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Mitsubishi Space Star
Le nostre impressioni di guida

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No "low cost". Alla Mitsubishi sono categorici. La Space Star, nuova compatta in vendita da giugno, non appartiene a questa categoria. A partire dal prezzo. Non è ancora stato fissato, ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 12.000 euro per scendere, si sussurra, a circa 9.500 euro come offerta di lancio. Fabbricata in Thailandia al ritmo di 200.000 unità l'anno (6.000 quelle che pensa di vendere in 12 mesi la filiale italiana), la Space Star come accennato è, secondo la Mitsubishi, un'auto completamente differente dal concetto di "low cost". Per il sistema di costruzione (solo le unità prive di difetti possono accedere alla fase di produzione successiva), per il livello di qualità, per la cura nei particolari e per l' affidabilità.

Due due motori a tre cilindri. Lunga 3,71 metri, la Space Star si inserisce tra i segmenti A e B. È quindi una diretta concorrente di Fiat Panda, Skoda Citigo, Nissan Micra, Suzuki Splash, per citarne alcune, nonché delle più grandi Ford Fiesta, Peugeot 208 e Volkswagen Polo. La piccola giapponese è proposta in due allestimenti e con due motori benzina a tre cilindri di 1.0 e 1.2 litri che sviluppano rispettivamente 71 e 80 CV, consumano 4 e 4,1 litri/100 km con emissioni di CO2 di 92 e 96 g/km. Accelerazione 0-100 in 13,6 e 11,7 secondi e velocità massima di 172 e 180 km/h. E, ancora, cambio a 5 marce e, per la 1.200, anche automatico CVT. In programma la versione Gpl.

Interni semplici e razionali. Succede molto di rado, ma proviamo la Space Star ospitando a bordo tre persone. Già, no "low cost", dicono gli uomini Mitsubishi. Ce ne ricordiamo, quando ci mettiamo al volante. Dentro ci sono cinque posti, ma riusciamo a starci a mala pena in quattro. Così, l'abitacolo abbandona inutili ricercatezze e mira sulla qualità percepita e sulla semplicità. La plancia, ad esempio, dallo stile essenziale e razionale, ben si raccorda alla console centrale e appare ben realizzata. È vero, lo spazio è quello che è, ma al volante (regolabile) si riesce a trovare il giusto assetto e poi i due ospiti seduti dietro non si sono lamentati e quindi hanno viaggiato tutto sommato comodi. Se la si analizza a fondo però, balza all'occhio la plastica piuttosto dura di plancia e dei pannelli porta, l'assenza delle maniglie superiori di appiglio per i passeggeri seduti dietro, il divano posteriore che, se ribaltato, non permette di poter contare su un piano di carico regolare del vano con capacità che varia da 235 a 912 litri.

Pesa 845 kg. Mancando poi un listino ufficiale, non è possibile dare un giudizio sull'allestimento. Di serie, sicuri sei airbag, Stop&Start ed Esp. Per quanto riguarda la 1.200, cambio CVT con possibilità, in questo caso, di disporre del dispositivo che facilita le partenze in salita. Di un certo tono e da auto di classe superiore la dotazione a richiesta che comprende, per la 1.200, il navigatore e persino la telecamera posteriore. Comunque, il dato più importante riguarda il peso: 845 chilogrammi. Significa che la Space Star è più leggera della Micra 1.2 di 145 kg e di 95 rispetto alla Panda TwinAir 65. Beh, un notevole vantaggio sulle concorrenti. E infatti, la piccola giapponese sguscia agilmente e con rapidità nel traffico cittadino e non solo. E andiamo avanti.

Comportamento di guida. Il 1.000 benzina a tre cilindri è molto veloce nel prendere i giri con le marce basse, ma è anche soggetto a rapide cadute di regime nei rallentamenti. La guida però non ne risente eccessivamente. Anzi, si apprezza la brillantezza nei brevi spunti e, come accennato nella marcia cittadina. Il tre cilindri poi, non l'alza troppo la voce, ma si fa sentire quando, specie in salita, bisogna schiacciare a fondo sull'acceleratore per poter contare su un'adeguata vivacità, altrimenti è un po' in affanno. Già, ma a bordo siamo in quattro. Con cambio manuale a cinque marce ben manovrabile e che ben si adatta all'onesto tre cilindri, la Space Star è ben equilibrata, agile e sufficientemente stabile in curva da non creare "fastidio" specie a chi è seduto dietro. A spese però di una certa rigidezza generale che si avverte soprattutto passando sulle marcare irregolarità dell'asfalto.

Più brillante la 1.200. Ciò non accade con la versione di maggiore cilindrata, la 1.200, più confortevole, nonostante i tecnici Mitsubishi si affrettino a dire che le regolazioni delle sospensioni sono identiche per entrambe le versioni. Questione, forse, di dimensione e tipo di pneumatici. La 1.000 provata, infatti, montava gomme con bassa resistenza al rotolamento. In compenso, nessuna sorpresa dal comportamento dinamico della 1.200. È più che soddisfacente, anche se la prova si è svolta su di un percorso breve e, anche in questo caso, a pieno carico. Le prestazioni, comunque, ricalcano in parte quelle della versione equipaggiata con lo stesso motore di minore cilindrata. La 1.200 è ovviamente più brillante soprattutto negli spunti brevi e nella marcia cittadina dove il cambio automatico CVT ha un ruolo molto importante.

da Montecarlo, Emanuele Sanfront

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