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Davide Brivio: "La F.1 del futuro saprà conciliare le esigenze delle Case e dello sport"

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Davide Brivio: "La F.1 del futuro saprà conciliare le esigenze delle Case e dello sport"
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In una pausa tra le prime due sessioni di prove libere del Gran Premio dell’Emilia Romagna, Davide Brivio, da quest’anno al vertice del team Alpine di Formula 1 dopo aver portato la Suzuki al titolo mondiale 2020 di MotoGP con Joan Mir, ha virtualmente incontrato un ristretto gruppo di giornalisti italiani per fare il punto sulle prestazioni del team francese sulla sua esperienza nel Circus, iniziata da poco.

Quali sono le prospettive dell’Alpine per la gara di Imola e per il resto della stagione?
Siamo solo alla seconda gara dell’anno: la prima non è andata bene, con il ritiro della macchina di Alonso e la qualifica non eccelsa di Ocon, che ha poi compromesso un po’ tutto il weekend. Però, fino a quel momento stavamo andando abbastanza bene: a Imola abbiamo portato qualche novità dal punto di vista aerodinamico per la parte anteriore della vettura e pensiamo possa darci qualche beneficio. Dalle prime prove, i piloti si sono detti abbastanza contenti. Certo, è una pista in cui i sorpassi sono difficili, quindi sarà molto importante fare una buona qualifica.

Com’è cambiata per lei la gestione in F.1 rispetto alla MotoGP? E che cosa sta portando della sua esperienza ventennale con le moto in questa nuova avventura?
L’ambiente è diverso, molto più grande, con molte più persone: direi anche molto più ingegneristico, nel bene e nel male. Tutto viene analizzato in modo molto scrupoloso, con strumenti sofisticati, grazie anche alle caratteristiche delle auto, che hanno molti meno movimenti imprevedibili rispetto alle moto. Qui c’è una tecnologia raffinata, che mi ha sempre affascinato, non in sé, perché non sono un ingegnere, ma come organizzazione e procedure. Quanto a ciò che posso portare della mia esperienza, sto ancora cercando di verificarlo: però spero che un punto di vista un po’ esterno possa essere utile. Magari può servire a stimolare la riflessione su qualcosa che sembra invece scontato a chi ha sempre vissuto in questo ambiente. Sono arrivato in gennaio, quando tutto era già organizzato, ma arriverà anche il momento di fare anche delle scelte strategiche per il futuro e questo vorrà dire iniziare a lavorare di più insieme con la squadra.

L’età media dei piloti è un po’ più alta rispetto a quella del Motomondiale, ma le loro teste sono diverse?
Direi che ci sono molte somiglianze. Però devo dire che in Formula 1 il pilota lavora di più, passa molto più tempo con il team, perché tutto è analizzato in modo più scrupoloso, coinvolgendo molte più persone: ha a che fare con più ingegneri, deve impiegare più tempo nei meeting, raccogliere ed elaborare più informazioni, di cui tenere conto anche quando guida. Inoltre, quando il pilota è in pista è in contatto diretto via radio con i box, quindi riceve di continuo informazioni e istruzioni che lo impegnano a livello mentale. Poi, comunque, si tratta di sportivi, quindi i problemi, i momenti buoni e quelli cattivi, la necessità di tenere alta la motivazione, la preparazione atletica, sono tutti aspetti molto simili.

Come state portando avanti il lavoro in vista del 2022, di pari passo con lo sviluppo della vettura attuale?
L’anno prossimo cambieranno molte cose, quindi tutti i team stanno sviluppando entrambi i progetti: a un certo punto bisognerà scegliere quando concentrare tutte le risorse in modo quasi esclusivo sulla vettura per il prossimo anno. Sarà una decisione che prima o poi dovremo prendere tutti, per non rimanere indietro nel 2022 e non pregiudicare le prossime stagioni.

