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Test col prototipo
Ho guidato la Jaguar elettrica, nata per pochi: “Sarà moderna anche nel 2033”

Mirco Magni da Gaydon (Regno Unito), Mirco Magni
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Ho guidato la nuova Jaguar elettrica, ma parlarvi di lei sarà tutt’altro che facile. Vi chiedo qualche momento di pazienza, perché per spiegarvela devo prenderla un po’ larga.

Primo: non è la prima Jaguar elettrica (ricordate la I-Pace?). Secondo, non è nata per distruggere decenni di storia, anzi. Terzo, per creare un nuovo punto d’inizio serviva qualcosa di eclatante, diverso da qualsiasi altra cosa abbia mai solcato una strada aperta al traffico.

E lei è così, con proporzioni che non ti fanno pensare che là sotto, in quel lunghissimo cofano, non ci sia un dodici cilindri pronto a bruciare benzina, ma tutto l’hardware necessario per far funzionare una nuova piattaforma elettrica a 800 volt che, con tre motori (due dietro, uno davanti), arriva a erogare 1.000 cavalli e con 120 kWh di batteria promette autonomie nell’ordine dei 700 chilometri.

Ho guidato la Jaguar elettrica, nata per pochi: “Sarà moderna anche nel 2033”

La Jaguar elettrica è lunga 5 metri e 20, “bassa” come una coupé (è poco sopra i 140 cm) e larga come una supercar, sfiorando i 2 metri e 20 con gli specchietti.

Non è un’auto per tutti, né vuole esserlo. È esclusività pura, come le Jaguar di un tempo. E vuole dare il via a una nuova era fatta di auto di nicchia, che non puntano sui volumi per essere redditizie per il marchio: dopo di lei ne arriveranno altre, ma è ancora presto per parlare del suo futuro. Anche perché, come vedete dalle foto, il design è ancora nascosto dalle pellicole di camuffatura e per vederla bisognerà attendere ancora qualche mese.

Ho guidato la Jaguar elettrica, nata per pochi: “Sarà moderna anche nel 2033”

Dichiarazione d'intenti

Capirla non sarà facile, l’ho già detto ai ragazzi della Jaguar, che non si aspettano che tutti la comprendano. È un’auto elitaria (che ancora non ha un nome: a Gaydon - dove sono andato per guidarla - la chiamano GT 4 Door, per ora), e vuole farsi capire solo da chi potrà apprezzarla realmente.

È un oggetto di design proiettato al futuro, più che un’automobile. Una dichiarazione d’intenti su quello che sarà il mondo dell’auto nel prossimo decennio.

Immaginatela nel 2033, non oggi”, mi dice Rawdon Glover, Managing Director di Jaguar: “Sarà moderna anche nel prossimo decennio, perché non ha uno stile scontato, è dirompente”.

E se sullo stile ancora sappiamo poco, è sulla dinamica di guida il focus del mio viaggio in Inghilterra alla scoperta dell’essenza Jaguar. “Il nostro obiettivo è stato quello di creare un’auto inconfondibilmente Jaguar quando la guidi”, mi spiega Joan Serra Tur, Vehicle Engineering Manager di quest’auto.

E lei ha davvero un legame col passato per quanto riguarda la dinamica. Quando mi hanno detto che l’intenzione era quella di far percepire un’auto di oggi come una degli anni Sessanta, sono rimasto incredulo: in sei decadi la dinamica si è evoluta radicalmente e un ritorno al passato mi sembrava una follia.

Invece, dopo essere sceso dall’elettrica e aver fatto i primi metri (non chilometri, metri) su una E‑Type prima serie del 1961, ho capito cosa volessero dire: l’eleganza di come si guida una Jaguar è rimasta immutata nel tempo.

Ho guidato la Jaguar elettrica, nata per pochi: “Sarà moderna anche nel 2033”

La guidi tu, non l'autista

La dinamica si è evoluta, tra sospensioni a controllo elettronico, servosterzo progressivo e retrotreno sterzante, ma il sapore che ti lascia quando la guidi è lo stesso delle Jaguar del passato. Ti senti spinto in avanti con una grazia che non trovi su altre elettriche (solo la Rolls-Royce Spectre mi aveva dato una sensazione simile) e a ogni andatura capisci che lei ha ancora tanta progressione da regalarti. Ma te lo comunica con un’innata eleganza: qui non c’è niente di urlato, tutto è pensato per essere composto e sobrio, ma al contempo raffinato e indimenticabile.

L’assetto isola in maniera pressoché impeccabile dalle sconnessioni e in curva non è cedevole: rolla un po’ nei primi gradi di movimento del corpo vettura, ma poi si stabilizza e rimane lì, rendendo l'auto precisa e piantata a terra. Un po’ come faceva (e questo proprio non me lo aspettavo) la sua antenata E-Type più di sessant’anni fa. E oltre alle mi sensazioni personali, sono i dati a dirlo: nei grafici di rollio, il comportamento delle due auto è in gran parte sovrapponibile, con la nuova elettrica che è andata ad affinare quel comportamento composto, ma dinamico, della E-Type, migliorandolo senza snaturarlo.

Pure lo sterzo regala sensazioni simili a quelle dell’antenata: non è molto comunicativo (e ci mancherebbe per un’ammiraglia di questa stazza) e punta forte sulla piacevolezza. Non troppo diretto né eccessivamente demoltiplicato, è un comando ideale per una vettura di questo tipo, pensata per essere guidata da chi la compra e non dal proprio autista.

Questo si nota anche dallo spazio a bordo che, a dire il vero, mi aspettavo essere maggiore: il focus è sulla prima fila di sedili, con il divano posteriore che è sì spazioso, ma non è il punto focale di questo abitacolo. La riduzione dell’altezza utile dovuta alla batteria posizionata sotto il pavimento ha portato i progettisti a montare un tetto di cristallo per evitare di perdere centimetri utili con rivestimenti e materiali fonoassorbenti. La posizione di guida è molto confortevole, con gambe abbastanza distese e una buona visibilità sulla strada, nonostante i montanti molto spessi ostacolino un po’ lo sguardo in alcune curve, mentre le sedute sono più delle poltrone da salotto che veri e propri sedili da automobile.

Ho guidato la Jaguar elettrica, nata per pochi: “Sarà moderna anche nel 2033”

Dirompente, com'è stata la E-Type

Peccato solo che, a mio avviso, le meravigliose proporzioni di questa vettura penalizzino l’accessibilità. L’apertura non è larghissima, il sedile è un po’ arretrato rispetto al montante e il volante è generoso. Ma prima di definirlo un difetto, attendo l’auto definitiva: quella guidata era uno dei primi prototipi e potrebbe adottare sistemi di regolazione automatica di sedile e volante per facilitare l’accesso.

Tirando le somme, questa Jaguar mi è piaciuta parecchio. Ammetto che già quando è uscita “quella rosa” mi aveva colpito sul piano dello stile. Il marketing ha scelto una comunicazione dirompente per farne parlare tutti, anche chi normalmente non si interessa di auto. E ha centrato l’obiettivo, catalizzando per settimane l’attenzione mediatica.

Ora resta da capire se il clamore si tradurrà in contratti in concessionaria. Sarà il mercato a decretarne il successo, certo, ma l’obiettivo di Jaguar è già raggiunto: creare una Jaguar come non se ne vedevano da decenni, un’altra E‑Type pronta a entrare nei libri di storia come capostipite di una nuova era.

Chissà che - come sessant’anni fa - dopo lo sgomento iniziale, il futuro dell’auto non prenda spunto proprio da lei.

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