricolazioni sono state 119.454, il 15% in meno rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. 

Il consuntivo annuale. Coi dati dell'ultimo mese dell'anno si chiude un 2020 particolarmente negativo per l'intero mondo delle quattro ruote. Nei primi sei mesi la domanda è stata penalizzata dalle conseguenze della pandemia del coronavirus, mentre la seconda parte dell'anno ha beneficiato solo in parte dei programmi di incentivazione alla rottamazione. Da novembre in poi hanno iniziato a produrre effetti negativi due fattori: da una parte l'esaurimento dei fondi per il sostegno ai programmi di rottamazione e dall'altra le nuove misure restrittive varate dal governo per frenare la seconda ondata del coronavirus. Il 2020, dunque, si chiude con 1.381.496 immatricolazioni, il 27,9% in meno rispetto al 2019. Si tratta di un dato sostanzialmente in linea con la maggior parte delle previsioni: l'Unrae, per esempio, aveva indicato registrazioni sotto gli 1,4 milioni di unità.

Positivo il gruppo FCA. Con 31.525 immatricolazioni, a dicembre la Fiat Chrysler Automobiles registra un incremento dell'1,1%. A sostenere le performance del costruttore italoamericano sono il brand Fiat (con 19.519 veicoli e una crescita dell'1%) e la Lancia, con 4.728 registrazioni e un +20,5%. Male la Jeep con 5.458 unità (-5,1%), la Maserati con 139 (-11,5%) e l'Alfa Romeo con 1.664 vetture (-17,6%). Per il gruppo l'anno si chiude con 332.983 immatricolazioni, il 26,8% in meno rispetto al 2019. 

Bene anche PSA. Andamento positivo anche per la PSA, ormai prossima a fondersi con la stessa FCA per dare vita al nuovo gruppo Stellantis. Sono 17.158 le immatricolazioni del costruttore francese, il 3,1% in più rispetto al 2019. Il brand più performante è la Opel con un incremento dell'8,7% (3.597 immatricolazioni), seguita dalla Peugeot con un +4,3% (7.925). In calo la Citroën, con 5.245 unità registrate e un -0,3%, e la DS, con 391 immatricolazioni e un -17,9%. Per il costruttore transalpino le immatricolazioni annuali sono 204.572 (-31,3%).

Wolfsburg in forma. I numeri sono favorevoli anche per il gruppo Volkswagen: le immatricolazioni mensili ammontano a 20.529 (+4,6%) e quelle annuali a 225.052 (-23,7%). A dicembre il marchio Volkswagen immatricola 12.600 veicoli e sale del 15,4%, mentre l'Audi, con 3.770 registrazioni, flette del 23,4%. Con 2.408 vetture la Seat cresce del 21,5%, mentre la Skoda, con 1.742 unità, scende del 2,9%. In crescita la Lamborghini, anche se con sole nove immatricolazioni (+12,5%).

Giù Renault e Ford. In calo a doppia cifra risulta il gruppo Renault: scende del 25,4% con 12.214 immatricolazioni, di cui 3.563 per la Dacia (-46,7%) e 8.651 per il marchio della Losanga (-10,6%), per un totale di 139.300 registrazioni annuali (-29,7%). Chiusura d'anno negativa anche per la Ford con 6.758 immatricolazioni nel mese di dicembre (-27,8%) e 89.558 nell'intero anno (-26,9%).   

Forte calo per Daimler e BMW. Performance decisamente sottotono per i grandi costruttori premium tedeschi. Daimler, con 3.669 auto immatricolate, registra una discesa del 73,5%: la Mercedes cala del 50% (3.142 immatricolazioni) e la Smart del 93% (527). In tutto il 2020, le immatricolazioni del costruttore di Stoccarda sono state 50.483 (-48,6%). In calo risulta anche il gruppo BMW, con 4.718 veicoli (-19,6%): il brand dell'Elica scende del 22,3% (3.525 veicoli) e la Mini del 10,4% (1.193), mentre il consuntivo annuo evidenzia una flessione del 21,6% (62.597 immatricolazioni). 

Asiatiche in chiaroscuro. Tra i costruttori orientali, il gruppo Toyota chiude dicembre con 8.396 registrazioni e un balzo del 35,5% con il marchio omonimo che sale del 46,2% e la Lexus che perde il 49,2%: in totale, le immatricolazioni annuali sono 75.192 (-21,7%). Tra gli altri operatori giapponesi, la Nissan lascia sul terreno il 10,3% (2.481 immatricolazioni) e il 34,61% nel 2020 (28.365). La Honda flette del 38,8% nel mese (-22,66% nel 2020), la Suzuki del 41,8% (-12,61% il saldo annuale), la Mazda del 62% (-24,68%), la Subaru del 45,7% (-25,12%) e la Mitsubishi del 63,7% (-48,97%). Sempre in Asia, la coreana Hyundai subisce un crollo del 58,6% (-33,7% annuale), mentre la consociata Kia si ferma al 44,6% (-25,77% nel 2020).

