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Riforme
Pra verso l’abolizione

Ore convulse in vista del consiglio dei ministri di domani, durante il quale il governo dovrebbe approvare il ddl di riforma della pubblica amministrazione che porta la firma del ministro Marianna Madia, un pacchetto di interventi al cui interno vi è anche la cosiddetta riforma Pra-Motorizzazione.

Nessuna abolizione. Anzi sì. Se fino a ieri sera sembrava che l’ipotesi di abolizione del Pra, di cui pure si era parlato nelle ultime settimane, fosse finita nel nulla, con la riduzione della “manovra” alla creazione di un Archivio (e un documento) unico, ma con il mantenimento del Pubblico registro, dei suoi 2.500 dipendenti e delle sue funzioni di concorso “alla formazione dei dati relativi alla proprietà dei veicolo” (e, implicitamente, delle sue attuali tariffe), oggi il Governo avrebbe decisamente virato verso la soluzione più drastica: abolizione.

Chiudere subito o in tre anni? Fonti governative riferiscono a Quattroruote che “il Pra sarà abolito”. Il nodo da sciogliere, adesso, è il modo con cui si giungerà a questo risultato. Nella partita che si sta giocando tra le anime del governo, infatti, si fronteggiano due diverse impostazioni: da un lato quelli che vorrebbero chiudere tutto e subito, trasferire immediatamente al ministero delle Infrastrutture i dipendenti del Pubblico registro e ridurre le tariffe per gli utenti di una decina di euro a pratica; dall'altro quelli che invece vorrebbero rimandare la soppressione del Pra al 2017 in modo da dare tempo all'Aci di riorganizzarsi e sopravvivere alla perdita del suo storico polmone finanziario. Diluendo nel tempo, pare di capire, sia il taglio delle tariffe sia il trasferimento del personale.

Via all'Archivio unico. E fine del Cdp. In ogni caso, come annunciato ieri da Quattroruote, fin da subito nascerà l'Archivio unico, nel quale confluiranno i dati in possesso del Pra e dell'Archivio nazionale veicoli (Anv) della Motorizzazione civile, e scomparirà il Certificato di proprietà, l'inutile documento che al prezzo di 27 euro serve a dimostrare che la nostra auto è veramente nostra e, quindi, a permetterci di venderla.

Decide Renzi. La partita finirà domani in consiglio dei ministri, quando il premier Matteo Renzi, a cui pare demandata la decisione finale, esprimerà il verdetto e se ne assumerà la responsabilità politica. I soliti bene informati, peraltro, descrivono l'ex sindaco di Firenze determinato a chiudere la partita una volta per tutte.

Mario Rossi

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