Monopattini elettrici che sfrecciano impunemente sui marciapiedi tra i pedoni, chilometri di piste ciclabili realizzate semplicemente tracciando una striscia sull’asfalto, là dove lo spazio fisicamente non c’è: le grandi città italiane, da Milano a Torino a Roma, stanno vivendo una fase di trasformazione profonda proprio nel momento meno adatto. Molti sindaci, infatti, hanno fatto della mobilità sostenibile una bandiera: posizione condivisibile, ma che - come sottolinea Quattroruote nel numero di novembre - si scontra con un momento storico nel quale l’automobile è tornata ad assumere un ruolo centrale a causa della pandemia. Così, mentre a Milano sono stati realizzati negli scorsi mesi 21 dei 34 chilometri previsti di piste ciclabili, restringendo le corsie adibite al traffico e penalizzando persino quelle destinate ai mezzi pubblici, tutti gli studi rivelano come l’auto sia considerata dalla stragrande maggioranza degli intervistati il mezzo di trasporto preferibile per la protezione che offre nei confronti del rischio di contrarre il coronavirus. Il risultato delle scelte delle amministrazioni comunali si misura, ora, in uno scontento generalizzato che accomuna gli automobilisti, più numerosi e intrappolati in un traffico ancor più caotico, i ciclisti, che non si sentono al sicuro su piste ciclabili disegnate con la sola vernice, i pedoni, minacciati dal dilagare dei monopattini, i conducenti di taxi e mezzi pubblici, esposti a stress crescente e maggiori pericoli. Era quello che si voleva?