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Alfa Romeo
Buon compleanno Giulia!

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Il 27 giugno del 1962 l’Alfa Romeo svelava, sul circuito di Monza, la sua nuova berlina: la Giulia. Veloce, caratterizzata da quel comportamento dinamico che tradizionalmente distingueva le auto del Biscione, la Giulia scrisse un'importante pagina nella storia dell'automobilismo italiano. Ripercorriamone assieme le tappe principali.  

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Sono passati 60 anni e oltre 700 numeri di Quattroruote da quando la Giulia fece il suo debutto in società, ma le sue qualità e la sua importanza nello sviluppo economico e industriale dell’Alfa Romeo costituiscono ancora oggi un esempio importante di come la ricerca dell’innovazione sia il traino più forte per una sana e duratura crescita di una Casa automobilistica. Nel 1962, c'era già il culto per l'Alfa Romeo da parte di tanti appassionati, amanti dell'estetica e delle doti di guida delle auto del Biscione. Serviva, però, un cambio di passo, un’auto più moderna, che potesse in breve tempo alimentare la produzione del neonato stabilimento di Arese. Dopo la Giulietta, l’Alfa Romeo stava definitivamente lanciandosi nella produzione automobilistica su larga scala e, grazie alla lungimiranza dei suoi progettisti, la Giulia si rivelò il cavallo vincente.

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Guardare avanti. Lo sviluppo della Giulia aveva preso il via nel 1959, per andare a sostituire la Giulietta (in produzione dal 1955), da cui avrebbe dovuto ereditare parte della meccanica: ma ben poco, alla fine della progettazione, sarebbe rimasto in comune fra le due auto. La Giulia era un’auto più grande e spaziosa della sorellina (che concluse la sua carriera nel 1965), ma, soprattutto, adottava soluzioni tecniche futuristiche per l’epoca, a partire proprio da quelle forme così squadrate che non furono immediatamente apprezzate dalla stampa specializzata. Per la prima volta, infatti, alla matita del designer si era unito un intenso lavoro in galleria del vento, un qualcosa di unico per una berlina dell’epoca, che permise alla Giulia di ottenere un Cx di soli 0,34. La sezione ridotta del frontale, l’inclinazione del parabrezza, le fiancate piatte e pulite e l’iconica coda tronca: tutto concorreva al raggiungimento di quel Cx, essenziale per porre alla Giulia al vertice della categoria per rapporto fra prestazioni e consumi. I 176 km/h di velocità massima rilevati nella prima prova su strada di Quattroruote e i voti 10, 9 e 10 alle voci "velocità massima", "ripresa" e "marcia in salita" ne sono la perfetta testimonianza, a scapito, solamente, del confort di marcia, valutato con la sufficienza dai nostri colleghi dell’epoca.

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La prima serie. Ma le grandi novità della Giulia non finivano qui: la nuova berlina del Biscione fu, infatti, tra le prime auto a montare una scocca a deformazione differenziata, con una cellula abitativa rigida e una parte frontale progettata per assorbire l’energia in caso di urto. I primi grandi passi, insomma, alla ricerca della sicurezza passiva come la conosciamo noi oggi, sebbene ancora abbinata a tecnologie più vetuste, come la presenza, al lancio, di un impianto frenante a tamburo per entrambe gli assi, molto meno efficiente dei dischi (sistema che la Giulia adottò solo a partire dall’agosto 1963) e il cambio manuale al volante, molto meno manovrabile della tradizionale leva a pavimento (disponibile dal 1964). Dentro il cofano, la prima Giulia (in allestimento TI, "Turismo Internazionale") montava il 4 cilindri di 1.6 litri da 92 CV abbinato alla trasmissione manuale a cinque rapporti, successivamente aggiornato fino a raggiungere, nel 1969, i 102 CV di potenza massima. Dal 1964 entrò a listino la versione d’accesso 1300 da 78 CV: inizialmente offerta in un unico allestimento molto spartano - l’auto era priva dei fari di profondità, della luce di retromarcia e del servofreno - non riscosse il successo sperato e fu presto affiancata da versioni più ricche come la 1300 TI, dotata del cambio a cinque marce della 1600 e d'interni meglio rifiniti.

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Un successo da mezzo milione. Con le vendite a gonfie vele e numerose versioni derivate - prime fra tutte le famose coupé GT e GTA e la Duetto - la carriera della Giulia berlina si protrasse anche per buona parte degli Anni 70: con i restyling del 1972 e 1974 venne semplificata la gamma a due sole versioni più accessoriate, la 1300 Super (da 89 CV) e la 1600 Super (da 102 CV), e arrivarono diverse modifiche estetiche al frontale, ai paraurti e ai fanali. La Giulia fu anche la prima Alfa Romeo a montare un motore diesel, un quattro cilindri da 1760 cc per 52 CV, interamente realizzato in ghisa. Pensata per rispondere alla crisi petrolifera della metà degli Anni 70, la Giulia a gasolio fu poco apprezzata e le vendite non superarono le 6.500 unità. Una piccolissima parte, considerando il successo che ebbe la Giulia che, in 15 anni di carriera, venne prodotta in oltre 572 mila esemplari. Dalle gazzelle della polizia alle apparizioni nel cinema, per oltre un ventennio la berlina del Biscione ha rappresentato, sempre a testa alta, il meglio dell’industria automobilistica italiana, e il suo nome è arrivato fino ai giorni nostri, diventando, nel 2015, la nuova icona del rilancio Alfa Romeo.  

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