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Subaru BRZ
La vedremo anche in Italia?

Subaru BRZ
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Negli Stati Uniti dovrebbe sbarcare nell’autunno del 2021, ma sull’arrivo della nuova Subaru BRZ in Europa e, quindi, in Italia non c’è ancora nulla di deciso. Questa incertezza riguardo all’importazione della sportiva delle Pleiadi nel nostro mercato – lo ricordiamo, anche la seconda generazione è stata realizzata insieme alla Toyota – ha destato più d’una perplessità tra i fan della coupé dal prezzo abbordabile di cui, tra l’altro, gli ultimi 35 esemplari della serie attuale, in versione Ultimate Edition con dotazione speciale, saranno venduti a 39.900 euro. Dunque, che cosa succede negli uffici della Subaru?

Colpa delle sanzioni europee? A quanto si sa, la valutazione in essere tra la Casa madre e le filiali nazionali circa l’importazione o meno del modello, non riguarderebbe ragioni commerciali o di marketing. Alcune indiscrezioni fanno ritenere che la questione sia legata più che altro alle emissioni di CO2 del modello e, più precisamente, al pagamento delle relative sanzioni europee, a cui la nuova coupé andrebbe incontro. A quanto pare, tali pesanti oneri comunitari potrebbero ricadere per intero sulle varie filiali, senza un contributo da parte del costruttore giapponese, il che farebbe inevitabilmente lievitare il prezzo di listino europeo della sportiva di diverse migliaia di euro rispetto al previsto, rendendo la situazione non profittevole, anche considerando i volumi di vendite di una fascia così di nicchia. Ergo, in questo caso la seconda generazione della BRZ finirebbe "fuori mercato" per ragioni che non dipendono dalla Subaru, anche e soprattutto rispetto alla gemella di casa Toyota, la nuova GR86, che verrà lanciata in Italia nell’ottobre dell’anno prossimo e potrà contare su una gamma a elevato tasso di elettrificazione per "riassorbire" lo sforamento delle emissioni.

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Già presentata negli Stati Uniti. Insomma, le chance di arrivo nel Vecchio Continente per la nuova BRZ non sono ancora chiare. L'auto, che è stata presentata online dalla filiale americana del costruttore, mostra un design più "carico" e interessanti potenzialità sul piano delle prestazioni: sotto al cofano, infatti, al posto del noto 2.0 boxer aspirato da 200 CV e 205 Nm, si trova un 2.4, sempre ad aspirazione naturale e con la stessa architettura, ma capace di 228 CV e 250 Nm di coppia (disponibili, a quanto pare, sotto i 4.000 giri e non agli attuali 6.400). Oltre alla migliore guidabilità, la nuova vettura dovrebbe vantare un handling più curato e una più spiccata personalità dinamica. Il tutto, però, senza tradire la filosofia originaria del modello, che punta sulla trazione posteriore, sulla massa contenuta e sul baricentro basso, garantito dal motore a cilindri contrapposti e dal posizionamento ottimale degli altri organi meccanici. Dunque? La Subaru ci ha insegnato che alcuni dei modelli realizzati per il mercato americano (il suo principale riferimento), poi possono arrivare, magari con del ritardo, anche su quello europeo. Sarà così anche per la nuova BRZ? Questa volta sembrerebbe un po' più complicato.

Anche la Suzuki ha "tagliato" la Jimny. Un'altra auto che è stata "sacrificata" sull’altare dei limiti europei alle emissioni medie della gamma è la Suzuki Jimny. La piccola e iconica fuoristrada giapponese, rilanciata nell’estate del 2018 con la quarta generazione, ha riscosso subito un’ottima accoglienza commerciale pure nel nostro Paese, anche grazie al mantenimento del format originario della supercompatta e squadrata tuttofare: rinnovata, ma non stravolta. Ebbene, nonostante il vento in poppa, la Suzuki lo scorso gennaio ha annunciato di aver esaurito lo stock delle Jimny "italiane" per l’intero anno, senza più la possibilità di ordinarle. In realtà la decisione nascondeva altri motivi, legati ai severi limiti europei alle emissioni: la piccola giap, infatti, con il suo 1.5 aspirato, superava di ben 81 grammi il limite di CO2 a lei consentito, che varia a seconda del peso della vettura. Per questo, la Casa nipponica avrebbe dovuto pagare all’Unione Europea una sanzione di quasi 7.700 euro per ogni esemplare consegnato: da qui la decisione di cessare la commercializzazione di un'auto che, fino a quel momento, aveva ottenuto lusinghieri numeri di vendite. Un caso, questo, che potrebbe ripetersi ancora, perché, per i costruttori, non è affatto facile rispettare con ogni modello il valore dei famosi 95 grammi di CO2 al km di media. 

COMMENTI

  • Spero proprio che subaru brz possa essere importata, l’unica mid-cost assieme a poche altre che potrebbe appagare piacere di guida e portafogli. No alla elettrificazione di massa.
  • Tutto ciò è scandaloso!!! Auto compatte e leggere no, ma suv pachidermici e super inquinanti si!