Volvo scende, Tesla sale. Nel segmento premium, Volvo e Jaguar Land Rover registrano risultati in netta controtendenza. La Casa svedese vede le immatricolazioni salire del 35,3% (1.643 unità) e quelle annuali scendere del 18,39% (17.053). Il gruppo britannico riscontra a dicembre un peggioramento del 33,2% con 905 unità, di cui 231 Jaguar (-45,7%) e 674 Land Rover (-27,4%): l'anno si chiude con 14.853 immatricolazioni e un -39,4%. Continua a brillare la Tesla grazie a un +151,5% con 923 immatricolazioni e un +55,1% con 3.804 registrazioni nel 2020. Nel superpremium avanza del 30,8% la Ferrari (17 vetture targate) mentre perde il 6,2% la Porsche (422): il 2020 vede 505 registrazioni per il Cavallino Rampante (+2%) e 5.668 per la Casa di Zuffenhausen (-15,5%).

Panda sempre salda in vetta. La classifica mensile dei modelli più popolari vede sempre in testa la Fiat Panda, con 9.068 immatricolazioni. Al secondo posto, ben distanziata, si posiziona la Toyota Yaris (4.948), e al terzo la Lancia Ypsilon (4.728). Seguono, nell'ordine, la Fiat 500 (4.704), la Renault Captur (4.338), la Volkswagen T-Roc (3.292), la Fiat 500X (2.978), la Jeep Compass (2.753), la Dacia Sandero (2.704) e la Jeep Renegade (2.671). La top-ten annuale vede, come da diversi anni a questa parte, la Panda in testa con 110.465 registrazioni. Seguono la Lancia Ypsilon, la Fiat 500X, la Renault Clio, la Fiat 500, la Jeep Renegade, la Toyota Yaris, la Renault Captur, la Citroën C3 e la Dacia Sandero. 

Ancora boom per elettriche e ibride. Sul fronte delle alimentazioni prosegue il tracollo delle motorizzazioni tradizionali e, di converso, il boom delle alternative. Per le vetture a gasolio il mese di dicembre si chiude con una flessione del 36,8% e un peso sul mercato in discesa dal 34,8% al 25,8% (dal 40% al 33,1% nel confronto annuale). Le auto a benzina perdono il 42% e calano dal 48,5% al 33% (dal 44,3% al 37,5% nell'intero 2020). Male anche Gpl (-23,1% a dicembre e -31,1% nell'anno) e metano (-12,2% e -18,1%). Crescono a tripla cifra, invece, le elettrificate: le ibride salgono del 181,4% a dicembre, più che triplicando la quota di mercato (dal 6,5% al 21,4%) e del 103% nei dodici mesi (penetrazione in aumento dal 5,7% al 16%). Ancora più forti le performance per le ibride plug-in: +809,3% lo scorso mese (quota dallo 0,5% al 5,3%) e +319,1% nel 2020 (quota dallo 0,3% al 2%). Infine, le elettriche mettono a segno una crescita mensile del 753,5% salendo dallo 0,6% al 6% del mercato. Nel cumulato annuo i veicoli alla spina salgono del 207,6% e passano dallo 0,5% al 2,3%.

In calo i privati. In termini di canali di vendita sono i privati a contenere le perdite mensili con un -0,5% (-19,1% nel 2020), mentre il noleggio perde a dicembre il 15,5% (-34,7% nei dodici mesi) con la componente di breve termine in flessione del 71,5% e quella di lungo in crescita del 4,1%. Le società flettono mensilmente del 41,6% e del 44,4% nell'intero anno.  

Ancora male l'usato. Il mercato delle auto di seconda mano lancia ancora segnali negativi. A dicembre i trasferimenti di proprietà, al lordo delle minivolture (i passaggi temporanei a nome dei concessionari, in attesa della rivendita ai clienti), si attestano su 276.665 unità, il 13,8% in meno rispetto al corrispondente mese del 2019. Nell'intero anno il calo è del 27,9% per 3.018.301 passaggi.

