Il 2025 si è chiuso senza che nessuna delle due riforme fiscali annunciate dal governo o da alcuni dei suoi massimi esponenti abbia visto la luce. Per il bollo e il superbollo, però, il 2026 potrebbe davvero essere l’anno buono. Vediamo perché e quando potrebbe accadere.
Bollo: una bozza di riforma è già nero su bianco
La riforma messa a punto dal governo la scorsa estate avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2026. E invece qualcosa, nel meccanismo di approvazione dello schema di decreto di cui parlammo lo scorso giugno, si è inceppato. Il Parlamento, infatti, non ha mai ricevuto il necessario parere preliminare della cosiddetta Conferenza unificata, l’organismo in cui lo Stato si confronta con le Regioni e con gli enti locali sulle norme di comune interesse.
Il mancato esame della Conferenza, pur sorprendente, non ha però fatto decadere lo schema di decreto, dato che il governo, nel frattempo, ha chiesto e ottenuto una proroga di un anno alla delega fiscale, che sarebbe scaduta lo scorso agosto, e nel cui perimetro rientra anche la riforma del bollo. Insomma, nel 2026, salvo clamorose retromarce da parte dell’esecutivo, la riforma dovrebbe essere approvata per poi entrare in vigore nel 2027. Non è detto però che corrisponda esattamente al testo licenziato nel giugno del 2025 dal governo, visto che il Parlamento, oltre che la Conferenza unificata, deve ancora dire la sua.
Superbollo: l’abolizione è improbabile
Meno probabile è, invece, la più volte annunciata abolizione del superbollo sulle auto “potenti” con meno di venti anni di età, qualche mese fa derubricata a una meno impegnativa riforma di cui però, anche in questo caso, si sono perse le tracce. Nel 2026, però, qualcosa potrebbe effettivamente accadere proprio in considerazione del fatto che negli ultimi anni la Lega ne ha fatto uno dei propri cavalli di battaglia.
Accantonata, almeno temporaneamente, l’abolizione tout court in considerazione di un buco di oltre 200 milioni di euro all’anno che la sua scomparsa provocherebbe nelle casse dello Stato, è però effettivamente possibile che si approdi a una miniriforma basata, in prima battuta, su un innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta la tassa. L’ipotesi più probabile è che dagli attuali 185 kW si torni agli originari 225 kW previsti dalla prima versione della norma introdotta dal governo Berlusconi nel 2011. Si vedrà.
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