La seconda settimana di test in Bahrain riparte da un copione che a Sakhir si ripete puntuale: i riferimenti cronometrici migliori arrivano al tramonto. Nella prima giornata, a firmare il miglior tempo è stato George Russell in 1:33.459 usando la gomma C3. Il pilota della Mercedes ha segnato il crono nell’ultima ora, quando le temperature si sono stabilizzate e la pista è diventata finalmente leggibile. Un giro costruito anche per sottrazione: prima c’era stato un tentativo rovinato da un’uscita larga in curva 10 per evitare un bloccaggio, uno dei tanti errori che hanno scandito la giornata nel momento in cui i piloti hanno iniziato ad alzare il ritmo.
Dietro al numero 63 della Stella troviamo Oscar Piastri, secondo per appena 10 millesimi, anche lui con il picco prestazionale trovato nel tardo pomeriggio. Terzo tempo per Charles Leclerc, ma con una differenza che va letta prima di tutto sul piano delle condizioni: il suo crono è arrivato al mattino, con asfalto più caldo e quindi meno comparabile con chi ha affondato il colpo dopo il tramonto.
La giornata dei freni e delle prime marce
Il dato che accomuna i team non è tanto la classifica quanto la quantità di piccoli scivolamenti in frenata: bloccaggi, correzioni, uscite oltre i limiti pista. In Bahrain è sempre stato un tema, ma quest’anno torna a galla con una sfumatura tecnica precisa: trovare l’equilibrio tra frenata meccanica, gestione del brake-by-wire e contributo del freno motore resta un lavoro delicato, soprattutto nelle curve dove si scala fino alla prima marcia. In quelle situazioni, basta poco per mettere fuori fase l’auto.
È un contesto che spiega anche perché molti time attack arrivino puliti solo dopo una lunga preparazione e perché i giri migliori sboccino quando la pista si raffredda e smette di chiedere compromessi a ogni staccata.
Mercedes e McLaren: costanza come obiettivo
Se Russell è in testa, non è per un day-one da qualifica, ma per una giornata costruita su un programma coerente, con tanti giri e run ripetuti. Il britannico è stato il più attivo con 76 giri, Piastri non lontano a 70. Entrambi, al di là del colpo secco sul giro, hanno lavorato su long run con riscontri molto simili stint dopo stint: un segnale che l’interesse principale era misurare differenze di set-up senza farsi confondere da variabili esterne.
Nella stessa logica rientra anche la mattinata di Andrea Kimi Antonelli: tre long run, passo attorno all’1:37, e un crono che vale fino a un certo punto, proprio perché ottenuto con carico carburante evidente. È indicativo il dettaglio: subito dopo quel giro, l’italiano si è lanciato in uno stint senza rientrare, con benzina per una quindicina di tornate.
Alti e bassi per la Ferrari
Nel team del Cavallino Rampante la giornata si è divisa nettamente per approccio e per imprevisti. Leclerc ha lavorato soprattutto nelle prime ore, con un programma più spezzettato: run brevi per valutare regolazioni di assetto e gestione energia, e un solo long run a chiudere un quadro ancora incompleto rispetto a chi ha insistito di più sulla distanza.
Lewis Hamilton, invece, ha pagato una pausa lunga: oltre un’ora ai box per un problema che ha portato la vettura sui cavalletti e alla rimozione del fondo, con le inevitabili schermature del garage. Una volta rimesso insieme il programma, l’inglese è tornato a macinare chilometri e ha completato un long run con una C3 prototipo (specifica prodotta nello stabilimento di backup in Turchia). In pista si è visto anche lavoro di caratterizzazione aerodinamica: flow-vis sull’ala anteriore per leggere il comportamento del flusso e confrontare i dati con quanto atteso in simulazione.
Red Bull e Aston Martin rallentate da noie tecniche
La sensazione, più che nei tempi, sta nel ritmo del lavoro: Red Bull non ha avuto una giornata lineare. Isack Hadjar, unico a non dover cedere il volante a metà giornata, ha chiuso con 66 giri, un numero che racconta di un programma leggermente condizionato da problemi tecnici e di una tabella di marcia meno pulita rispetto a chi ha potuto spingere sulla raccolta dati.
Ancora più complicato il pomeriggio della Aston Martin: Lance Stroll ha causato un’interruzione con bandiera rossa dopo che la vettura si è spenta in curva 11, finendo in testacoda. E non è stato l’unico stop: altri guai alla Power Unit hanno limitato il bottino a 26 giri, troppo pochi per poter parlare di giornata utile in senso pieno.
Così a centro gruppo
La top 10 si chiude con una forbice che diventa già significativa: Sainz con Williams, Colapinto su Alpine e Bortoleto con l’Audi R26 registrano tempi che arrivano fino a quasi due secondi dal riferimento di Russell. È la fotografia tipica di questi test, con programmi diversi, carichi diversi, e una classifica che vale più come indicazione di massima di qualcosa trovata nell’arco della giornata che come gerarchia reale.
Cosa ci lascia questo primo giorno
Il primo giorno del T2 in Bahrain non ha stravolto quello che avevamo imparato la scorsa settimana, ma ha chiarito le priorità: c’è chi sta già costruendo la consistenza sul passo - Mercedes e McLaren - chi sta ancora completando la mappa di set-up – leggi Ferrari - e chi ha semplicemente bisogno di rimettere insieme la giornata e tornare a fare giri “puliti”, come Red Bull. Il cronometro, per ora, è un dettaglio, ma qualcosa di più inizieremo a vedere già domani, visto che per alcuni piloti sarà l’ultimo giorno al volante prima delle prove libere di Melbourne. Venerdì, poi, potremo fare qualche valutazione in più sul lato performance, anche se è sempre più evidente che saranno sempre i soliti quattro Top Team a giocarsi la vittoria.
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