Il commento delle associazioni. Le tre principali associazioni del settore, con un comunicato congiunto, attribuiscono il "forte calo" di dicembre soprattutto all’esaurimento degli incentivi stanziati in precedenza. "Confermate, quindi, le fosche previsioni dei mesi scorsi, il 2020 verrà ricordato come drammatico anche per il settore automotive, con un crollo di immatricolazioni spaventoso, 535.000 vetture in meno rispetto al 2019 (-27,9%) e l’intera filiera in ginocchio", aggiungono Anfia, Federauto e Unrae. Le associazioni sottolineano come occorra "guardare avanti con spirito costruttivo per ripartire, così come avvenuto in Parlamento con l’approvazione bipartisan di un emendamento alla legge di Bilancio 2021 che ha introdotto nuove misure di sostegno al rinnovo del parco circolante con vetture meno inquinanti e più sicure, fortemente appoggiate" dalle associazioni del settore. "Archiviamo il 2020 come l’anno più difficile del dopoguerra ma guardiamo al 2021 con fiducia, grazie alle misure entrate in vigore con l’inizio del nuovo anno", dichiara il presidente di Anfia, Paolo Scudieri. Secondo Adolfo De Stefani Cosentino di Federauto, "l'automotive italiano chiude il 2020 con tutti i numeri in rosso: mercato, fatturato, profitti sono tutti espressione di un anno disastroso che purtroppo ricorderemo a lungo. Fintanto che non saremo certi di essere usciti dalla pandemia, la sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro resterà sospesa nell’incertezza. Grazie alla volontà bipartisan del Parlamento il 2021 parte sulla spinta delle nuove misure della legge di Bilancio, recependo in larga misura le richieste delle nostre associazioni, ma il lavoro da fare non è certamente esaurito perché il Recovery fund sarà la sfida in cui il nostro impegno comune sarà ancora determinante per trasformare l’incertezza in nuove opportunità di crescita del mercato". Infine, per Michele Crisci, presidente dell'Unrae, "il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) non potrà prescindere dall’auto e dalle innovazioni alle quali da tempo lavorano i costruttori, senza dimenticare le necessarie infrastrutture pubbliche idonee ad agevolare la diffusione di nuove tipologie di vetture. Inoltre, al fine di non perdere competitività con le concorrenti imprese europee, che godono di particolari agevolazioni fiscali, auspichiamo che in Italia possa finalmente essere rivisto il sistema di detraibilità e deducibilità per i veicoli aziendali".

COMMENTI

  • Dispiace per FCA che guadagna in Fiat e Lancia, sicuramente supersconti di fine stagione su modelli piccoli, e perde su Jeep, Alfa, Maserati, auto dove si fanno più margini. E temo che con PSA, priva di tecnologia e appeal per auto di un certo tipo non andrà meglio.
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  • Notevolissima la performance della 500 elettrica. La linea di questa auto e' veramente immortale
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  • Signori, se 25 anni fa l'auto era lo status symbol per antonomasia, ora la realtà si trova all'esatto opposto. Fino a 1/4 di secolo fa, il ricco del paese veniva classificato in base alla macchina che aveva, rigorosamente di proprietà. Con l'avvento dell'euro, la triade tedesca ha fatto scintille grazie alla moneta unica (quindi niente più cambio sfavorevole col marco) ma soprattutto al diffondersi dell'innovativo noleggio a lungo termine. Nel 2020, lo sanno anche i bambini che i macchinoni che girano sono nella quasi totalità debiti su 4 ruote. Ecco che questa "droga" per il mercato, molto peggio degli incentivi, non solo ha pompato le vendite oltremisura, ma ha ottenuto l'effetto nefasto di svuotare il valore aggiunto di quello che fu l'Auto. Il covid è solo una mazzata imprevista, per un settore messo male già di suo. Ma se per qualsiasi congiuntura, l'economia langue, la macchina è la prima a rimetterci. E sarà sempre peggio. Sono pronto a scommettere che, superato il covid, i settori che ne hanno subito maggiormente le limitazioni (mi viene in mente in primis quello turistico) riprenderanno alla grande. Sull'automotive non ci scommetterei un euro.
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  • Si è confermato ciò che si immaginava, senza incentivi non si vende. Ma occorre tener presente che gli incentivi drogano il mercato, ed essendo ormai con la fusione francese della fiat, tutto estero significa solo peggiorare la bilancia dei pagamenti verso l'estero. Con l'attuale crisi economica e con le fosche previsioni per il futuro, continuare con gli incentivi. Concordo con chi dice che ormai fin quando le auto sono efficienti non si sostituiscono, se non per i soliti motivi delle limitazioni Euro nei grandi centri urbani. Ma anche in questo caso piuttosto che cambiare auto, conviene cambiare abitudini per la mobilità. Noto però una cosa la discesa delle vendite complessive sul lungo periodo, specie negli ultimi 9 anni è catastrofica.
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  • "Le società flettono mensilmente del 41,6% e del 44,4% nell'intero anno"... ergo, vogliamo smettere di vedere l'auto aziendale come un lusso da tassare (vedi fringe benefit) e da non dedurre?
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  • Dato il quadro generale (leggi Covid19) poteva anche andare peggio. Comunque per rilanciare le vendite penso non basteranno gli incentivi attuali: penso che il mercato soffra di un male più profondo, sottolineato anche dal Direttore di 4R nell'editoriale del mese di dicembre, cioè i messaggi (ma anche le leggi) a volte francamente "apocalittici" dei regolatori che non invogliano certo a sostituire l'auto in proprio possesso, magari ancora efficiente e funzionante ed utilizzabile , specie se a benzina, anche nei grandi centri. Ma se anche avessi un diesel euro5 (quindi immatricolato a partire dal 1 gennaio 2011) oggi mi guarderei bene dal sostituirlo, salvo gravi guasti, ed attenderei qualche schiarita sul tema delle regole: si demonizza a parole il diesel ma dato che gli incentivi sono legati alle emissioni di CO2 è più facile che sia questo a risultare incentivato. Bella contraddizione, tipica, direi, di chi non sa usare la propria testa per ragionare
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  • Purtroppo non credo quest'anno possa andare meglio anzi..!