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Cronaca

Sassi dai cavalcavia, la follia si ripete: cosa fare subito se succede

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Non sono bravate e possono uccidere. Il lancio di sassi dai cavalcavia è una pratica criminale che in Italia ha già provocato morti, feriti gravi e condanne pesantissime. L’ultimo episodio è avvenuto la sera del 7 maggio a Vezzano, sulla Gardesana, dove tre auto sono state colpite mentre viaggiavano di notte. Un rischio che ogni automobilista dovrebbe conoscere: cosa è successo, i precedenti più gravi e come tutelarsi dopo l’impatto.

L’episodio più recente 

All’altezza di un cavalcavia nei pressi di un ristorante‑pizzeria è scattato l’agguato: due vetture viaggiavano verso Vigolo Baselga, la terza in direzione delle Sarche. Il bilancio è di danni ai veicoli e schegge di vetro sul volto di un automobilista, che non ha riportato ferite gravi.

Uno dei conducenti è riuscito a intravedere sul cavalcavia alcuni giovani: immediata la chiamata ai Carabinieri che, arrivati poco dopo, hanno perlustrato la zona e avviato le ricerche dei responsabili. In quel punto non sono presenti telecamere, ma nei pressi del cavalcavia sono state rinvenute alcune pietre.

40 anni di follia

Tutti gli episodi che riguardano il lancio di sassi dal cavalcavia sono gravissimi. Alcuni, però, hanno suscitato più indignazione e clamore di altri.

  • 22 aprile 1986: vittima la piccola Maria Jlenia Landriani, di due mesi e mezzo. Dormiva in braccio alla madre quando venne colpita da un masso lasciato cadere dal cavalcavia della provinciale Milano‑Lentate.
  • 13 febbraio 1991: persero la vita sull’autostrada del Brennero i coniugi Domenico Fornale, 70 anni, e Rosa Perena, 69.
  • 29 dicembre 1993: Monica Zanzotti, 25 anni, fu uccisa da un macigno di 12 kg che colpì la sua vettura sulla A22. I responsabili, tre ventenni, furono identificati e condannati.
  • 27 dicembre 1996: alle 23.30 Maria Letizia Berdini perse la vita sulla Torino‑Piacenza. Era in auto con il marito, in viaggio di nozze verso Parigi.
  • 1 giugno 2002: in Campania morì Rosa Miscioscia, 48 anni, dopo essere stata colpita da un oggetto metallico.
  • 13 agosto 2005: vicino Cassino, in provincia di Frosinone, un masso di 40 kg lanciato da un cavalcavia sull’autostrada Roma‑Napoli uccise un uomo e ferì sei persone.

I precedenti del 2026

  • 8 marzo - Bolzano: una pietra ha colpito una vettura lungo la Mebo, all’altezza di Terlano, frantumando il parabrezza e causando due feriti lievi.
  • 10 marzo - Autostrada A4 (Novara): alcuni mezzi pesanti diretti verso Milano sono stati bersagliati da pietre all’altezza del km 85. Le indagini hanno chiarito che i lanci provenivano lateralmente dalla carreggiata e non da un cavalcavia.
  • 14 marzo - Usmate Velate (MB): tre ragazzi di 13 anni sono stati fermati dai Carabinieri dopo essere stati sorpresi a lanciare sassi da un ponte ferroviario verso binari e strade adiacenti. Almeno un automobilista ha riportato la rottura del parabrezza.
  • 14 aprile 2026 - Foggia: fa storia a sé l’episodio avvenuto durante alcune proteste degli autotrasportatori, con lanci di sassi e oggetti contundenti dai cavalcavia che hanno danneggiato decine di bus e autocarri. In questo caso si è trattato di un contesto di guerriglia urbana o protesta sindacale.

Sassi dai cavalcavia, la follia si ripete: cosa fare subito se succede

Se ti succede mentre guidi: cosa fare subito dopo l’impatto

1) Se sei ferito, chiama immediatamente i soccorsi. Anche lesioni apparentemente lievi, come tagli da schegge di vetro o contusioni, devono essere valutate da un medico. Fermati in un luogo sicuro ed evita di ripartire senza assistenza sanitaria. Referti del pronto soccorso, certificazioni mediche e fotografie sono fondamentali per dimostrare il nesso tra l’evento e il danno fisico, e per ottenere il risarcimento.

2) Non fermarti mai sotto il cavalcavia. Dopo l’impatto la priorità è allontanarsi dalla zona di pericolo e raggiungere una piazzola, un’area di servizio o comunque un punto sicuro. Fermarsi subito sotto il ponte espone al rischio di ulteriori lanci.

3) Chiama le Forze dell’ordine. Se intervengono e constatano il danno, gli accertamenti aiutano a provare l’evento. Gli autori restano spesso sconosciuti; se identificati, nella maggior parte dei casi si tratta di minori, con possibilità di rivalersi civilmente sulle famiglie. Il gestore della strada non è di norma responsabile, salvo mancate misure di sicurezza in aree già note per episodi simili.

4) Se puoi, documenta subito l’accaduto. Fotografa i danni all’auto, i vetri infranti, eventuali sassi sull’asfalto e il cavalcavia. Utili anche le testimonianze di altri automobilisti coinvolti o presenti sul posto.

5) Avvisa tempestivamente la compagnia assicurativa. Una polizza facoltativa Atti vandalici consente di ottenere il rimborso dei danni nei limiti di massimali, franchigie e scoperti. È indispensabile denunciare il sinistro nei termini contrattuali, allegando verbale delle Forze dell’ordine, fotografie e preventivi di riparazione.

6) In assenza di copertura Atti vandalici, la sola RCA non dà diritto al risarcimento. Conviene comunque raccogliere ogni elemento utile, nella speranza di risalire ai responsabili e attivare un’azione civile.

7) Se l’auto è inutilizzabile, conserva tutte le ricevute. Spese per carro attrezzi, auto sostitutiva o trasporti alternativi possono essere richieste a rimborso.

8) Le immagini di una dashcam possono fare la differenza. I filmati aiutano a ricostruire la dinamica dell’evento e possono risultare preziosi sia per le indagini sia per la compagnia assicurativa.

9) In presenza di tratti già noti per episodi simili, valuta un supporto legale. Un avvocato può esaminare eventuali profili di responsabilità del gestore della strada, soprattutto se mancano protezioni o sistemi di sorveglianza.

10) Nei casi più gravi, è possibile chiedere il risarcimento dei danni psicologici. Stati d’ansia persistenti o paura alla guida possono essere riconosciuti come danno non patrimoniale, purché supportati da certificazioni mediche specialistiche che attestino il nesso di causalità.

Cosa rischiano i colpevoli?

Nel caso di maggiorenni, la giurisprudenza italiana ha consolidato l’orientamento secondo cui il lancio di sassi da un cavalcavia può configurare il reato di omicidio volontario con dolo eventuale: chi compie il gesto è consapevole che l’impatto con un veicolo in velocità può provocare la morte degli occupanti.

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