Aniasa prova a fare un po' di chiarezza nel tourbillon di numeri relativi all'impatto della nuova tassa sulle auto aziendali, ribadendo che la norma, anche se mitigata, avrà un impatto depressivo sull’interno settore automotive. Secondo l'Associazione nazionale industria dell'autonoleggio e servizi automobilistici, la stangata causerà un buco al fisco di circa 700 milioni di euro, ovvero la differenza tra le minori entrate previste (oltre 1 miliardo di euro) e il gettito previsto dal ministero dell'Economia (300 milioni). Anche perché le aziende "prorogheranno i contratti in essere, rinunciando a nuove immatricolazioni stimate in ben 300 mila unità".
"Il green è una scusa". Aniasa rincara la dose, accusando il ministero di nascondersi dietro la scusa degli obiettivi green della nuova norma, che nella realtà va a colpire lo strumento più efficace per accelerare il ricambio del parco veicolare nazionale, il più vecchio, inquinante e meno sicuro d’Europa con oltre dieci anni di anzianità media. Le auto aziendali, infatti, hanno un ciclo di vita medio pari a quattro anni, destinato a salire ad almeno cinque per effetto della miope misura. "Chiediamo al governo un nuovo incontro con cui aprire un reale confronto, come più volte annunciato dal ministro Gualtieri - ha spiegato Massimiliano Archiapatti, presidente Aniasa - Le nostre analisi evidenziano le pesanti ricadute ambientali, sul mercato automotive e sull’erario che fanno di questo provvedimento un vero e proprio autogol. Se l’obiettivo è fare cassa con l’auto aziendale, ribadiamo la nostra ricetta: ripristinare il superammortamento per le auto ad uso strumentale, una misura che nel recente passato ha restituito per ogni euro di super-ammortamento concesso tre euro di entrate per lo Stato e gli enti locali".
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