Avete presente quando si fa scuola guida e l’istruttore ha i doppi pedali per aiutare il principiante di turno? Ecco, ora pensate alla stessa cosa ma in pista, a 200 all’ora. E senza un umano al vostro fianco. Questo, in poche parole, è il Bosch Track Performance Assist, una sorta di copilota virtuale che, oltre a darti indicazioni su come guidare, ti può anche aiutare attivamente, arrivando perfino a frenare al posto tuo. L’ho provato sulla pista tedesca di Boxberg, mettendomi al volante di un’Aston Martin DB12 (4.0 V8 biturbo, 680 CV e 800 Nm) e devo dire che, dopo le diffidenze iniziali, ho iniziato ad apprezzarlo.
Angelo custode, ma anche coach
Premessa: amo le auto analogiche, mi piace guidare in purezza, senza elettronica. Ma farlo con una vettura da 2, 3 o 400 cavalli è una cosa, mentre passare a potenze molto superiori un’altra. Per questo, non disdegno quegli aiuti che ti consentono di fare bene o male quello che vuoi (ammesso che tu lo sappia effettivamente fare) e che intervengono un po’ come angeli custodi, garantendoti sicurezza.
Ecco, quello sviluppato dalla Bosch è un sistema pensato sia per questo, sia per insegnarti a guidare più forte.
Agisce sulle varie centraline della vettura e, tramite diversi sensori, rileva la tua posizione in pista, la velocità e tantissimi altri parametri: dall’angolo di imbardata a quanto premi sul gas, per trovare sempre la velocità ottimale con cui percorrere una curva. Per farlo utilizza un’intelligenza artificiale che calcola la traiettoria ideale e la confronta con quella dell’auto, cercando di sovrapporle tramite interventi su freni e acceleratore (per ora non è previsto alcun assist di sterzo, ma sarebbe potenzialmente fattibile).
Nella foto, lo schermo mostra il funzionamento del sistema, con il countdown alla staccata e altri parametri. In questo caso era montato su una Mercedes-AMG GT 4 porte
Tutta la pista flat out
Nelle modalità più conservative (ce ne sono otto diverse) puoi anche farti tutto il circuito flat out, col piede affondato sul pedale del gas senza mai alzarlo. Dopo qualche timore iniziale (mi fidavo ciecamente degli ingegneri che l’hanno sviluppato, ma sull’auto c’ero io, non loro) ho provato a non mollare l’acceleratore, lasciando gestire tutto all’elettronica.
Avvicinandoti alle curve, l’auto ti indica con una voce registrata il punto di staccata e, se tu non freni, frena lei per te. Entri in curva (sempre col gas spalancato) e il sistema parzializza l’acceleratore, aumentando la potenza inviata alle ruote posteriori man mano che inizi a riallineare. Sulla carta, dunque, il Track Performance Assist riesce a trovare il grip ottimale in ogni frangente, consentendoti di sfruttare al massimo l’auto.
Riducendo l’intervento dell’elettronica, il punto di staccata viene comunque segnalato e, se “vai lungo”, lui è sempre lì a vegliare su di te. In accelerazione invece è abbastanza permissivo: se percepisce che hai il controllo, ti lascia pure uscire dalle curve di traverso.
Il prodotto è già valido, ma ci sono ancora margini di miglioramento e Bosch non ha ancora deciso quando introdurre questo sistema — di nicchia e riservato unicamente all’uso in pista — sul mercato. Quello che è certo, però, è che questa tecnologia non è fine a sé stessa: il marchio tedesco intende infatti utilizzarla anche per proporre nuove soluzioni destinate alle auto di tutti i giorni.
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