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Lexus CT Hybrid MY 2014
Le nostre impressioni di guida

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In un contesto di mercato estremamente favorevole per le ibride, la Lexus torna in gioco con la CT Hybrid, rinnovata con un classico restyling di metà carriera che ha coinvolto non solo lo stile ma anche i contenuti tecnologici del modello. Le auto con questo tipo di alimentazione stanno vivendo una fase di forte espansione nel nostro Paese, e il Gruppo Toyota, che più della concorrenza ha investito negli anni nel settore, ha oggi la gamma più ampia del segmento.

Un look più dinamico. Il marchio Lexus, che nel nostro Paese commercializza esclusivamente modelli ibridi, ha nella CT la sua proposta entry-level: la due volumi, lanciata a inizio 2011, si propone in una veste leggermente rivista sul piano del design (aggiungendo il più dinamico allestimento F Sport alla gamma) e conferma tutti i punti di forza del brand, a partire dalla qualità costruttiva e dal livello di finitura su cui ha costruito nel passato recente il suo seguito internazionale.

Sorpresa: prezzi tagliati fino a 27.250 euro, al lancio da 22.900. Realizzata ancora attorno al collaudato powertrain Hybrid Synergy Drive, che condivide con le sorelle Toyota Prius e Auris Hybrid, la CT se ne distingue nei fatti per la caratterizzazione più ricca e i contenuti più prestigiosi, che pure non ne spostano sostanzialmente i valori di listino rispetto alle cugine meno nobili. Anzi: i prezzi della CT facelift (compresi tra 27.250 e 36.250 euro), saranno significativamente più bassi dei modelli Toyota al momento del lancio, quando il modello sarà in promozione a partire da 22.900 euro.

Un ulteriore, piccolo taglio alla CO2. Ora, con l'arrivo di questo modello 2014, e il lavoro di lima svolto dagli ingegneri con l'occasione, la più compatta delle Lexus si toglie la soddisfazione di fare qualcosa di meglio rispetto al modello originale, per quello che riguarda le credenziali ecologiche: le emissioni di CO2 sono scese ulteriormente, passando da 87 a 82 g/km di CO2, valore che sale a 88 g/km adottando i cerchi da 16" (il riferimento precedente era di 94 g/km).

Fatta bene, anche nei dettagli. Al di là delle algide cifre, quando viene il momento di scendere in strada e provare in prima persona le novità, risulta obiettivamente difficile distinguere il nuovo dal vecchio modello: la CT è rimasta fedele a sé stessa, nel bene e nel male. L'abitacolo, prima di tutto, conserva sostanzialmente intatta l'impostazione della versione precedente: materiali costruttivi di livello assoluto, assemblaggio "da Lexus", che assomiglia in tutto a quello ineccepibile dei modelli di segmento superiore. La Casa, peraltro, ha lavorato, ottenendo i risultati prefissati, sui dettagli, aggiungendo cuciture a contrasto e nuovi inserti dall'effetto indubbiamente gradevole.

Comoda e silenziosa sempre. In linea con la versione precedente del modello è anche il livello di confort: la CT è sempre stata un'auto comoda e soprattutto ben insonorizzata, e la versione facelift (caratterizzata dalla nuova calandra a clessidra) resta in linea con la sua impostazione. Messa a dura prova dalle buche e dai sampietrini del fondo stradale romano, la compatta giapponese non ha battuto ciglio, regalando un'esperienza di guida rilassata nei tratti urbani, anche grazie al contributo del motore elettrico, silenzioso e regolare nei brevi tratti in cui può lavorare in autonomia.

Un telaio sincero, ma non sportivo. Alla "pazienza" dimostrata sulle asperità dal telaio, non corrisponde indecisione nei tratti affrontati con più dinamismo: la struttura della CT, irrigidita peraltro con questo intervento di metà carriera, si rivela genuina fra le curve, dove trasmette una rassicurante sensazione di stabilità. Sportiva non lo è di certo, questa Lexus, ma solida e controllata sì, anche grazie allo sterzo, un buon comando che riesce anche a restituire un certo feeling ai palmi del guidatore, al contrario del pedale del freno, il cui carattere risulta invece più "artificiale".

Manca quel pizzico di verve. Le note un po' stonate, ancora una volta, arrivano dal comparto powertrain, dove la ricerca di una pur minima vocazione atletica si scontra con una realtà diversa: l'impostazione di base di motore e cambio resta, in buona sostanza, quella della Prius. Se i 136 CV totali di cui dispone la coppia termico-elettrica formata dal 1.8 a ciclo Atkinson e dal motore a magneti permanenti possono bastare nella maggior parte delle situazioni (ma lasciate stare zona rossa e dintorni), è il cambio a variazione continua a frustare in certi frangenti le aspettative.

Il bello di andare piano. La trasmissione, che pure risulta più pronta che in passato, risente ancora di quell'effetto di "trascinamento" tipico dei Cvt. Agli spiriti più bellicosi, questa compatta giapponese dà un suggerimento molto utile: il modo migliore per godersela resta quello di andare a spasso, magari buttando un occhio ai consumi, che specialmente nella marcia cittadina restano sempre una sicura fonte di soddisfazione.

Da Roma, Fabio Sciarra

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