Molto aggressiva, ma anche innovativa nella forma e nelle proporzioni, la linea della "612" è di quelle che non si dimenticano: lunga poco meno di cinque metri, con un cofano anteriore lunghissimo, la "Scaglietti" ha l'abitacolo molto arretrato, quasi arroccato sul posteriore. Le ragioni estetiche si fondono perfettamente con quelle dinamiche, ovvero un corretto bilanciamento dei pesi sui due assi e un carico aerodinamico che viene fornito essenzialmente dal flusso d'aria che scorre al di sotto della vettura.

All'avviamento, il dodici cilindri ha una sonorità forse un po' meno accattivante di quel che ci si potrebbe attendere, ma basta sfiorare l'acceleratore per sentirlo cambiare di tonalità. Cinquecentoquaranta cavalli sono tanti, soprattutto su quella che, in definitiva, è una granturismo classica, col motore in posizione anteriore, anche se la sua posizione molto arretrata e lo spostamento al retrotreno del cambio hanno consentito una ripartizione dei pesi che rende questa Ferrari assai vicina a un'auto col motore posteriore centrale. Il risultato è una dinamicità di guida che ha pochi riscontri, a cominciare dalla motricità: i cavalli vanno a terra con grande efficacia e la prova viene dai numeri e, in particolare, da quei 4,3 secondi che servono per arrivare ai 100 orari.

I freni non sono meno entusiasmanti, con una modulabilità quasi da corsa e una fase d'attacco potente, che porta a decelerazioni impressionanti. A mano a mano che la velocità aumenta, invece, lo sterzo acquisisce direzionalità e sensibilità, regalando al pilota la sensazione di sapere esattamente cosa sta succedendo sotto le ruote.

Se sulla pista si può decidere di farle fare quello che si vuole, pure su strada, "giocando" con le qualità del telaio e la grande riserva di cavalli, la "612" sa regalare enormi soddisfazioni: confortevole quanto basta, è velocissima dove i limiti e il buon senso lo consentono. E affascinante come nessun'altra macchina.