Formula One World Championship

Come vede il futuro della F.1 che si sta disegnando in vista del 2025? Pur provenendo da un altro mondo, che idea si è fatta della prossima generazione di power unit?
La F.1 in questi anni ha dimostrato di tenere molto conto della realtà esterna allo sport e dei trend dell’auto in generale. Come opinione personale, credo che la sfida sia trovare il giusto compromesso tra un’industria che sta andando quasi al 100% verso la trazione elettrica e la necessità di mantenere alto l’interesse per lo sport con lo spettacolo, le componenti agonistiche, le prestazioni delle macchine. La chiave di tutta la F.1 è comunque la sostenibilità, anche da un punto di vista economico, com’è stato fatto con il budget cap: questo può garantire la continuità. Vedo comunque una F.1 molto attenta alla realtà esterna allo sport e alle indicazioni che arrivano dalle case automobilistiche: credo che, sotto questo aspetto, con Stefano Domenicali siamo in buone mani perché, oltre a essere una persona che gode di stima e grande rispetto nell’ambiente, ha il pregio, abbastanza unico in questo campo, di aver maturato un’esperienza industriale importante. Quindi, credo che saprà conciliare perfettamente le esigenze delle aziende con quelle dello sport.

Com’è nata la sua passione per i motori e, in particolare, per le quattro ruote?
Sono orgoglioso di dire che sono nato a Monza, vicino al più prestigioso dei circuiti: da bambino andavo a vedere le Formula 1 in agosto quando le squadre e, in particolare, la Ferrari ci veniva per preparare il Gran Premio d’Italia. Quindi, la mia passione ha radici lontane, anche se mi sono sempre concentrato sulle due ruote, nel cui mondo ho lavorato per tanti anni, prima nel motocross, poi nelle gare di velocità. Però ho sempre guardato alla F.1 e alle auto come a un terreno d’ispirazione: mentre lavoravo in MotoGP mi piaceva assistere di persona a un Gran Premio almeno una volta l’anno, osservando un po’ questo mondo per ricavarne idee che mi permettessero poi di migliorare il mio lavoro. Questa è stata un po’ anche la chiave della mia scelta quando si è presentata l’opportunità di vedere ancora meglio dall’interno la realtà della F.1 e di saperne ancora di più. Ed è stato affascinante, per me: dopo tanti anni mi ritengo molto fortunato di poter fare un lavoro che corrisponde alla mia passione e di essere anche pagato per farlo. È un grande privilegio, del quale sono consapevole…

Che impressione si è fatta di Fernando Alonso?
Quella di un grande professionista, che mi piace molto: lo vedo attivo nelle riunioni, capace di dare molte indicazioni, di stimolare i tecnici, suggerendo le aree in cui si può migliorare. Credo stia facendo un grande lavoro, utile alla squadra: avere un pilota con tutta la sua esperienza, che sa quello che vuole e che serve, aiuta il team a dare il meglio. È molto esigente, prima di tutto con sé stesso, poi, di conseguenza, anche con gli altri. Abbiamo un ottimo rapporto: mi piace passere del tempo con lui, scambiare opinioni e idee.

Domenica si disputa anche la gara di MotoGP, che vede il ritorno di Marquez: lo segue ancora? Ha un po’ di nostalgia?
È stato strano guardare la seconda gara del Motomondiale di quest’anno dal divano di casa, anche se si soffre lo stesso e le emozioni si sentono ugualmente… Il motivo d’interesse di questo weekend è certamente il ritorno di Marquez, che è sempre molto bravo a nascondersi o meno: fino a domenica non si riuscirà a capire quale sarà il suo vero livello di competitività.

Trova che l’ambiente della F.1 sia molto più ingessato e quello della MotoGP più informale, come si è spesso sentito dire? O non è poi così vero?
La MotoGP è un po’ più rilassata, a livello di ambiente. Ma credo che sia una conseguenza della crescita della professionalità, della competizione e degli investimenti: è sempre così, vale nel calcio, per la serie A nei confronti della B, e per le moto, per la MotoGP rispetto alle altre categorie. Si è molto più concentrati, quando la tecnologia è più sofisticata, gli investimenti più elevati, quindi le aspettative dei ritorni sono più alti.

Chi vincerà secondo lei il Mondiale 2021?
Se tolgo i piloti dell’Alpine… direi Hamilton o Verstappen.

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